Niente risarcimento se il creditore può limitare i danni
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12 Giu 2016
 
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Redazione
 


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Niente risarcimento se il creditore può limitare i danni

Non ha diritto al risarcimento del danno chi poteva, con il proprio comportamento diligente, ridurre o evitare del tutto i danni.

 

Non sempre chi subisce un danno ha diritto al relativo risarcimento: anzi, è tutt’altro che facile ottenere i soldi dell’indennizzo. Non tanto per il fatto che la riscossione di un credito è divenuta difficile ed aleatoria, quanto perché – circostanza che spesso si ignora – la legge impone al danneggiato di attivarsi per limitare o eliminare, per quanto a lui possibile, i danni a lui provocati dal terzo. In assenza di tale comportamento, egli perde il diritto a ottenere il risarcimento.

In buona sostanza, il creditore deve adoperarsi per evitare che il danno si verifichi o per impedire il suo “propagarsi”; se invece rimane inerte, egli non può più recriminare alcunché. È quanto prescrive il codice civile [1] e di recente specificato da una importante e chiarificatrice sentenza della Cassazione [2]. Ma procediamo con ordine.

 

Per comprendere meglio la questione partiamo da qualche esempio. Mettiamo che, nel mio appartamento, piova acqua a causa di un’infiltrazione proveniente dal piano di sopra. Se in corrispondenza della perdita vi è il mio televisore e le gocce rischiano di mandarlo in corto circuito io ho l’obbligo di impedire che ciò avvenga e, quindi, devo spostare l’apparecchio – per quanto pesante – in un altro luogo della mia casa. Se non lo faccio, non posso poi chiedere il risarcimento del danno.

 

Ecco un altro esempio. Una ditta ordina un macchinario, ma il fornitore non glielo consegna. Ciò nonostante essa non si adopera per evitare il pericolo di un blocco dell’attività e decide di non acquistare il medesimo apparecchio da altro soggetto. Anche in tal caso, tutti i danni conseguenti alla perdita di guadagno della società produttrice non possono essere imputati al fornitore negligente.

 

 

Il concorso colposo del creditore

Il codice civile [1], a riguardo, stabilisce che, tutte le volte in cui il creditore ha concorso a determinare il danno per via di un suo comportamento colpevole, il risarcimento a lui altrimenti dovuto viene diminuito in base alla gravità della sua colpa e all’entità delle conseguenze che, per causa della sua inerzia, si sono prodotte.

Ed ancora – prosegue il codice – il risarcimento non è dovuto affatto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza.

 

La legge, quindi, individua due diverse ipotesi:

  • il creditore contribuisce, insieme al debitore, alla produzione del danno: in tal caso il risarcimento è semplicemente diminuito;
  • il creditore, pur sussistendo l’inadempimento, porta a conseguenze ulteriori gli effetti del danno non usando l’ordinaria diligenza sufficiente a scongiurare il prodursi di danni: in tal caso il risarcimento è completamente escluso.

 

 

 

Buona fede, cooperazione e un comportamento attivo

Quello che il codice chiede al creditore è, nonostante abbia astrattamente ragione nella vicenda concreta (stante l’inadempimento della controparte) di cooperare con quest’ultima, tenendo un comportamento corretto e secondo buona fede. Chi invece si arrocca in questioni di principio, mostrando intransigenza e chiusura, verrà pregiudicato in sede di liquidazione del danno da parte del giudice.

 

Nell’ambito di un contratto – dice la Cassazione – entrambe le parti devono collaborare per evitare il danno. Costituisce quindi onere sia del debitore che del creditore salvaguardare l’utilità dell’altra parte nei limiti in cui ciò non comporti un’apprezzabile sacrificio a suo carico. Insomma, anche il danneggiato è tenuto ad un comportamento attivo e positivo per evitare le conseguenze dannose.

 

La norma del codice civile – spiega la Cassazione – non si limita a prescrivere al danneggiato un comportamento negativo (evitare che il danno si accresca) ma richiede un comportamento attivo e positivo, diretto non solo a limitare, ma anche ad evitare le conseguenze dannose. In altre parole, la “evitabilità” del danno grava su entrambe le parti del contratto.

 

 

Cosa deve fare il creditore?

Il creditore non deve fare ovviamente l’impossibile per evitare il danno, ma solo ciò che rientra nell’ordinaria (e non nella straordinaria) diligenza. Egli cioè deve porre quelle attività che non siano troppo gravose o eccessive, tanto da procurargli un differente danno come esborsi apprezzabili di denaro, assunzione di rischi o particolari sacrifici.


[1] Art. 1227 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 11230/2016.

 


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