Indennizzo del danno biologico, che cos’è?
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1 Ago 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Indennizzo del danno biologico, che cos’è?

Rendita e indennizzo in capitale per danno biologico: chi ne ha diritto, a quanto ammontano le prestazioni, quando sono erogate.

 

Quando un lavoratore subisce un infortunio, o si ammala a causa dell’attività svolta, può subire un danno biologico: per danno biologico si intende una menomazione all’integrità psico-fisica, che si riflette su tutte le attività e le capacità della persona, compresa la capacità lavorativa generica, inscindibile dalle altre attitudini.

Il danno biologico è risarcito dall’Inail quando causa un’invalidità di natura permanente: non si tratta, comunque, dell’unica tipologia di risarcimento. L’Inail, difatti, riconosce, per la perdita della specifica capacità lavorativa, parziale o totale, dall’11% in su, una rendita diretta, commisurata alla retribuzione del lavoratore.

 

 

Indennizzo del danno biologico: come si calcola

L’indennizzo del danno biologico non è direttamente commisurato, invece, alla retribuzione dell’infortunato: a seconda del grado di invalidità è erogato sotto forma di capitale o di rendita.

In particolare, per invalidità:

 

sotto il 6%, l’Inail non risarcisce nulla;

dal 6 al 15%, l’indennizzo è liquidato in capitale;

dal 16% in su, l’indennizzo è liquidato in rendita.

 

Se il lavoratore non indennizzato, in quanto con invalidità sotto il 6%, si aggrava, entro 10 anni dalla data dell’infortunio o 15 anni dalla data di denuncia della malattia professionale può domandare:

 

– l’indennizzo in capitale, se l’invalidità supera il grado del 6% senza arrivare al 16%;

– la liquidazione della rendita, se l’invalidità raggiunge o supera il grado del 16%.

 

La revisione  può comunque essere richiesta una sola volta, a meno che non sia dovuta a malattie neoplastiche o infettive e parassitarie.

 

 

Indennizzo in capitale e inabilità temporanea assoluta

Il lavoratore che ha diritto soltanto all’indennizzo in capitale del danno biologico può comunque percepire successivamente l’indennità per inabilità temporanea assoluta, nel caso in cui si verifichi un aggravamento o la necessità di accertamenti medici: la corresponsione dell’indennizzo in capitale non cambia l’ammontare dell’indennità giornaliera dovuta all’infortunato.

Normalmente, l’indennizzo in capitale è comunque corrisposto dopo il termine del periodo di inabilità temporanea assoluta. Cessata tale prestazione, se il medico legale non ha accertato in modo definitivo il grado di invalidità, il lavoratore può comunque ricevere un indennizzo provvisorio.

 

 

Accertamenti sanitari

Per verificare il diritto all’indennizzo, nel dettaglio, vengono effettuate due visite di accertamento:

 

– la prima visita viene effettuata al termine del periodo di inabilità temporanea assoluta: se  nell’accertamento sanitario è riconosciuta un’invalidità dal 6 al 15%, è liquidato un indennizzo in capitale provvisorio;

– la seconda visita è effettuata con scadenza decisa dal medico, non prima di 6 mesi e non oltre 1 anno dalla ricezione del certificato medico definitivo: in quest’ultima visita sono valutati risolutivamente i postumi e viene liquidato definitivamente il corrispondente indennizzo in capitale; l’indennizzo definitivo non può mai essere inferiore al provvisorio, pertanto non può verificarsi un conguaglio a debito del lavoratore.

 

L’ opposizione  può essere presentata solo contro i provvedimenti d’indennizzo definitivi.

 

 

Liquidazione definitiva dell’indennizzo in capitale

Il provvedimento di liquidazione definitiva dell’indennizzo in capitale deve essere emanato entro precisi termini:

 

120 giorni dalla data di ricezione del certificato medico definitivo, per gli infortuni o le malattie tabellate che hanno comportato una o più assenze del lavoratore;

120 giorni dalla data della denuncia o della ricezione del primo certificato medico, nel caso di malattia professionale tabellata che non ha comportato astensione dal lavoro;

180 giorni dalla data di ricezione del certificato medico definitivo, per gli infortuni o le malattie non tabellate che hanno comportato una o più assenze del lavoratore;

180 giorni dalla data della denuncia o della ricezione del primo certificato medico, nel caso di malattia professionale non tabellata che non ha comportato assenze dal lavoro.

Per gli indennizzi liquidati provvisoriamente, il termine viene sospeso per il periodo che intercorre tra la data dell’accertamento provvisorio e quella dell’accertamento definitivo.

 

 

Indennizzo in rendita

Il lavoratore che riporta, a seguito di un infortunio o di una malattia professionale, un grado di invalidità pari o superiore al 16%, ha diritto a un doppio indennizzo: uno per il danno biologico e un ulteriore indennizzo per le conseguenze patrimoniali della minorazione.

Gli indennizzi sono erogati in forma di rendita vitalizia, che è costituita, dunque, dalla somma di 2 quote:

 

– una quota è relativa al danno biologico ed è riferita a gradi di invalidità pari o superiori al 16%; per il calcolo di questa quota, è necessario riferirsi alla Tabella indennizzo danno biologico; questa quota è rivalutata secondo gli adeguamenti periodici della tabella;

 

– l’altra quota è relativa alle conseguenze patrimoniali dell’invalidità: per calcolarla, si deve prendere a riferimento la retribuzione del lavoratore; la retribuzione deve essere poi ridotta, moltiplicandola per il coefficiente indicato nell’apposita Tabella dei coefficienti e per il grado percentuale di menomazione; questa quota, essendo agganciata alla retribuzione, è rivalutata periodicamente secondo l’indice Istat.

 

 

Perdita della rendita

La rendita si perde nel caso in cui il lavoratore recuperi l’integrità psicofisica nei limiti del 16%. In questo caso, se il grado di invalidità residuo è pari o supera il 6%, il lavoratore ha diritto all’indennizzo in capitale corrispondente, calcolato al momento della soppressione della rendita. L’indennizzo è quantificato secondo l’apposita tabella, facendo riferimento all’età dell’assicurato in quel momento.


 


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