Professionisti Pubblicato il 11 giugno 2016

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Professionisti Cause di esclusione della colpevolezza

> Professionisti Pubblicato il 11 giugno 2016

Le scusanti: l’errore di fatto, il caso fortuito o la forza maggiore ed il costringimento fisico.

Le cause di esclusione della colpevolezza, definite anche scusanti, escludono la punibilità in quanto escludono la colpevolezza a causa dell’impossibilità di muovere un rimprovero al soggetto attivo della condotta rispetto ad un fatto, che oggettivamente resta illecito.

Si differenziano sia dalle scriminanti, che come noto fanno venire meno il reato già sotto il profilo oggettivo, sia dalle esimenti che invece escludono la sola punibilità. Nell’ambito di questa categoria si fanno rientrare una serie di ipotesi caratterizzate dalla inesigibilità del comportamento conforme alla legge penale, per l’impossibilità da parte del soggetto di conoscere il divieto o per l’impossibilità di determinarsi secondo il divieto.

Il Codice penale non menziona espressamente le scusanti, ma fa riferimento alle sole cause di esclusione della pena. Ciò nonostante, questa nozione consente di racchiudere in sé situazioni eterogenee accomunate dal fatto che la loro sussistenza esclude la punibilità; tra queste, quindi, rientrano anche le cause di esclusione della colpevolezza.

Nelle scusanti l’attenzione è rivolta al soggetto agente e riguarda l’elemento soggettivo del reato: il presupposto che si pone alla base è ravvisabile nel fatto che in determinate situazioni anomale il soggetto è esposto ad una particolare pressione psichica che influisce sul processo motivazionale da cui poi ha origine la condotta tipica. Si tratta in particolare di circostanze anormali capaci di condizionare l’agente impedendogli di conformare il proprio comportamento alla regola oggettiva di diligenza da osservare nel caso concreto.

Nel novero delle cause di esclusione della colpevolezza rientra senza dubbio l’errore di fatto, così come disciplinato dall’art. 47 c.p., e, secondo autorevole dottrina (FIANDACAMUSCO), anche il caso fortuito o la forza maggiore ed il costringimento fisico.

Prima di inoltrarci nella disamina dell’errore, causa di esclusione della colpevolezza maggiormente rilevante, sembra opportuno procedere ad una seppur breve ricognizione delle predette ulteriori scusanti previste dal nostro ordinamento. Il legislatore individua, infatti, quali altre cause di esclusione della colpevolezza, il caso fortuito, la forza maggiore ed il costringimento fisico.

L’art. 45 c.p. dispone che «non è punibile chi ha commesso il fatto per caso fortuito o per forza maggiore». Il caso fortuito è un avvenimento imprevisto ed imprevedibile che si introduce d’improvviso nell’azione del soggetto, non potendo in quanto tale essere ricondotto, nemmeno a titolo di colpa, all’attività psichica dell’agente. Per forza maggiore, invece, si intende ogni forza esterna che, per il suo potere superiore, conduce il soggetto ad agire contro la sua volontà in modo necessario ed inevitabile. Entrambi questi fattori escludono perciò l’elemento soggettivo, ma, mentre il caso fortuito si connota per la sua imprevedibilità in quanto si ha l’improvviso inserimento nella condotta dell’agente di una circostanza imprevedibile che determina il verificarsi dell’evento, la forza maggiore si caratterizza per la sua inarrestabilità, derivando l’evento da un fatto naturale o di terzi alla cui azione l’agente non si può sottrarre.

L’art. 46 c.p., invece, disciplina l’ipotesi del costringimento fisico disponendo che «non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato da altri costretto, mediante violenza fisica alla quale non poteva resistere o comunque sottrarsi». Per violenza fisica si intende quella forza esercitata da un uomo su un altro uomo a cui quest’ultimo non può sottrarsi perché la sua volontà si rivela del tutto annientata. Il costringimento fisico, pertanto, non esclude semplicemente la punibilità, ma il nesso psichico tra condotta ed evento, cosicché in mancanza di elemento soggettivo del reato, quest’ultimo non è configurabile.

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