La stretta di mano vale come contratto?
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12 Giu 2016
 
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Redazione
 


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La stretta di mano vale come contratto?

Il valore del contratto scritto e di quello orale: come si dimostra un contratto che non è stato stipulato con scrittura privata.

 

Quante volte stringiamo la mano a una persona per impegnarci, sulla parola, a una determinata azione. Ci sfugge, però, il senso di questi gesti che, molto spesso, possono essere fonti di obbligazione. Difatti, contrariamente a quanto comunemente si pensa, un contratto può essere stipulato anche oralmente o con comportamenti concludenti, purché sia espressa, in modo chiaro, da entrambe le parti, la volontà di impegnarsi definitivamente.

 

La visione che la gente ha spesso di un contratto è di un atto formale, normalmente scritto o, comunque, regolamentato con clausole, articoli e postille. Non è affatto così. Concludiamo un contratto anche quando compriamo il giornale, paghiamo il biglietto del cinema, compriamo una ricarica del cellulare, mettiamo le monete nel distributore automatico di caffè o in quello della benzina, ci dirigiamo col carrello della spesa alla cassa e posiamo gli oggetti sul rullo, saliamo su un taxi o su un autobus, clicchiamo “acquista” sul carrello virtuale di un sito internet, entriamo in un negozio e chiediamo che ci venga messo da parte un determinato oggetto per passare in un secondo momento a pagarlo. Insomma, i contratti si possono stipulare in tanti modi.

 

La legge lascia libere le parti di dare al contratto la forma che esse preferiscono salvo in determinati casi in cui è la legge stessa a chiedere una forma particolare (quella scritta). Possiamo quindi dire che la regola generale consente la libertà di forma del contratto (che, quindi, può essere indifferentemente orale o scritto) salvo laddove sia disposto diversamente da una norma. Ad esempio, il codice civile impone agli atti di compravendita immobiliare la forma dell’atto pubblico rogato dal notaio; per i contratti di locazione di abitazione la forma della scrittura privata registrata (al contrario dell’atto pubblico, la scrittura privata può essere redatta e firmata autonomamente dalle parti); lo stesso dicasi per tutti i contratti con la banca. L’assenza di tale forma richiesta dalla legge determina, il più delle volte, la nullità del contratto. In altri casi, invece, la forma scritta è richiesta solo per dimostrare l’esistenza del contratto, fermo restando che il contratto è comunque valido anche se orale.

 

Quando la legge lascia libere le parti di scegliere la forma che esse preferiscono, il contratto può essere stipulato indifferentemente per iscritto o verbalmente. La scelta dell’una o dell’altra forma non incide sulla validità o sulla forza del contratto che, pertanto, avrà gli stessi effetti e lo stesso “vincolo” nei confronti delle parti. Non perché un accordo è stato stipulato oralmente ha meno valore di uno messo “nero su bianco”.

 

Il contratto orale può poi essere:

 

  • espresso: si conclude con una dichiarazione espressa verbalmente delle parti. Si pensi all’acquisto del giornale: “Vorrei una copia della Gazzetta; quant’è?” “Due euro, grazie”. Ecco, questo è uno scambio di dichiarazioni da cui si può chiaramente evincere la volontà a concludere un contratto;
  • tacito: si realizza con un comportamento concludente dal quale si evince implicitamente la volontà delle parti di obbligarsi. Si pensi a chi entra in un taxi e chiede di essere trasportato in una determinata via; a chi inserisce una moneta nel distributore automatico o a chi parcheggia l’auto in un posteggio a pagamento.

 

Comunque sia stato siglato, il contratto ha sempre la stessa efficacia: è come una “legge” che vale solo tra le parti e le obbliga a rispettare la parola data. Sia che il contratto sia stato redatto da un notaio, sia che venga espresso in una scrittura privata o in un gesto fisico, esso ha comunque il medesimo valore, vincolando le (sole) parti all’adempimento. Con la conseguenza che chi non rispetta l’accordo sarà tenuto al risarcimento del danno.

 

 

Che valore ha la stretta di mano?

Quando si parla di “una stretta di mano” si pensa sempre a due persone che, con questo gesto, formalizzano l’incontro delle rispettive volontà e l’impegno a rispettare la parola data all’altro. In questo senso, si tratta di un normalissimo contratto orale che ha, come appena detto, lo stesso valore del contratto scritto.

Dunque, per rispondere alla domanda “che valore ha la stretta di mano” bisogna rispondere dicendo che essa ha lo stesso valore di una firma su un foglio di carta, purché le parti abbiano voluto esplicitamente impegnarsi e non rinviare a un successivo momento l’atto definitivo. Infatti la legge dice che, per stabilire se un contratto è stato concluso o meno (ed anche per interpretare il suo contenuto), bisogna affidarsi al senso delle parole espresse dai contraenti secondo il significato che essi hanno voluto attribuirgli (cosiddetta interpretazione soggettiva). Se anche in questo modo non si riesce ad avere una risposta, bisogna allora affidarsi al comune linguaggio secondo la collettività (cosiddetta interpretazione oggettiva).

 

Il problema dei contratti orali è che essi possono essere difficilmente provati in caso di contestazioni sulla loro esistenza o su elementi essenziali come il prezzo o la natura delle prestazioni. A questo punto, mancando il documento scritto, bisognerà ricorrere ad altre prove per dimostrare i propri diritti. Prove che potrebbero essere eventualmente i testimoni sebbene il codice civile stabilisca (in linea teoria) il divieto di dimostrare il contenuto dei contratti con testimoni, salvo che il giudice lo ritenga necessario. Insomma, l’ultima parola spetta al magistrato e chi non ha avuto la cura di mettere tutto “nero su bianco” corre il rischio di perdere ciò a cui aveva diritto.


 


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