Mantenimento al figlio per gli studi universitari fuori sede
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12 Giu 2016
 
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Redazione
 


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Mantenimento al figlio per gli studi universitari fuori sede

Spese straordinarie di mantenimento: dopo la separazione, il padre deve pagare alla ex moglie le spese per l’università del figlio anche se non condivide la scelta del trasferimento in un ateneo di un’altra città.

 

Non va concordata, tra gli ex coniugi separati, la scelta di inviare il figlio in un’università di una città diversa se tale decisione è stata presa nell’interesse del ragazzo: così il padre non può opporsi al pagamento della sua quota di spese straordinarie relative agli studi universitari del figlio solo perché non è d’accordo sulla sede dell’ateneo prescelto. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

La giurisprudenza ha ormai elaborato un principio pacifico nell’ambito della ripartizione delle spese straordinarie circa il mantenimento del figlio. Queste ultime devono essere sì divise tra i due genitori nella percentuale stabilita dal giudice della separazione (di norma al 50%), tuttavia la decisione a monte sulla necessità di compiere tale esborso non sempre va concordata previamente tra i due ex coniugi: laddove infatti la scelta è presa nell’interesse del minore (o maggiorenne non ancora autosufficiente economicamente) essa può essere effettuata direttamente dal genitore collocatario (quello cioè presso il quale il giovane convive) senza bisogno di sentire prima il parere dell’altro. Una situazione eccezionale che, come detto, si giustifica solo in quei casi in cui la decisione è rivolta all’esclusivo interesse del figlio, che viene prima rispetto a quelle che sono le eventuali motivazioni personali dei genitori. In tutti gli altri casi – come in quelli di spese voluttuarie, per bisogni non di prima necessità – la decisione va concordata. Ed è chiaro che se si verte nell’ambito di spese borderline, in cui è incerto se si tratti di una spesa necessaria o meno, è sempre meglio agire con prudenza e cercare la concertazione con l’ex.

 

Attenzione però: anche le scelte prese nell’interesse della prole devono fare i conti con il portafoglio. Per cui il genitore collocatario non può pretendere di chiedere il rimborso di spese che eccedano le reali condizioni economiche dell’ex. Così, ad esempio, se la spesa straordinaria per mantenere il figlio in un’università di un’altra città è obiettivamente superiore a quelle che sono le possibilità di reddito del padre, mentre vi è comunque la possibilità per il giovane di frequentare un ateneo più vicino, allora la decisione è illegittima se non concordata. In ogni caso, a dover fornire tale dimostrare è sempre il genitore che partecipa alle spese. Insomma, detto in soldoni, quello che conta è il superiore interesse del figlio e per non partecipare alle spese il genitore deve provare di non avere le possibilità economiche per farlo.

 

Nella sentenza in commento, la Cassazione ha stabilito che il principio di bi-genitorialità non può comportare l’obbligo di rimborsare le sole spese straordinarie che abbiano incontrato il consenso di entrambi i genitori. Vanno così sostenute da entrambi gli ex coniugi tutte le spese che, anche se non concordate prima, siano:

  • nell’esclusivo interesse del minore e non siano voluttuarie
  • purché comunque compatibili con il reddito dei genitori obbligati a concorrere a tali spese.

 

Non c’è alcun obbligo – prosegue ancora la Corte – a carico del coniuge affidatario di informazione e di concertazione preventiva con l’altro coniuge in ordine alla determinazione delle spese straordinarie, quando si tratta di decisione presa nel maggiore interesse del figlio. Sussiste, pertanto, a carico del coniuge non affidatario, un obbligo di rimborso qualora non abbia tempestivamente addotto validi motivi di dissenso.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 18 marzo – 10 giugno 2016, n. 12013

Presidente Ragonesi – Relatore Bisogni

Fatto e diritto

Rilevato che in data 25 gennaio 2016 è stata depositata relazione ex art. 380 bis c.p.c. che qui si riporta con alcune correzioni relative a errori materiali.
1. C.G.B. ha proposto opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto dalla ex moglie M.M.L. per il pagamento della somma di 3.684,00 euro corrispondente al 50% delle spese straordinarie (universitarie e mediche) sostenute per i figli. L’opponente ha rilevato di non dover corrispondere tali somme perché aveva espresso, anche per iscritto, il proprio dissenso sulla effettuazione delle spese in questione e specificamente sull’iscrizione della figlia all’Università degli studi di Milano anziché a quella di Bari.
2. Il Giudice di pace di Matera ha respinto l’opposizione, con sentenza n. 947/11.
3. Il Tribunale di Matera ha confermato la sentenza appellata dal C. rilevando che: a) nessuna specifica contestazione era stata sollevata dall’appellante in ordine alla quantificazione delle spese e alla loro concreta effettuazione, b) quanto al dissenso eccepito dal C. , doveva rilevarsi, dall’esame della documentazione agli atti, un suo sostanziale disinteresse sino a quando non gli era

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[1] Cass. ord. n. 12013/16 del 10.06.2016.

 


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