Nuova disoccupazione, guida completa alla riforma del Jobs Act
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12 Giu 2016
 
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Noemi Secci
 


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Nuova disoccupazione, guida completa alla riforma del Jobs Act

Decreto correttivo del Jobs Act: nuovo stato di disoccupazione, riforma dei servizi per l’impiego, Naspi, Asdi, Dis-Coll.

 

La disciplina della disoccupazione, che ha subìto profondi cambiamenti negli ultimi anni, è stata recentemente rivista dal decreto correttivo del Jobs Act, che sta per essere approvato. La normativa, tra le varie novità, prevede la conservazione dello stato di disoccupazione anche per chi lavora, se il reddito è inferiore a un certo ammontare. Cambia anche il coinvolgimento dei lavoratori, che diventano soggetti attivi nella ricerca di un impiego e devono formarsi e riqualificarsi, anche grazie all’operatività dell’Anpal, l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro.

Vediamo, in questa guida, tutte le novità in materia di disoccupazione: chi ha diritto allo status di disoccupato e alle indennità Naspi, Asdi e Dis-Coll, quando si perdono status e trattamenti, quali sono gli obblighi del lavoratore.

 

 

Stato di disoccupazione: chi ne ha diritto

Ha diritto allo stato di disoccupazione non solo chi è privo di impiego, ma anche chi, pur essendo occupato, ha un reddito inferiore a una determinata soglia: in questo caso, si parla di stato di disoccupazione parziale.

In particolare, la soglia di reddito è pari a:

 

8.000 euro annui, se l’impiego da cui deriva il reddito è subordinato o assimilato (co.co.co.);

4.800 euro annui, se l’impiego da cui deriva il reddito è autonomo (anche occasionale).

 

Se si possiedono redditi da lavoro occasionale accessorio non esistono limiti particolari, salvo quello per la cumulabilità piena dell’indennità di disoccupazione con i voucher: pertanto, è possibile ricevere compensi con i buoni lavoro sino a 7.000 euro netti l’anno.

Attenzione: lo stato di disoccupazione deve derivare da una perdita involontaria dell’impiego. Pertanto, non ha diritto allo status di disoccupato e alle eventuali indennità collegate chi ha perso volontariamente l’impiego, cioè chi ha presentato le dimissioni. Fanno eccezione coloro che si sono dimessi per giusta causa o durante il periodo tutelato di maternità/paternità. Può ottenere lo stato di disoccupazione anche chi ha cessato il rapporto di lavoro per risoluzione consensuale, se la risoluzione è conseguente alla procedura di conciliazione per licenziamento.

Oltre allo stato di disoccupazione ordinario e parziale, si può possedere anche lo stato di lavoratore a rischio disoccupazione: tale status si possiede nel periodo di preavviso che precede il licenziamento, anche se la cessazione del rapporto non è ancora intervenuta.

 

 

Did e patto di servizio

Perché sia riconosciuto lo status di disoccupato, con i vantaggi connessi, è inoltre necessario aver reso la Did, la dichiarazione d’immediata disponibilità all’impiego: questa, se non è resa direttamente all’Inps, assieme alla domanda Naspi (la nuova indennità di disoccupazione), deve essere resa presso il centro per l’impiego. A breve la Did potrà essere resa nel nuovo portale web delle politiche attive del lavoro.

Una volta sottoscritta la Did, con la quale si dichiara la disponibilità allo svolgimento di una nuova occupazione e alle attività di formazione, orientamento e riqualificazione, si viene convocati dal proprio centro per l’impiego per firmare il patto di servizio: nel patto è contenuto un programma personalizzato, che aiuta il lavoratore non solo nella ricerca di un nuovo impiego, ma anche nell’acquisizione di nuove competenze e nella reintroduzione nel mercato del lavoro.

Il programma contenuto nel patto di servizio deve essere rispettato dal disoccupato, che è obbligato a partecipare a tutte le attività previste dal centro per l’impiego, pena sanzioni che consistono, nei casi più gravi, nella perdita dello stato di disoccupazione, oltreché della relativa indennità.

