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Lo sai che? Pubblicato il 12 giugno 2016

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Lo sai che? Antenna satellitare: chi disturba il segnale è condannato

> Lo sai che? Pubblicato il 12 giugno 2016

La Costituzione tutela il diritto di tutti di guardare la televisione e, quindi, l’antenna satellitare: chi interferisce con il segnale deve risarcire il danno al proprietario della parabola.

La nostra Costituzione, nel prevedere il diritto di ogni cittadino all’informazione, finisce per riconoscere anche il diritto a guardare la televisione e, quindi, a godere di un segnale dell’antenna chiaro e indisturbato. Chi lede questo diritto, viola la nostra carta fondamentale e, quindi, è tenuto a risarcire tanto il danno patrimoniale quanto quello morale. È questa l’importante conclusione a cui è pervenuta la Cassazione venerdì scorso [1]. Una sentenza al passo coi tempi, che attualizza i principi della nostra Costituzione alle nuove tecnologie. Volendo proseguire nel ragionamento e fare un ulteriore passo in avanti – che, però, nel caso di specie non è stato richiesto ai supremi giudici – si potrebbe anche dire che la connessione a internet è un diritto costituzionale, in quanto diretta estensione del diritto di ciascun utente di informarsi dal web.

Nella sentenza in commento, la Corte riconosce la possibilità, a ciascun cittadino, di agire innanzi al giudice in caso di violazione, da parte di terzi, del suo diritto all’indisturbato godimento del servizio televisivo satellitare. Già in passato la stessa Cassazione aveva affermato, in relazione al diritto all’installazione di antenne per apparecchi radiofonici appartenenti ai proprietari di appartamenti in condominio, che tale diritto attribuisce a detti soggetti un diritto all’installazione e alla manutenzione degli impianti [2]. In particolare, la legge [3] riconosce ad ogni occupante, sia esso proprietario dell’immobile o semplice inquilino, il diritto di appoggiare antenne televisive sui muri o sulle coperture del fabbricato. Si tratta di un vero e proprio diritto soggettivo che non può essere limitato da nulla e da nessuno, in quanto trova la sua fonte nel diritto all’informazione riconosciuto dalla Costituzione [4]. Per cui non sono possibili neanche diritti di servitù che possano ostacolare il diritto alla ricezione del segnale televisivo.

Insomma, il diritto di antenna è tutelato dalla Costituzione e chi disturba il segnale della televisione satellitare deve risarcire l’utente proprietario della parabola.

note

[1] Cass. sent. n. 11912/16 del 10.06.16.

[2] Cass. sent. n. 906/1975.

[3] Art. 232 co. 2, dPR n. 156/1973.

[4] Cass. sent. n. 1139/1993.

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 18 febbraio – 10 giugno 2016, n. 11912
Presidente Ambrosio – Relatore Armano

Svolgimento del processo

Il Tribunale di Bolzano, con sentenza del 5 dicembre 2012, a modifica della decisione di primo grado, ha accolto la domanda proposta da L.C. nei confronti della S.T.A Strutture Trasporto Alto Adige s.p.a, volta ad ottenere il risarcimento del danno subito a seguito dell’ammodernamento e della ristrutturazione della Funivia del (…) che avevano provocato la moltiplicazione dei disturbi alla ricezione del segnale satellitare Sky.
Il danno da risarcire è stato quantificato nell’importo di Euro 919,75, oltre rivalutazione e interessi.
Propone ricorso la società S.T.A. con quattro motivi.
L.C. non presenta difese.

