Rimborsabili i biglietti aereo per rischio attentati
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12 Giu 2016
 
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Rimborsabili i biglietti aereo per rischio attentati

Se nel Paese di destinazione scoppiano sommosse, si verificano attentati o guerre civili, il viaggiatore ha diritto al rimborso del biglietto per forza maggiore.

 

Consumatori più tutelati: sono infatti rimborsabili i biglietti aerei acquistati per un viaggio internazionale se, nel Paese di destinazione, scoppiano all’improvviso sommosse, attentati o capovolgimenti politico-militari. La sicurezza del viaggiatore prima di tutto, chiarisce una sentenza del Giudice di Pace di Torino di inizio gennaio [1].

Così, se hai acquistato un biglietto aereo per una meta che è diventata tutto d’un tratto incandescente, né potevi prevedere l’aggravarsi della situazione politica in tale regione, hai il diritto di chiedere, alla compagnia aerea, la restituzione dei soldi spesi.

 

La legge [2] impone al vettore aereo di rimborsare il prezzo del biglietto quando il viaggio risulti impedito da una causa “non imputabile al passeggero”.

In particolare la norma recita nel seguente modo: “Se la partenza del passeggero è impedita per causa a lui non imputabile, il contratto è risolto e il vettore restituisce il prezzo di passaggio già pagato”, ove per “prezzo di passaggio” si intende il prezzo del biglietto pagato.

Inoltre “Al vettore deve essere data tempestiva notizia dell’impedimento e il passeggero è responsabile del danno che il vettore provi di aver sopportato a causa della ritardata notizia dell’impedimento, entro comunque i limiti massimi dell’importo del prezzo del biglietto”.

 

Il fatto impeditivo non deve quindi essere necessariamente “oggettivo”, tale cioè da escludere completamente la possibilità del trasporto (ad esempio, la sospensione di tutti i voli per una determinata destinazione), ma è sufficiente che la situazione sia tale da mettere in pericolo la sicurezza dell’utente. Tanto più se – come nel caso di specie – il sito del ministero degli esteri indica la destinazione incriminata tra quelle fortemente sconsigliate; in tal caso, infatti, non è dovuta neanche la penale per il recesso.

Secondo il giudice di pace torinese, l’attuale legge consente la restituzione del prezzo anche per quegli “eventi imprevedibili, nella loro generalità”, capaci di impedire, suo malgrado, al passeggero di affrontare il viaggio. A quest’ultimo deve essere garantito uno standard minimo di sicurezza nello Stato di destinazione del viaggio.

 

Il vettore aereo allora deve essere condannato al rimborso del biglietto all’utente che ha rinunciato al viaggio nel Paese estero per la gravissima situazione politica che lo agita, salvo che la compagnia aerea dimostri di avere informato il passeggero, al momento dell’acquisto del biglietto, dell’impossibilità del rimborso del prezzo. Infatti la clausola contrattuale relativa alla non rimborsabilità dei biglietti si considera “vessatoria”: essa, cioè, per essere valida, va appositamente firmata dal consumatore con una seconda sottoscrizione (ulteriore rispetto a quella apposta alla fine del contratto); ciò allo scopo di rendere quest’ultimo cosciente della perdita del diritto al rimborso.

 

Se, pertanto, hai paura di prendere un volo aereo per casi di forza maggiore quali attentati terroristici, calamità naturali, problemi dal punto di vista della sicurezza ecc., la prima cosa da fare è informare immediatamente la Compagnia aerea, con una email accompagnata da una raccomandata a.r. in cui fai presente di non poter prendere più il volo per cause da te non dipendenti.

 

Se la compagnia aerea dovesse chiederti il rimborso delle penali per il recesso dal contratto, sappi che la pretesa è illegittima se la meta di destinazione è indicata, sul sito del ministero degli Esteri, tra quelle sconsigliate. Per avere maggiori informazioni sul Paese che si intende visitare, anche sotto il profilo della sicurezza, è consigliabile consultare il sito della Farnesina “Viaggiare sicuri” (al seguente indirizzo internet: www.viaggiaresicuri.mae.aci.it), dove si possono trovare tutte le informazioni aggiornate ed eventualmente gli avvisi che sconsigliano la partenza per quei luoghi. Solo quando vi sia tale avviso e solo nei termini previsti dall’avviso stesso (a volte per esempio l’avviso è valido solo per le partenze previste per i giorni immediatamente successivi all’attentato o alla calamità naturale, ma non vale per i consumatori in partenza una o due settimane dopo) il consumatore che recede da tale contratto non deve versare la penale e gli devono essere restituite eventuali somme già versate. Negli altri casi, la penale potrebbe essere richiesta.

 

In ultimo, la compagnia potrà opporre al cliente la clausola del “non rimborso” solo se questa è stata appositamente approvata e controfirmata dal consumatore.

 


[1] G.d.P. Torino, sent. n. 505/16 del 28.01.2016.

[2] Art. 45 del d.lgs. 96/2005.

 


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