Diffamazione: offese lecite se il destinatario non è identificabile
Lo sai che?
10 Giu 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Diffamazione: offese lecite se il destinatario non è identificabile

Il reato di diffamazione sussiste solo se l’offesa è indirizzata a un soggetto determinato o comunque determinabile in base a elementi che facciano ben comprendere di chi si parla.

 

La diffamazione scatta solo se il destinatario dell’offesa è identificabile, il che significa che bisogna che sia specificato il suo nome e cognome oppure, in assenza di questi, che esso sia facilmente identificabile in base ad elementi che facciano ben comprendere di chi si parla. Di conseguenza non si può parlare di diffamazione se il soggetto offeso non è determinato, come nel caso di un gruppo di persone (ad esempio, “i veneti sono un popolo di ubriaconi”). A ricordarlo è la Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

 

 

La diffamazione nei confronti di un gruppo di persone

Il reato di diffamazione non deve essere necessariamente indirizzato a una persona fisica, ben potendo riguardare una persona giuridica come una fondazione, un’associazione, una società o un altro sodalizio. In sostanza il soggetto può considerarsi offeso nella misura in cui sia identificabile un onore o un decoro collettivo quale bene morale di tutti gli associati o membri considerati come “unitaria entità” capace di percepire l’offesa. Secondo la Cassazione [2], infatti, esiste un onore sociale, collettivo quale bene morale di tutti i soci, associati, componenti, membri intesi come un soggetto unico allargato in grado naturalmente di percepire l’offesa.

Tuttavia è anche vero che, in questi casi, è necessario che le offese si riverberino sui singoli componenti del gruppo, offendendone la personale dignità (i soci della società). Infatti il reato di diffamazione è costituito dall’offesa alla reputazione di una persona determinata e non scatta, quindi, quando vengono pronunciate o scritte frasi offensive nei confronti di una o più persone appartenenti a una categoria anche limitata, se le persone cui le fasi si riferiscono non sono individuabili [3].

 

Pertanto, l’offesa al gruppo di persone può essere punita come diffamazione solo se i componenti del gruppo sono facilmente identificabili e individuabili (ad esempio: con una visura alla camera di commercio chiunque può sapere chi sono i soci di una associazione o di una società); al contrario se l’indicazione è estremamente generica, non c’è alcun illecito penale.

 

La conseguenza è che, ad esempio, tutte le offese fatte in riferimento al popolo di una determinata provenienza geografica non hanno natura penale.

Nel caso di specie era stato detto che “i veneti sono ubriaconi alcolizzati”. Tale affermazione – motiva la sentenza – non può integrare il reato di diffamazione per due ragioni:

  • il riferimento al veneto non è di per sé in grado di identificare uno o più soggetti determinati o determinabili a cui l’offesa sarebbe destinata: l’indicazione è troppo generica e, a seguito di essa, nessuno, nello specifico, può sentirsi offeso in prima persona;
  • il reato scatta solo se l’offesa è connotata da un disprezzo razziale o per motivi di odio nei confronti di un soggetto e che quindi va a toccare la qualità personale del soggetto. Differentemente i luoghi comuni che connotano un comportamento comune (come quello di essere dediti all’alcool) non determina una discriminazione e, quindi, non fa scattare il reato.

La sentenza

LA MASSIMA

Non integra il reato di diffamazione l’affermazione offensiva, caratterizzata da preconcetti e luoghi comuni, che non consenta l’individuazione specifica ovvero riferimenti inequivoci a circostanze e fatti di notoria conoscenza attribuibili a un determinato individuo, giacchè il soggetto passivo del reato deve essere individuabile, in termini di affidabile certezza, dalla stessa prospettazione oggettiva dell’offesa, quale si desume anche dal contesto in cui è inserita. Tale criterio non è surrogabile con intuizioni o con soggettive congetture che possano insorgere in chi, per sua scienza diretta, può essere consapevole, di fronte alla genericità di un’accusa denigratoria, di poter essere uno dei destinatari.

 

 

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 23 febbraio – 9 giugno 2016, n. 24065
Presidente Palla – Relatore Miccoli

Ritenuto in fatto

1. Con decreto del 20 luglio 2015, il Giudice per le indagini preliminari di Verona, decidendo sull’opposizione proposta da G.C., M.B., L.M. e G.R., ha disposto l’archiviazione del procedimento penale a carico di O.T., indagato per il reato di diffamazione.
2. Hanno proposto ricorso per cassazione i difensori (muniti di procura speciale) dei suddetti soggetti

Mostra tutto

[1] Cass. sent. n. 24065/2016.

[2] Cass. sent. n. 12744/1998.

[3] Cass. sent. n. 51096/2014.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti