La responsabilità per i reati di stampa
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11 Giu 2016
 
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La responsabilità per i reati di stampa

Il reato a mezzo stampa e l’attribuzione della responsabilità: il ruolo del direttore.

 

Il legislatore, con la relativa disciplina, ha inteso prevenire la commissione di reati con il mezzo della stampa che, data la sua diffusività, presentano una elevata potenzialità lesiva. La soluzione adottata dal codice consiste nel rendere determinati soggetti garanti del corretto uso della stampa, imponendo agli stessi di esercitare un attento controllo sulle pubblicazioni, e rendendoli responsabili della commissione di eventuali reati qualora non abbiano esercitato quel controllo doveroso loro imposto dalla legge.

 

La materia è regolata dagli artt. 57, 57bis, 58 e 58bis c.p., modificati dalla L. 4 marzo 1958 n. 127 che ha altresì introdotto gli artt. 57bis e 58bis c.p. Nel testo originario gli artt. 57 e 58 c.p. prevedevano che il direttore o redattore responsabile (nel caso di stampa periodica) o l’editore o lo stampatore (nel caso di stampa non periodica) rispondessero «per ciò solo» dei reati commessi con il mezzo della stampa. Si trattava di una forma di responsabilità che si fondava sulla posizione rivestita da tali soggetti. Per taluni autori si trattava di una vera e propria forma di responsabilità per fatto altrui o di posizione; per altri di responsabilità per fatto proprio omissivo anche incolpevole e quindi, sostanzialmente, di una ipotesi di responsabilità oggettiva ritenendosi il garante responsabile anche quando nessun rimprovero gli potesse essere mosso per la commissione del reato perpetrata da altri; per altri ancora si trattava di responsabilità per fatto proprio omissivo e colpevole ravvisandosi la necessità, ai fini della punibilità, della rimproverabilità della condotta del soggetto per culpa in vigilando. E tale ultima tesi fu appunto accolta, nel 1956, dalla Corte Costituzionale che respinse l’eccezione di incostituzionalità auspicando tuttavia una riforma della materia che intervenne con la citata L. 127 del 1958. Quest’ultima ha riformulato il testo dell’art. 57 c.p. ed introdotto gli artt. 57bis e 58bis c.p. L’attuale testo dell’art. 57 c.p. stabilisce: «salva la responsabilità dell’autore della pubblicazione e fuori dei casi di concorso, il direttore o il vice direttore responsabile il quale omette di esercitare sul contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che col mezzo della pubblicazione siano commessi reati, è punito, a titolo di colpa, se un reato è commesso, con la pena stabilita per tale reato, diminuita in misura non eccedente un terzo».

 

La norma configura una ipotesi di responsabilità per fatto proprio omissivo. In primo luogo si tratta di reato proprio richiedendosi una determinata qualifica soggettiva in capo al reo. Si tratta poi di un reato di evento in cui questo è costituito dalla commissione di un reato per mezzo della stampa: la figura va dunque inquadrata nell’ambito dei reati omissivi impropri o commissivi mediante omissione. Nel senso di qualificare il reato a mezzo stampa come l’evento da cui scaturisce la responsabilità di cui all’art. 57 c.p. si è espressa, da ultimo, Cass. 30-4-2003, n. 19827. Da tale assunto, secondo la Corte di legittimità, deriva che, ove il delitto-evento non risulti essere stato consumato per carenza dell’elemento psicologico, la fattispecie colposa omissiva prevista a carico del direttore non può trovare applicazione. Minoritaria è, invece, la tesi che considera la commissione del reato col mezzo della stampa quale condizione obiettiva di punibilità del reato commesso dal direttore. La condotta del reato consiste, quindi, nella omissione del controllo doveroso, nella inosservanza di norme che devono regolare la sua condotta e che gli impongono, per le funzioni che gli competono, la vigilanza ed il sindacato sul materiale da stampare, al fine di impedire che vengano commessi reati. L’elemento soggettivo è costituito dalla colpa perché la commissione del reato col mezzo della stampa (evento del reato imputato al direttore) deve essere non voluto ma determinato da colpa la cui sussistenza va valutata caso per caso, in concreto, perché altrimenti si finirebbe per riproporre una ipotesi di responsabilità oggettiva che la riforma del 1958 voleva appunto escludere.

 

Occorre quindi che il soggetto responsabile, oltre a non aver voluto l’evento (commissione del reato col mezzo della stampa) abbia tuttavia reso possibile il suo verificarsi, non lo abbia cioè impedito a causa di negligenza, imprudenza, imperizia o violazione di norme. Ne deriva che qualora il controllo sia stato omesso volutamente con l’intenzione di non impedire o comunque agevolare la commissione del reato di questo il direttore risponderà a titolo di concorso e senza possibilità di usufruire della diminuzione di pena prevista dall’art. 57 c.p.; a contrario, per il principio di colpevolezza, quando nessun rimprovero, neppure di semplice leggerezza gli può essere mosso, il direttore responsabile andrà esente da pena.

 

Si noti che, ad avviso della Cassazione, non può essere chiamato a rispondere per omesso controllo, ex art. 57 c.p., il direttore di un periodico on-line, sia per l’impossibilità di ricomprendere detta attività online nel concetto di stampa periodica, sia per l’impossibilità per il direttore della testata on-line di impedire le pubblicazioni di contenuti diffamatori “postate” direttamente dall’utenza (in tal senso, da ultimo, Cass. 29-11-2011, n. 44126). In caso di stampa non periodica o clandestina, alle stesse condizioni esaminate, risponderanno del reato l’editore, se l’autore della pubblicazione è ignoto o non imputabile, o lo stampatore, se l’editore non è indicato o non è imputabile (art. 57bis c.p.). Mentre nel caso di stampa periodica il direttore risponde unitamente all’autore della pubblicazione, nei casi di stampa non periodica o clandestina la responsabilità dell’editore o dello stampatore è sussidiaria rispetto a quella dell’autore dell’articolo.

 

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