Le raccomandate con posta privata non fanno piena prova
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12 Giu 2016
 
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Le raccomandate con posta privata non fanno piena prova

Il corriere o il servizio di posta privata non ha, come dipendenti, pubblici ufficiali: pertanto non può garantire la piena prova degli avvisi di ricevimento delle raccomandate o delle notifiche di atti giudiziari.

 

Una notifica fatta con l’addetto di una posta privata non ha lo stesso valore di quella fatta con il postino di Poste Italiane: solo quest’ultimo, infatti, è un pubblico ufficiale e, in quanto tale, in grado di attestare, con valore di “piena prova”, la consegna della lettera e la relativa data. Insomma, solo le dichiarazioni riportate nell’avviso di ricevimento della raccomandata di Poste Italiane sono assistite da quella che si chiama “pubblica fede”, una prova cioè privilegiata, che non può essere contestata dal destinatario della raccomandata se non con un particolare procedimento detto “querela di falso”.

 

Risultato: chi utilizza un corriere o un altro sistema di posta privata non ha una prova granitica circa la “data certa” e le modalità di consegna della busta spedita.

 

È questo l’importante principio uscito dalla Commissione Tributaria di Bari [1] lo scorso 10 maggio: una sentenza che rischia di vanificare tutto il sistema di spedizione tramite raccomandate a.r. dei servizi di poste private.

 

Solo le notifiche fatte dal postino tradizionale – quello cioè dipendente di Poste Italiane – hanno la stessa efficacia di quelle fatte dall’ufficiale giudiziario del tribunale; le sue dichiarazioni circa le modalità e tempi della consegna della raccomandata hanno il valore di una prova privilegiata (al pari di quella di qualsiasi altro pubblico ufficiale, come ad esempio un notaio) e valgono anche se la controparte le contesta (si pensi alla firma di una raccomandata che il destinatario assume non essere la propria). L’unico modo per togliere il valore di prova all’avviso di ricevimento di una raccomandata è di proporre una querela di falso, procedimento particolarmente complesso e lungo.

 

Lo stesso valore di prova non l’hanno invece le notifiche effettuate dal dipendente di una società che svolge un servizio di posta privato, il quale non è un pubblico ufficiale e, pertanto, non può attribuire alle sue dichiarazioni di consegna della busta alcun valore di prova privilegiata: egli, in particolare, non è in grado di attestare la data di spedizione di una raccomandata, di un ricorso tributario, e non può certificare se l’impugnazione di un provvedimento fiscale sia stata proposta nei termini di legge.

 

Secondo i giudici tributari, l’attestazione dell’Agente di Poste Italiane Spa, in quanto ufficiale postale affidatario del servizio universale per esigenze di ordine pubblico, fa piena fede e non può essere sostituita da quella di agenti postali del servizio privato, perché quest’ultimi sono soggetti privati e non rivestono, a differenza dei primi, la qualità di pubblici ufficiali. Agli atti da loro redatti non può essere riconosciuta “nessuna presunzione di veridicità”.

 

La sentenza incalza affermando che “le attestazioni provenienti dall’incaricato di un operatore privato non sono idonee a certificare l’effettiva data di consegna del plico per la conseguente spedizione”. E non costituiscono prova idonea per accertare se sia stato rispettato o meno il termine di decadenza per proporre ricorso.

 

In definitiva, tutte le volte in cui la legge richiede, l’esecuzione di una notificazione, la raccomandata con avviso di ricevimento essa fa esclusivo riferimento al cosiddetto servizio postale universale fornito da Poste Italiane su tutto il territorio nazionale. Pertanto, in questi casi, è meglio che l’adempimento sia affidato alle Poste Italiane e non a un’agenzia privata di recapito.

 

Questo principio, se confermato, potrebbe comportare implicazioni particolarmente rilevanti nella vita di tutti i giorni, anche in ambito stragiudiziale. Sono numerosi, infatti, i casi in cui la legge richiede espressamente, ai fini della prova, la raccomandata a.r. (si pensi, ad esempio, in materia di affitto).


[1] CTR Bari, sent. n. 1150 del 10.05.2016.

 


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Commenti
7 Nov 2016 Alessandra Solina

Potrei sapere come è andata a finire? è stato apprato?
le poste italiane hanno il monopolio delle giacenze e ricevute i ritorno?