 

 

Indennità di disoccupazione Naspi: chi ne ha diritto

Per ottenere l’indennità di disoccupazione Naspi, ossia la prestazione che spetta a chi perde il proprio impiego di tipo subordinato (che sostituisce la vecchia indennità di disoccupazione ordinaria e a requisiti ridotti, poi diventate Aspi e Mini Aspi), non è sufficiente il solo possesso dello stato di disoccupato, ma sono necessari i seguenti ulteriori requisiti:

 

– possesso di almeno 13 settimane di contributi nei 4 anni che precedono la data della perdita dell’impiego (non 4 anni solari, ma 48 mesi, contando a ritroso dalla fine del contratto di lavoro);

 

– possesso di almeno 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi che precedono la data della perdita dell’impiego (anche in questo caso non deve essere contato l’anno solare, in corso o precedente, ma ci si riferisce ai 12 mesi precedenti alla cessazione, individuabili contando a ritroso dalla data di licenziamento).

 

 

Naspi: periodi che non si contano

Non possono essere contati i periodi già indennizzati, ma determinati periodi possono essere neutralizzati (in pratica, i periodi neutri vengono “saltati”, e si continua a contare a ritroso, come se non esistessero). Tra i periodi neutri ci sono:

 

Cig e Cigs, anche a zero ore;

lavoro all’estero in Paesi non convenzionati;

aspettativa sindacale e chiamata a ricoprire cariche pubbliche elettive;

malattia non integrata dal datore di lavoro;

permessi e congedi Legge 104 (per assistenza di familiari con handicap grave).

 

I precedenti periodi in cui è stata percepita un’indennità di disoccupazione sono esclusi dal computo; tuttavia, se il trattamento non è stato goduto in misura intera, sarà ridotto il totale delle settimane da escludere, in proporzione al rapporto tra la disoccupazione fruita e quella spettante. Per quanto concerne i periodi d’inoccupazione, questi non sono neutri, pertanto non danno luogo all’ampliamento dei 48 mesi.

 

 

Naspi: come si calcola

Per determinare l’assegno mensile di disoccupazione, ci si deve basare sulla retribuzione imponibile degli ultimi 48 mesi, diviso per le settimane di contributi, e moltiplicato per 4,33:

 

– se il risultato è inferiore a 1.195 euro, l’assegno ammonta al 75% dell’importo;

– oltre 1.195 euro, l’assegno risulta così composto: 75% di 1.195 euro, più il 25% della differenza tra  1.195 euro ed il maggior importo, sino ad un limite massimo di 1.300 euro.

 

Le entrate derivanti dalla Naspi sono assimilate ai redditi di lavoro dipendente: pertanto, sull’indennità di disoccupazione spettano le stesse detrazioni previste per i dipendenti, dunque la stessa no tax area (sotto gli 8.000 euro di reddito).

 

 

Naspi: durata

La durata della Naspi è pari alla metà delle settimane contribuite negli ultimi 4 anni, sino a un massimo di 24 mesi. A partire dal 4° mese l’indennità è progressivamente ridotta di un importo pari al 3% mensile.

 

 

Naspi: come si richiede

La Naspi deve essere richiesta all’Inps: la domanda può essere inviata direttamente online, per chi possiede il Pin per i servizi web dell’Istituto o l’identità unica digitale Spid, oppure tramite contact center (al numero 803 164: occorre comunque il Pin) o patronato. Assieme alla domanda di disoccupazione va resa la Did, la dichiarazione di disponibilità all’impiego. Successivamente, come già esposto, si viene convocati per la sottoscrizione del patto di servizio.