Motivi della decisione

1.L.C. ha citato in giudizio la società STA per ottenere il risarcimento del danno derivato dalli ammodernamento della funivia del (…) e dal conseguente passaggio più frequente delle cabine della funivia, a causa del quale si erano verificate frequenti interferenze del segnale satellitare di SKY, con interruzione periodiche e costanti dei programmi televisivi nella misura 12 secondi ogni quattro minuti di programmazione.
A seguito dell’eccezione proposta dalla società S.T.A, che ha dedotto l’esistenza di una antica servitù che gli consentiva di passare nella area soprastante il condominio del L. e di realizzare ogni opera inerente alla funivia stessa,il Giudice di pace di Bolzano ha rigettato la domanda, ritenendo che era provata l’esistenza del diritto di sorpasso sul Condominio (…), abitato dal L. , e che tale diritto prevedeva la possibilità di adeguare la frequenza del passaggio nell’interesse della collettività.
Di conseguenza la maggiore intensità del passaggio era una legittima facoltà tesa soddisfare la pubblica richiesta di trasporto e non un aggravio di servitù.
La Corte d’appello, invece, dopo aver accertato il maggior disturbo del segnale a partire dalla messa in funzione del nuovo impianto della funivia, ha affermato che la presenza della servitù tavolare non aveva rilievo, perché la domanda dell’attore era volta al risarcimento del danno conseguente all’attività dell’appellata che, a mezzo di un più frequente passaggio delle cabine della funivia, aveva determinato la non utilizzabilità del servizio satellitare, qualificando la domanda proposta come di responsabilità ex 2043 c.c..
2.Con il primo motivo di ricorso si denunzia la violazione degli articoli 345 e 112 c.p.c. ex art. 360 numero 3 c.p.c..
Sostiene la ricorrente che il giudice di appello ha pronunziato ultra petita nell’esaminare il motivo di impugnazione sull’aggravamento della servitù, mentre avrebbe dovuto dichiarare l’inammissibilità dell’appello per omessa adeguata censura da parte del L. del mancato riconoscimento della responsabilità della società STA ex articolo 2043 c.c..
3. Il motivo è infondato.
Infatti l’atto di appello è formulato in maniera idonea a contrastare con chiarezza il contenuto della decisione impugnata e ribadisce la richiesta di accoglimento della domanda risarcimento del danno per il malfunzionamento del servizio televisivo, domanda qualificata dal giudice d’appello come richiesta di risarcimento ex articolo 2043.
L’esistenza di una servitù di sorvolo introdotto in primo grado dalla società S.T.A, fa parte del tema della controversia e giustamente ha formato oggetto di impugnazione da parte del Luchi senza poter a tale proposito parlarsi di violazione dell’articolo 345 c.p.c. da parte dell’appellante e di pronunzia ultrapetita da parte del giudice d’appello.
4. Con il secondo motivo si denunzia violazione degli artt. 2697 c.c. e 116 c.p.c. anche in relazione all’articolo 112 c.p.c.. Omesso esame di un punto fondamentale della controversia ex art. 360 n. 3 e 5 c.p.c..
Sostiene la ricorrente che la Corte di merito ha erroneamente interpretato la testimonianza del teste B. .
5. Il motivo è inammissibile.
Si osserva che sotto l’apparente denunzia di vizio di violazione di legge la ricorrente, al di là della intestazione motivo, in realtà richiede a questa Corte un riesame del merito della controversia quale la valutazione della testimonianza della teste B. .
La rivalutazione delle risultanze probatorie per giungere ad un accertamento del fatto diverso da quello motivatamente fatto proprio dai giudici di merito era inammissibile nella vigenza della precedente formulazione dell’articolo 360 n.5 c.p.c ed ancor più oggi, nella vigenza del nuovo articolo 360 n.5 c.p.c..
Si ricorda che la sentenza impugnata è stata depositata il 5-122012 e di conseguenza alla stessa si applica la nuova formulazione dell’articolo 360 numero 5 c.p.c.
L’art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., riformulato dall’art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in legge 7 agosto 2012, n. 134, introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia). Ne consegue che, nel rigoroso rispetto delle previsioni degli artt. 366, primo comma, n. 6, e 369, secondo comma, n. 4, cod. proc. civ., il ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sé, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie.
La riformulazione dell’art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., disposta dall’art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in legge 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 delle preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione. Cass.Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014.
6. La società ricorrente, nel formulare la denunzia di vizio di motivazione, non ha rispettato i requisiti richiesti per la formulazione di tale vizio secondo quanto richiesto dall’articolo 360 n. 5 c.p.c. vigente.
7. Con il terzo motivo si denunzia violazione degli articoli 1067 e 1069 c.c..
Sostiene la ricorrente che l’iter logico argomentativo dei giudici d’appello incorre in un palese vizio di motivazione, insufficiente e contraddittoria, in relazione all’interpretazione dell’articolo 1067 ed al significato di aggravio dell’esercizio di una servitù ed al corrispettivo a suo tempo corrisposto ai proprietari del fondo servente.
8. Anche tale motivo è inammissibile in quanto denunzia solo nell’intestazione del motivo un vizio di violazione di legge, ma in realtà esplicitamente contesta la motivazione della sentenza impugnata ed il merito della decisione, allontanandosi dal modello legale di vizio di motivazione ammissibile oggi per il giudizio di legittimità.
9. Con il quarto motivo si denunzia violazione dell’art. 2043 c.c. ex art. 360 n. 3.
Sostiene la ricorrente che la Corte d’appello si è allontanata dal modello legale di responsabilità ex articolo 2043 c.c. ritenendo che il diritto del cittadino a vedere senza interruzione programmi televisivi sia un diritto soggettivo meritevole di tutela.
Invece il pregiudizio asseritamente subito dal L. era un pregiudizio collegato all’esercizio di un diritto spettante alla ricorrente per l’esistenza di una servitù in suo favore.
10. Il motivo è infondato.
La Corte d’appello non è incorsa nella violazione di legge denunziata nel riconoscere il risarcimento del danno in favore del L. in conseguenza della violazione del suo diritto all’indisturbato godimento del servizio televisivo satellitare.
Correttamente la Corte d’appello ha riconosciuto che l’attività della società Sta che, con l’intensificazione del passaggio delle cabine della funivia, aveva determinato un danno che esulava dal contenuto della servitù e che doveva essere risarcito comunque a chi l’aveva subito, anche nell’ipotesi si trattasse come nella specie di proprietario del fondo servente.
11. Si ricorda che questa Corte ha già affermato,in relazione al diritto all’installazione di antenne per apparecchi radiofonici appartenenti agli abitanti degli stabili e degli appartamenti medesimi – che tale diritto attribuisce ai detti abitanti un diritto di natura personale all’installazione ed alla manutenzione degli impianti. Sez. 2, Sentenza n. 906 del 11/03/1975.
Il diritto riconosciuto dall’art. 232, comma secondo, D.P.R. 29 marzo 1973 n. 156 ad ogni occupante, proprietario od inquilino, di unità immobiliari di appoggiare antenne televisive sui muri e sulle coperture dei fabbricati, si configura come un diritto soggettivo perfetto ed assoluto di natura personale, avente la sua fonte nella primaria libertà, costituzionalmente garantita, all’informazione. Cass. sent n. 1139 de/ 29/01/1993.
12.Correttamente nella specie la Corte d’appello ha escluso che si fosse in presenza di ipotesi di esercizio della servitù o di aggravamento della servitù, in quanto quelle invocato dal L. e riconosciuto come sussistente dalla Corte di merito è la tutela del diritto soggettivo di natura personale che trova la sua fonte del diritto costituzionalmente garantito all’informazione.
Il ricorso deve essere rigettato Nulla per le spese stante l’assenza dell’intimato.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del D.P.R. 115 del 2002 dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del comma 1-bis dello stesso articolo 13.

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