Pensione con 15 anni di contributi, quando conviene?
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9 Lug 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Pensione con 15 anni di contributi, quando conviene?

Deroga Amato, Opzione Dini, Ape: quando è possibile e risulta conveniente anticipare la pensione.

 

Ho quasi 15 anni di contributi anteriori al 1992 e quasi 20 anni di versamenti totali; tra un anno e mezzo raggiungo l’età pensionabile: posso pensionarmi con la Deroga Amato o con l’Opzione Dini?

 

Per poter accedere alla Legge Amato, che dà la possibilità di raggiungere la pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi, senza alcuna penalizzazione, sono necessarie 780 settimane al 31 dicembre 1992; la Deroga è anche fruibile da chi possiede un’autorizzazione al versamento dei contributi volontari anteriore 31 dicembre 1992, oppure da chi possiede 15 anni di contributi, 25 anni di anzianità contributiva e 10 anni lavorati discontinuamente.

Il lettore potrebbe, pertanto, eventualmente fruire della Legge Amato con la seconda deroga, se possiede un’autorizzazione al versamento dei contributi volontari anteriore 31 dicembre 1992, oppure della terza deroga, se possiede:

 

– oltre 15 anni di contributi da lavoro dipendente (se la contribuzione versata deriva da lavoro subordinato, soddisfa sicuramente il predetto requisito);

– oltre 25 anni di anzianità contributiva (requisito che sicuramente possiede, in quanto risulta un’anzianità di quasi 15 anni anteriore al 31 dicembre 1992) ;

– almeno 10 anni lavorati non interamente (cioè per i quali non risultano lavorate tutte le 52 settimane).

 

Il lettore, invece, non potrebbe fruire della prima Deroga Amato, in quanto è necessaria la presenza di 15 anni di contributi, cioè di 780 settimane, collocati prima del 31 dicembre 1992: se manca anche una sola settimana non si può accedere al beneficio.

 

 

Deroga Amato: convenienza limitata per chi ha quasi 20 anni di contributi

Ad ogni modo, per chi è vicino alle 1040 settimane di versamenti, cioè a 20 anni di contributi (ordinario requisito per la pensione di vecchiaia), la Deroga Amato perde il suo “appeal”: l’unico vantaggio che comporta, difatti, è lo “sconto contributivo”, pari a 15 anni di contribuzione anziché 20. Per chi è vicino a 20 anni, pertanto, l’anticipo è quasi nullo.

Con la Deroga Amato, difatti, come chiarito da una recente circolare Inps [1] l’età per la vecchiaia non può essere anticipata, ma è necessario, secondo gli ultimi adeguamenti alla speranza di vita, attendere il compimento di 66 anni e 7 mesi (per gli uomini e le dipendenti pubbliche; per le dipendenti del settore privato il requisito è di 65 anni e 7 mesi, e per le lavoratrici autonome è di 66 anni e 1 mese).

 

 

Ape e Deroga Amato

L’età richiesta potrebbe essere più bassa solo se la normativa Ape, la nuova pensione anticipata, ancora non operativa, consentisse di accedere all’anticipo anche ai beneficiari della Deroga. Ad ogni modo, dato che, con tutta probabilità, la normativa entrerà in vigore nel gennaio 2017, per quella data il lettore otterrebbe comunque i 20 anni di contributi richiesti e potrebbe accedere all’Ape nel modo ordinario (ma con una decurtazione della pensione, pari a circa il 2% annuo, in base alle ultime notizie emerse).

 

 

Opzione Dini

È, invece, assolutamente da sconsigliare l’Opzione Dini, o Opzione Contributiva: si tratta della possibilità di raggiungere la pensione di vecchiaia (con l’ordinaria età pensionabile, senza sconti), con 15 anni di contributi, in cambio del ricalcolo contributivo del trattamento. L’Opzione Dini non è molto appetibile, innanzitutto perché, anche se bastano 15 anni di contributi per la pensione, è comunque necessario il compimento dell’età per il trattamento di vecchiaia. Secondariamente, l’Opzione comporta il calcolo contributivo dell’intera pensione, con penalizzazioni che possono arrivare anche a toccare il 30%, rispetto alla quota calcolata col retributivo, senza integrazioni al minimo.

Inoltre, l’Opzione può essere richiesta solo da chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 ed almeno 5 anni versati dal 1996 in poi.


[1] Inps Circ. 16/2013.

 


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