Contratto nullo se il modulo non è compilato in ogni parte
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12 Giu 2016
 
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Contratto nullo se il modulo non è compilato in ogni parte

Abbonamento e condizioni generali di contratto con la compagnia del telefono: il modulo con l’attivazione del servizio deve essere riempito in ogni sua parte.

 

È nullo il contratto proposto attraverso la sottoscrizione di un modulo, se quest’ultimo non è stato compilato in ogni sua parte. Questo perché il contratto, per essere valido, deve contenere alcuni elementi essenziali quali l’oggetto e la causa della prestazione, il nome delle parti ed il prezzo. A dirlo è il Tribunale di Vicenza in una recente sentenza [1].

 

In particolare, se l’agente della compagnia telefonica (ma lo stesso discorso può estendersi a qualsiasi tipo di servizio) va di fretta e vi fa firmare il modulo per la richiesta di attivazione di un servizio, ma detto modulo non è riempito in ogni sua parte, per cui mancano elementi essenziali come, ad esempio, il prezzo o lo specifico oggetto della prestazione a carico del gestore, il contratto è nullo e potete anche smettere di pagare (a patto, però, che non utilizziate più il servizio in questione).

 

Succede spesso che gli agenti di commercio tendano a compilare frettolosamente i modellini di contratto, da far sottoscrivere ai propri clienti, specie quando effettuano vendite porta a porta, fuori dai locali commerciali o allo studio dei professionisti. Lo fanno, a volte, per dare minor tempo al consumatore per un eventuale ripensamento; altre volte perché hanno altri appuntamenti da gestire; altre volte, infine, per incuria e faciloneria. Tuttavia, se il modulo prestampato non viene compilato in ogni sua parte il rischio è che il contratto sia completamente nullo.

 

 

Quali sono gli elementi essenziali del contratto?

Come noto, il codice civile stabilisce che gli elementi essenziali del contratto sono:

  • l’indicazione delle parti (nome, cognome, codice fiscale, residenza, ecc.);
  • l’indicazione della natura del contratto, la cosiddetta “causa” (ad esempio: donazione, vendita, comodato, ecc.);
  • l’indicazione dell’oggetto del contratto (un servizio telefonico, una cassetta di frutta fresca, un cellulare, un abbonamento a una pay-tv, ecc.).

 

La legge, poi, di regola, lascia libere le parti di dare al contratto la forma che esse preferiscono: quindi, non è necessario siglare una scrittura privata per iscritto, ben potendo avvenire oralmente. Tuttavia, laddove vi sia una norma che imponga una determinata forma a pena di nullità del contratto stesso (ad esempio: una scrittura privata, una scrittura privata registrata, un atto notarile, ecc.), quest’ultima forma diventa anch’essa elemento essenziale del contratto.

 

 

I moduli sono contratti?

La pratica commerciale ci ha abituato a contratti le cui clausole sono contenute in dei prestampati, che fungono da condizioni generali di contratto uguali per tutti gli utenti. Ciò capita con le grosse società che hanno numerosi clienti e che non possono concordare, con ognuno di essi, le singole clausole. Così, a fronte di un contenuto del contratto già predefinito nelle condizioni generali, ad esse si accompagna un “modulo d’ordine” che serve a specificare le parti del contratto, il tipo di servizio/bene prescelto dal singolo consumatore ed, eventualmente, il prezzo praticato al netto di sconti o altre offerte.

 

Ebbene, secondo quanto giustamente argomentato dalla sentenza in commento, tale modulo deve essere compilato in ogni sua parte e nulla deve essere lasciato “in bianco”. Diversamente il contratto è nullo per mancanza di uno o più dei suoi elementi essenziali.

 

Del resto, si legge nella sentenza, è essenziale che al consumatore siano spiegati con chiarezza sia il servizio al quale si obbliga il gestore sia il corrispettivo da pagare.

 

 

Se le scritte sono sbiadite

Lo stesso discorso deve farsi se il modulo è stato compilato, originariamente, in ogni sua parte, ma le copie risultano sbiadite, sfocate o addirittura illeggibili. In tal caso o la società produce l’originale del contratto dal quale si evinca il contenuto e la sottoscrizione del cliente, oppure – anche in questo caso – il contratto è nullo.

 

Chiude la rassegna delle parti necessarie del modulo anche la firma del cliente: se quest’ultima manca o è sbiadita o poco leggibile l’intero contratto è nullo.


La sentenza

ORDINANZA

Il Giudice, sciogliendo la riserva assunta all’udienza del 19/1/16;
OSSERVA:
In via preliminare, l’avv. domanda una pronunzia di accertamento di nullità, o dichiarazione di annullamento, o di inefficacia del contratto di telefonia per cui è causa; ed in secondo luogo ne domanda la risoluzione, in ambo i casi con ulteriore dichiarazione che essa nulla deve all’odierna resistente Vodafone per i fatti per cui è causa.
Va dunque esaminato il doc. 1 di parte ricorrente, che, nella tesi dell’avv. rappresenta una proposta di contratto sottoposta a condizione sospensiva, avendo essa dedotto, in ogni caso, che il contratto è nullo (se non inesistente) per mancanza dell’accordo, e/o per mancanza dell’oggetto (inteso sia come la descrizione del servizio a cui si obbligava Vodafone, sia come la descrizione del prezzo al cui pagamento si impegnava l’avv.
In quest’ultimo senso, la tesi di parte ricorrente è fondata.
Se infatti si osserva attentamente il doc. 1 di parte ricorrente – che peraltro consiste in una fotocopia sbiadita, in più punti sfocata, o addirittura illeggibile – si nota quanto segue:

  • la parte convenuta non ha prodotto alcun documento in relazione alla proposta (o al contratto), sicché si deve far riferimento, sul punto, solo al doc. 1 qui
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[1] Trib. Vicenza ord. del 22.02.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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