Karaoke: i diritti d’autore si pagano sulla musica e sui testi
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10 Giu 2016
 
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Karaoke: i diritti d’autore si pagano sulla musica e sui testi

Per il Karaoke si paga due volte la Siae: infatti anche lo scorrimento dei testi sul video del karaoke comporta l’obbligo di versare i diritti d’autore.

 

Chi organizza una serata con karaoke deve pagare due volte i diritti d’autore alla Siae: una prima per la diffusione della musica, una seconda per lo scorrimento dei testi della canzone sul video della televisione o del computer. E questo a prescindere dalle finalità di profitto. A ricordarlo è la Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

Essersi messi in regola solo per l’esecuzione della parte musicale non è sufficiente. Occorre chiedere al titolare dei diritti d’autore, che spesso sono le grandi case di distribuzione dei prodotti di intrattenimento (musica, film, videogiochi), il permesso di riprodurre i testi delle canzoni, anche se solo per pochi minuti, e pagare le relative royalties.

 

La questione – che, nel caso di specie, ha visto coinvolta e condannata la Rai per due trasmissioni televisive (“Furore” e “Superfurore”) durante le quali venivano mandate in onda delle gare di karaoke – si può porre per chiunque organizzi serate in locali pubblici o privati.

Secondo la Cassazione, infatti, la proiezione sullo schermo televisivo del testo di canzoni, contemporaneamente all’esecuzione in studio dei brani musicali nell’ambito di trasmissioni che eseguono lo schema del cosiddetto “karaoke”, costituisce “atto di riproduzione che necessita dell’autorizzazione dell’autore, indipendentemente dalle finalità di profitto”. Il karaoke presuppone infatti la registrazione, anche transitoria, del testo su un supporto, qualunque esso sia; né il diritto di riproduzione del testo può ritenersi compreso nel diritto di rappresentazione, esecuzione, radiodiffusione del brano musicale per il quale l’autorizzazione sia stata eventualmente rilasciata, trattandosi di diritti separati, tanto più nel caso di canzoni, per le quali la legge distingue tra compositore della musica e paroliere.

 

La visualizzazione sullo schermo della parte grafica di un’opera, rappresentata dallo spartito musicale o il testo letterario costituisce una vera e propria riproduzione e non una rappresentazione o esecuzione dell’opera; in tal modo, infatti, sebbene per pochi minuti o secondi, viene fissata, su un supporto materiale (lo schermo della tv o del computer) una parte dell’opera.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 14 aprile – 9 giugno 2016, n. 11873
Presidente Campanile – Relatore Lamorgese

Svolgimento del processo

Con atto di citazione notificato il 14 febbraio 2000, le società Emi Music Publishing Italia ed Emi Songs Edizioni Musicali hanno convenuto in giudizio la Rai Radiotelevisione Italiana, per l’accertamento della violazione dei diritti esclusivi di utilizzazione economica di opere musicali, di cui erano cessionarie e titolari, a causa della illecita diffusione e riproduzione dei relativi
testi letterari, mediante scorrimento visuale sullo schermo, nel corso delle trasmissioni televisive “Furore” e “Superfurore”, andate in onda su Raidue, che seguivano lo schema del cosiddetto “Karaoke”, con domanda di tutela risarcitoria per i danni.
Il Tribunale di Roma, nel contraddittorio con la Rai, ha rigettato le domande.
La Corte d’appello di Roma, con sentenza 5 maggio 2008, ha rigettato il gravame delle società. La Corte ha ritenuto che non fosse definibile come riproduzione del testo la semplice visualizzazione mediante scorrimento delle parole di una canzone, in sincronia con la musica e l’interpretazione dei brani musicali da parte degli ospiti della trasmissione. Infatti, nel concetto di riproduzione sarebbe

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[1] Cass. sent. n. 11873/2016 del 9.06.2016.

 


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