 

 

Naspi: quando viene ridotta

Se si percepisce un reddito da lavoro, la Naspi, entro certi limiti, non si perde, ma viene ridotta:

 

– di un importo pari all’80% del nuovo reddito derivante da lavoro subordinato, se questo non supera gli 8.000 euro annui (in pratica, se il nuovo reddito mensile è pari a 500 euro, ne vengono tolti 400 dalla Naspi);

– di un importo pari all’80% del nuovo reddito derivante da lavoro autonomo, se questo non supera i 4.800 euro annui;

– di un importo pari all’80% del nuovo reddito derivante da voucher, se questi non supera i 7.000 euro netti l’anno e superano i 3.000 euro netti (sotto i 3.000 euro non opera alcuna riduzione).

 

 

Assegno di disoccupazione Asdi: chi ne ha diritto

Una volta terminata la fruizione della Naspi, alcuni lavoratori possono avere diritto a un ulteriore trattamento, se ancora non hanno trovato una nuova occupazione: si tratta dell’Asdi, l’assegno di disoccupazione.

Nel dettaglio, l’Asdi spetta ai lavoratori che:

 

– possiedono lo stato di disoccupazione ed hanno sottoscritto col centro per l’impiego il patto di servizio;

 

– hanno terminato la percezione della Naspi (sono esclusi coloro che hanno richiesto la Naspi anticipata in un’unica soluzione);

 

– fanno parte di un nucleo familiare con almeno un minorenne (anche non figlio del richiedente), oppure hanno almeno 55 anni di età;

 

– non hanno i requisiti per l’assegno sociale, la pensione anticipata o di vecchiaia;

 

– hanno un Isee non superiore a 5.000 euro;

 

– non hanno percepito Aspi o Mini Aspi (le vecchie indennità di disoccupazione) sino al 31 dicembre 2015.

 

 

Asdi: a quanto ammonta

L’assegno è pari al 75% dell’indennità Naspi lorda: non può comunque superare l’importo dell’assegno sociale, pari a 448,52 euro (l’importo è però aumentato se sono presenti figli minori nel nucleo).

L’Asdi, a differenza della normale indennità di disoccupazione, è un reddito esente da Irpef, in quanto si tratta di un’indennità di assistenza. È incompatibile con la pensione d’inabilità, di vecchiaia ed anticipata. Non dà diritto ai contributi figurativi ed all’assegno al nucleo familiare (ANF).

 

 

Asdi: quanto dura

L’Asdi ha una durata massima di 6 mesi. Decorre dal giorno successivo in cui termina la corresponsione della Naspi.

 

 

Asdi: come fare domanda

La domanda di Asdi deve essere inviata nel termine perentorio di 30 giorni dalla fine del godimento della Naspi, tramite uno dei seguenti canali:

 

patronato;

 

sito web dell’Inps: per inviare la domanda tramite portale web dell’Istituto, è necessario possedere il Pin dispositivo per l’accesso ai servizi online; la domanda si trova nella sezione “servizi online per il cittadino”, “invio domande di prestazione a sostegno del reddito”;

 

contact center Inps Inail: gli operatori telefonici sono raggiungibili, da fisso, al numero verde 803.164; anche in questo caso è necessario possedere il Pin dispositivo per l’accesso ai servizi online, che verrà richiesto durante la telefonata.

 

 

Dis-Coll

Oltre a Naspi e Asdi, esiste una terza indennità di disoccupazione, che spetta non ai lavoratori subordinati, ma ai co.co.co., cioè a coloro che hanno un contratto di collaborazione coordinata e continuativa.

I requisiti per accedere all’indennità di disoccupazione per Co.co.co., nel 2016, sono:

 

– iscrizione in via esclusiva alla Gestione Separata (con pagamento, dunque, dell’aliquota pari al 31,72%);

3 mesi di contribuzione nell’anno solare che precede la data del termine della collaborazione;

–  almeno un mese di contributi nell’anno in cui si verifica la cessazione del rapporto di collaborazione;

– in alternativa all’ultimo requisito, è sufficiente, nell’anno corrente, l’esistenza di un rapporto di collaborazione della durata di un mese, con compenso pari alla metà della contribuzione mensile minimale.

