Assegno postdatato
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12 Giu 2016
 
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Redazione
 


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Assegno postdatato

Assegno a garanzia postdatato con funzione di pagherà cambiari: non solo il patto è nullo, ma può scattare un accertamento fiscale per evasione dell’imposta di bollo.

 

È lecito emettere un assegno post-datato con funzione di “garanzia di un pagamento” e che significa “assegno a garanzia”? Quali sono i rischi, fiscali e non, in cui incorre il creditore in possesso di un assegno post-datato? È vero che il fisco può emettere un accertamento fiscale a chi venga trovato in possesso di assegni post-datati? Una recente sentenza della Cassazione [1] ci consente di fare il punto della situazione. Procediamo, quindi, con ordine.

 

 

Che valore ha un assegno post-datato a garanzia?

L’emissione di un assegno post-datato viene normalmente effettuata per consentire al debitore un margine di tempo in più per adempiere alla propria prestazione e, nello stesso tempo, rassicurare il creditore che l’adempimento non potrà più essere contestato o rifiutato: difatti, con tale documento in mano, il creditore si trova nel possesso di un cosiddetto “titolo esecutivo”, ossia di un atto che è assimilabile (per ciò che si dirà a breve) a una sentenza di condanna del giudice.

Ecco perché si parla, a riguardo, di “assegno a garanzia”: esso garantisce al creditore il pagamento entro la data riportata sull’assegno stesso. Con la consapevolezza che, se detta data spira senza che la somma di denaro venga versata, il prenditore dell’assegno potrà – senza dover ricorrere al tribunale (e, quindi, senza dover necessariamente chiedere un decreto ingiuntivo) – procedere al pignoramento, previa notifica di un atto di precetto (l’intimazione, cioè, notificata a mezzo dell’ufficiale giudiziario, ad adempiere entro 10 giorni). È questa, del resto, la funzione tipica dell’assegno: esso è un titolo esecutivo, ossia contiene un ordine (di forza assimilabile a quella di una sentenza o di un altro pubblico ufficiale) ad adempiere a una determinata prestazione. In difetto, si può procedere con l’ufficiale giudiziario, all’esecuzione forzata (ad esempio: pignoramento dello stipendio, del conto corrente, pensione, automobile, beni mobili posseduti in casa, in ufficio o in azienda, canoni di locazione, ecc.).

 

Comunemente si dice che l’assegno post-datato è illegale (e, quindi, lo sarebbe anche l’assegno a garanzia). Questa affermazione è in parte vera, in parte errata. La legge stabilisce che l’assegno è un ordine – rivolto alla banca – di pagare “a vista” detto titolo a colui che lo esibisce allo sportello. L’unica verifica che può fare lo sportellista dell’istituto di credito è quella sull’autenticità della firma (sulla base di un confronto con quella depositata dal titolare del carnet degli assegni). Questo significa che, se anche l’assegno è post-datato, il creditore potrebbe, in teoria, presentarlo ugualmente in banca e chiederne il pagamento. Senonché, perché ciò avvenga, è necessario prima regolarizzare il titolo con il versamento dell’imposta di bollo e le relative sanzioni. Perché? Ve lo spieghiamo subito.

 

L’assegno post-datato finisce per essere identico e assolvere alla stessa funzione della cambiale. Come noto, infatti, il cosiddetto “pagherò cambiario” è anch’esso un titolo esecutivo il quale contiene però l’impegno a pagare una data somma non già al momento del rilascio del titolo (come invece è per l’assegno), ma ad una data futura, indicata nella cambiale stessa.

Sulla cambiale poi – questo aspetto è particolarmente importante per ciò che si dirà a breve – è dovuta l’imposta di bollo che viene pagata al momento in cui essa viene acquistata. Pertanto chi emette un assegno post-datato (ossia un assegno a garanzia di una prestazione futura) non sta facendo altro che utilizzare l’assegno con la funzione di cambiale; ma in questo modo egli commette anche un’evasione fiscale perché elude il pagamento dell’imposta di bollo che, invece, avrebbe dovuto versare se, al posto dell’assegno, avesse utilizzato lo strumento tipico per i patti di garanzia (ossia la cambiale).

