Morte o lesioni come conseguenza di altro delitto
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11 Giu 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Morte o lesioni come conseguenza di altro delitto

La morte o le lesioni possono derivare dalla commissione di un reato diverso; i delitti aggravati dall’evento.

 

Analoga alla figura dell’omicidio preterintenzionale è quella prevista dall’art. 586 c.p. che stabilisce che «quando da un fatto preveduto dalla legge come delitto doloso deriva, quale conseguenza non voluta dal colpevole, la morte o la lesione di una persona, si applicano le disposizioni dell’articolo 83, ma le pene stabilite negli articoli 589 e 590 sono aumentate».

 

La struttura delle due figure è del tutto simile; anche questo reato è caratterizzato dalla volontà del soggetto verso la commissione di un reato (che deve essere necessariamente diverso da percosse e lesioni perché altrimenti si rientrerebbe nella ipotesi di cui all’art. 584 c.p.) dalla causazione di un evento diverso costituito dalla morte o dalle lesioni di una persona, dalla non volontà di questo diverso evento.

 

Chiaramente si pone anche in questo caso il problema del titolo di imputazione dell’evento morte o lesioni che deve essere affrontato in maniera identica a quanto visto a proposito del delitto preterintenzionale. Da quest’ultimo la figura in esame differisce in quanto la base dolosa è costituita dalla commissione di un delitto doloso diverso dalle percosse e dalle lesioni che può essere il più vario e non necessariamente deve essere diretto nei confronti della persona della quale si cagionano le lesioni o la morte: si pensi al caso di chi vuole danneggiare la vetrina del negozio di un concorrente ma scagliandogli contro una pietra colpisce la commessa provocandone la morte. Si tratta quindi di una tipica applicazione della figura della aberratio delicti che, all’art. 83 c.p., prevede che dell’evento diverso il soggetto risponde a titolo di colpa. In relazione alla interpretazione dell’inciso, che integra il problema del titolo di imputazione della responsabilità per l’evento diverso, si rinvia a quanto detto a proposito della aberratio. La possibile verificazione della morte o delle lesioni non deve essere prevista ed accettata dal soggetto che altrimenti ne risponderà a titolo di dolo; in relazione alle stesse quindi non deve sussistere la volontà neppure nella forma del dolo eventuale.

 

 

I delitti aggravati dall’evento

Si dicono aggravati dall’evento quei delitti che subiscono un aumento di pena quando dalla loro commissione derivi un ulteriore evento, oltre quello richiesto per la loro consumazione. Tale categoria, di elaborazione dottrinale, viene quindi tradizionalmente collocata nell’ambito della responsabilità oggettiva.

 

Nell’ambito della categoria si rende necessaria una distinzione:

 

– da un lato si pongono quei delitti in ordine ai quali l’aumento di pena si verifica indipendentemente dal fatto che l’evento ulteriore sia voluto o meno, si pensi al caso della calunnia che è aggravata ove dalla falsa incolpazione derivino determinate condanne; qui è del tutto indifferente l’atteggiamento psicologico del soggetto verso l’evento ulteriore;

 

– dall’altro quei delitti in relazione ai quali l’evento ulteriore deve essere non voluto neppure nella forma del dolo eventuale perché altrimenti si verserebbe in altra ipotesi di reato: si pensi ai maltrattamenti in famiglia che sono aggravati se ne derivano lesioni o la morte della persona offesa; orbene, verso questi eventi, deve sussistere un rapporto di contraddizione della volontà del soggetto che non deve neppure avere accettato il rischio del loro verificarsi, poiché in caso contrario sussisterà il reato di lesioni o di omicidio volontario.

 

Quanto alla natura dei delitti aggravati dall’evento una dottrina meno recente li riconduceva nell’ambito del delitto circostanziato negando autonomia concettuale alla categoria; l’evento aggravatore altro non sarebbe che una circostanza aggravante (Pannain). Oggi la tesi, in considerazione della riforma del criterio di imputazione delle circostanze aggravanti introdotta dalla L. 19 del 1990, potrebbe valere ad escludere i delitti aggravati dall’evento dall’ambito della responsabilità oggettiva e ad attrarli in quella colpevole, superando così i dubbi di costituzionalità che essi pongono. Tuttavia, considerando l’evento aggravatore quale circostanza si deve conseguentemente ammettere che lo stesso sia bilanciabile con altre circostanze cosicché anche la ricorrenza delle attenuanti generiche potrebbe elidere la rilevanza di gravissimi eventi come appunto la morte o le lesioni patite dalla vittima del reato base.

 

Secondo altra tesi i delitti aggravati dall’evento andrebbero ricondotti alla figura del delitto preterintenzionale (Mantovani). Anche questa tesi consente di ravvisare la necessità di un coefficiente psicologico rispetto all’evento aggravatore ma sempreché si consideri il delitto preterintenzionale come ipotesi di dolo misto a colpa; ove infatti lo si considerasse una ipotesi di responsabilità oggettiva l’ampliamento della relativa categoria si ridurrebbe ad un mero dato nominalistico. Infine la dottrina prevalente (Antolisei, Vassalli) considera i reati aggravati dall’evento quali figure autonome che costituiscono tipica espressione di responsabilità oggettiva poichè l’evento ulteriore è posto a carico dell’agente sulla base del solo rapporto di causalità materiale. È chiaro che così intesi tali delitti appaiono in contrasto con la Costituzione. Per questo in dottrina si è proposta una interpretazione adeguatrice che richiede, ai fini della imputabilità dell’evento, la sua evitabilità (Patalano), o la sua prevedibilità come ulteriore conseguenza non voluta della azione.

 

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