 

Nel valutare i requisiti, bisogna considerare che un mese di contributi non corrisponde a un mese di effettivo lavoro, ma si possiede il requisito quando la contribuzione minimale è corrispondente a quella dovuta per una mensilità: considerando che il minimale di reddito, nel 2016, è pari a 15.548 euro ed i contributi sul minimale annuo sono pari a 4.931,83 euro. Dunque, per avere il requisito di un mese di contribuzione devono risultare versati almeno 410,99 euro.

Una volta verificata la sussistenza dei requisiti, le modalità di domanda sono le medesime utilizzate per Asdi e Naspi, ossia online (portale Inps, servizi web per il cittadino), tramite contact center o patronato.

 

 

Dis-Coll: quanto spetta

Per calcolare la Dis-Coll, è necessario prima quantificare il reddito medio mensile: questo è pari all’imponibile previdenziale relativo all’anno in corso ed all’anno precedente, diviso per il numero di mesi di contributi, o loro frazione.

La Dis-Coll è pari al 75% dell’imponibile, sino ad un massimo di 1.195 euro; oltre tale soglia, l’indennità andrà determinata incrementando l’imponibile del 25% della differenza tra quest’ultimo e la retribuzione media, sino ad un massimo di 1.300 euro.

 

 

Dis-Coll 2016: quanto dura

La durata della Dis-Coll, nel 2016, corrisponde alla metà dei mesi di contributi, versati dal primo gennaio dell’anno precedente (2015), sino alla data del termine della collaborazione, per un massimo di 6 mensilità.

L’Inps ha specificato che non devono essere contati i periodi per i quali sia stata già goduto un altro ammortizzatore sociale, come già avviene per il calcolo della Naspi.

 

 

Naspi, Asdi e Dis-Coll: quando si perdono

Le tre tipologie di indennità di disoccupazione si perdono se non sono rispettati i programmi di politiche attive del lavoro assegnati ai disoccupati. In particolare, la perdita della prestazione e dello stato di disoccupazione si verifica nei seguenti casi:

 

– per rifiuto di un’offerta di lavoro congrua;

 

– se il lavoratore si assenta per 3 volte alle convocazioni o agli appuntamenti previsti nel patto di servizio (alla prima assenza il trattamento mensile è decurtato di ¼, alla seconda è decurtata una mensilità);

 

– se il lavoratore si assenta per 3 volte alle iniziative di rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di lavoro (alla prima assenza il trattamento mensile è decurtato di ¼, alla seconda è decurtata una mensilità; per la sola Asdi, alla prima assenza si perde una mensilità ed alla seconda l’intera prestazione);

 

– se il lavoratore si assenta per 2 volte alle iniziative formative e di riqualificazione (alla prima assenza si perde una mensilità del trattamento; per la sola Asdi, l’indennità si perde alla prima assenza);

 

– se il lavoratore è rioccupato come dipendente a tempo indeterminato con reddito superiore a 8000 euro annui, o per una nuova attività di lavoro autonomo con introiti annui superiori a 4800 euro);

 

– se il lavoratore raggiunge i requisiti utili alla pensione o all’assegno ordinario d’invalidità (in questo caso, può optare per l’indennità di disoccupazione, se più favorevole);

 

– se il lavoratore inizia un’attività subordinata, autonoma o d’impresa senza comunicarlo all’Inps entro 30 giorni (col modello Asdi o Naspi- Com, a seconda dell’indennità percepita), a meno che la durata del rapporto sia inferiore ai 6 mesi.

 

 

 


 


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Commenti
11 Lug 2016 Leonardo G

Buongiorno, in merito all’articolo non ho capito se il decreto correttivo del Jobs Act con particolare riferimento allo stato di “disoccupazione parziale” sia ad oggi stato approvato e quindi in vigore o meno.
Grazie

 
8 Ott 2016 Stefania Laurella

buongiorno, c’è un indennizzo anche dopo il servizio civile? la paga è minima, non abbiamo nemmeno i contributi….
grazie