 

Insomma, assegno e cambiale si distinguono perché:

  • l’assegno è l’impegno a pagare immediatamente, con ordine rivolto alla banca a dare la somma a chiunque, in quello stesso istante, presenti il titolo allo sportello. Sull’emissione di assegni non si deve pagare imposta di bollo;
  • la cambiale è invece l’impegno a pagare in una data futura, indicata sulla cambiale stessa. Sull’emissione di una cambiale si paga l’imposta di bollo.

 

È chiaro, quindi, che chi utilizza l’assegno post-datato sta tentando di evitare il versamento dell’imposta di bollo e, pertanto, è soggetto ad accertamento fiscale, salvo che non regolarizzi il titolo e non versi quanto dovuto all’erario a titolo di bollo e di relative sanzioni.

 

In definitiva, è possibile regolarizzare l’assegno post-datato con il versamento dell’imposta di bollo pari allo 0,12% dell’importo indicato. Così facendo è possibile anche scontarlo in banca in quanto è del tutto assimilato ad una cambiale. Ecco perché l’assegno si può comunque dire un titolo civilisticamente valido, ma fiscalmente irregolare. Di conseguenza non è corretto dire che esso sia illegale né tantomeno che sia reato.

 

 

È valido l’assegno a garanzia?

Da quello che abbiamo sinora detto derivano alcune importanti conseguenze. La prima e la più importante è che – così come affermato più volte dai giudici – è nullo l’accordo tra creditore e debitore con cui il primo, al quale sia stato rilasciato un assegno a garanzia, si impegna a non presentarlo in banca prima della scadenza della data ivi riportata. Come detto, infatti, la legge prevede che l’assegno debba essere pagato “a vista” ed ogni patto contrario si considera nullo, ossia come se non fosse mai stato apposto. Quindi, il debitore che crede di essersi tutelato avendo fatto firmare al creditore l’impegno a non incassare l’assegno entro uno specifico termine, in realtà non ha alcuna garanzia. L’assegno può essere presentato in qualsiasi momento presso lo sportello.

 

 

Il debitore può denunciare il creditore per aver incassato prima l’assegno?

Certamente no, in quanto, come detto, l’assegno post-datato non è né un reato, né un illecito civile.

 

 

L’accertamento fiscale

Che succede se il creditore viene però pizzicato dalla Finanza con assegni post-datati nel cassetto? Come detto, l’assegno post-datato è la “prova provata” di una evasione fiscale. E quindi, secondo la Cassazione [1], è legittimo l’accertamento del fisco basato sull’assegno post-datato trovato durante l’ispezione della Guardia di Finanza. Pertanto, è legittimo il pagamento dell’imposta di bollo.

 

L’illecito, in questo caso, non è il fatto in sé della postadatazione dell’assegno (come abbiamo detto è un patto nullo che si considera come mai stipulato), ma la circostanza che tra la data di emissione e quella di scadenza sia trascorso un termine tale da permettere al titolo di pagamento di assumere la funzione del “pagherò cambiario” e, quindi, di eludere il pagamento dell’imposta di bollo.
 

Che può fare il creditore con l’assegno postdatato a garanzia?

L’unica cosa che il creditore può fare se ha in mano un assegno post-datato è regolarizzarlo con il pagamento dell’imposta di bollo. Diversamente il titolo, prima della data di scadenza, è “carta straccia”. Infatti, prima che arrivi il giorno di postdatazione, il creditore non può né utilizzare l’assegno per un pignoramento, né per richiedere un decreto ingiuntivo (leggi “Che può fare il creditore se ha un assegno post-datato”).

In buona sostanza, se anche il creditore ritiene che il debitore non pagherà l’assegno alla sua naturale scadenza, non può utilizzare il titolo per agire direttamente con l’ufficiale giudiziario o presentarlo in tribunale per fare causa al debitore e ottenere contro di lui un ordine di pagamento (decreto ingiuntivo). Deve necessariamente attendere che arrivi la data riportata sull’assegno perché questo possa avere efficacia esecutiva dal punto di vista civilistico.


[1] Cass. sent. n. 11957/2016 del 10.06.2016.

 


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