Rendita diretta per inabilità permanente
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23 Lug 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Rendita diretta per inabilità permanente

Indennità Inail per inabilità permanente assoluta e parziale: chi ne ha diritto, come si calcola, come si richiede, quando viene pagata.

 

Il lavoratore, come conseguenza di un infortunio o di una malattia professionale, può riportare un’inabilità, cioè una riduzione della capacità lavorativa. L’inabilità può essere temporanea, quando la sua durata è limitata, o permanente. L’inabilità permanente può essere:

 

assoluta, se il dipendente perde completamente e per tutta la vita l’attitudine al lavoro;

parziale, se la capacità lavorativa, pur diminuendo per tutta la vita, si perde soltanto in parte.

 

La rendita per inabilità permanente viene corrisposta se la capacità lavorativa è ridotta in misura superiore al 10% ed è rapportata al grado di inabilità; viene corrisposta a partire dalla cessazione dell’indennità di inabilità temporanea assoluta. In certi casi è comunque corrisposta direttamente l’indennità permanente, quando l’Inail è in grado di determinare da subito il grado di invalidità definitivo: in questo caso viene liquidata una rendita provvisoria, che successivamente è sostituita dalla rendita definitiva.

La rendita per inabilità permanente non deve essere confusa con l’indennizzo per danno biologico corrisposto, sempre dall’Inail, in forma di rendita: in questo caso, la prestazione è conseguente al danno alla persona nella sua totalità. Si considera, quindi, la menomazione all’integrità psico-fisica dell’assicurato, che si riflette su tutte le sue attività e capacità, compresa quella lavorativa generica, inscindibile dalle altre.

L’indennizzo è corrisposto in forma di rendita se il grado di invalidità è superiore al 16% ed in capitale se fra il 6 ed il 16%.

 

 

Riduzione della capacità lavorativa

L’entità della riduzione dell’attitudine lavorativa varia a seconda della tipologia di inabilità permanente:

 

inabilità tabellata: si tratta di una riduzione della capacità lavorativa specificamente prevista da apposite tabelle; le percentuali tabellate sono tassative e non possono subire riduzioni, ma è possibile che aumentino a causa di condizioni oggettive che ampliano l’entità del danno;

perdita assoluta della funzionalità di arti o organi o di parte di essi: in questo caso la perdita della funzionalità è equiparata alla perdita anatomica;

perdita parziale della funzione degli arti, degli organi o di parte di essi: in quest’ipotesi, la riduzione della capacità lavorativa è quantificata secondo la percentuale di inabilità stabilita per la perdita totale, ma in proporzione al valore lavorativo della funzione perduta;

perdita di più arti, organi o di più parti di essi: in questo caso, se si tratta di più invalidità non tabellate, la riduzione della capacità lavorativa va quantificata di volta in volta, secondo la sua reale diminuzione.

 

 

Calcolo della rendita

La rendita diretta per inabilità permanente è calcolata secondo la retribuzione effettiva corrisposta al dipendente nei 12 mesi antecedenti l’infortunio o la malattia professionale.

Se nel periodo l’assicurato non ha lavorato con continuità, o, ha prestato la propria opera presso più datori e non è possibile determinare il totale delle retribuzioni percepite, la retribuzione annua è pari a 300 volte quella giornaliera.

In ogni caso, la retribuzione annua:

non può superare 300 volte la retribuzione media giornaliera aumentata del 30%;

– non può risultare inferiore a 300 volte la retribuzione media giornaliera diminuita del 30%.

 

Le modalità di calcolo della retribuzione media giornaliera sono differenti, a seconda del tipo di paga adottato:

 

– se la paga è oraria, bisogna prima calcolare il guadagno medio orario, dividendo lo stipendio percepito nei 15 giorni precedenti l’infortunio (o la malattia) per il corrispondente numero di ore di lavoro ordinario svolto; il guadagno medio orario, moltiplicato per il normale orario settimanale e diviso per 6, dà la retribuzione media giornaliera;

 

– se la retribuzione è mensilizzata, la retribuzione media giornaliera si ottiene dividendo lo stipendio del mese precedente l’evento per 25.

 

L’importo viene però aumentato degli eventuali altri compensi corrisposti dal datore di lavoro, tra i quali vi sono:

 

– lavoro straordinario;

ferie, festività, tredicesima e quattordicesima, riposi compensativi, permessi retribuiti, etc.;

compensi aggiuntivi, come indennità, maggiorazioni per festività, rimborso spese non documentate, etc.

 

Se per il lavoratore assicurato sono stabilite delle retribuzioni convenzionali, l’indennità si calcola sulla base di tali retribuzioni.

 

 

Pagamento della rendita

Il pagamento della rendita, stabilito a rate posticipate mensili, può essere effettuato:

 

– presso gli uffici postali in contanti allo sportello, con accredito in un conto corrente postale o su un libretto di risparmio;

– presso le banche convenzionate in contanti allo sportello, con accredito in conto corrente postale, con assegno circolare o su un libretto di risparmio;

– tramite una banca convenzionata, per i titolari di rendita che riscuotono all’estero.

 

Come già avviene per le pensioni Inps, dal 1º giugno 2015 la rendita è pagata il primo giorno del mese, o il giorno successivo se questo è festivo (ad eccezione del mese di gennaio 2016 in cui il pagamento avviene il secondo giorno bancabile). Dal 2017 i pagamenti saranno effettuati il secondo giorno bancabile di ciascun mese.

 

 

Revisione della rendita

L’ammontare della rendita può variare se aumenta o diminuisce la riduzione della capacità lavorativa: se le condizioni dell’assicurato peggiorano, però, perché sia disposto l’aumento della rendita l’aggravamento deve derivare dall’evento dannoso che ha dato luogo alla liquidazione della prestazione.

La verifica delle condizioni fisiche del lavoratore può avvenire su domanda dello stesso o dell’Inail. Le visite di revisione devono essere effettuate entro:

 

– 10 anni dalla data di costituzione della rendita, in caso di infortunio sul lavoro (ogni anno nei primi 4 anni e, successivamente, ogni 3 anni);

– 15 anni dalla data di costituzione della rendita, in caso di malattia professionale.

 

Se inizialmente non sono riconosciute conseguenze indennizzabili (dall’11% in su) e successivamente viene accertata una percentuale indennizzabile, l’assicurato può chiedere la rendita entro i termini di revisione.

Se, al contrario, è accertato il recupero della capacità lavorativa nei limiti del minimo indennizzabile, la rendita è soppressa.


 


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Commenti
29 Lug 2016 Alberto Raccanelli

E’ possibile avere una specifica delle modalità di calcolo di una rendita inail per invalidità permanente superiore al 16%. Non una semplice descrizione “il calcolo tiene conto di questo e di quello” ma una effettiva istruzione operativa con tabelle e magari esempi? Magari l’indicazione di un testo?