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Lo sai che? Pubblicato il 13 giugno 2016

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Lo sai che? PCT: casella Pec dell’avvocato piena, notifica valida

> Lo sai che? Pubblicato il 13 giugno 2016

Posta elettronica certificata: se l’account presenta la casella piena, la notifica dell’ordinanza del tribunale è valida e i termini decorrono ugualmente.

L’avvocato deve curare il proprio account di posta elettronica certificata (Pec), scaricando costantemente i messaggi dal server e facendo attenzione che vi sia sempre dello “spazio libero” per accogliere nuove email: questo perché, se dovesse arrivare una notifica (come quella da parte di un tribunale, con una comunicazione ufficiale relativa a un processo in corso), detta notifica, benché tornata indietro al mittente per “spazio insufficiente” nella casella di posta, si considererebbe comunque valida. È questa la conclusione cui perviene il Tribunale di Milano con una recente ordinanza [1].

La vicenda

Un avvocato aveva presentato un’istanza di sospensione ad un pignoramento, nel corso di un giudizio di opposizione all’esecuzione forzata. Contro il rigetto dell’istanza, aveva poi proposto reclamo al Collegio [2]. Il Presidente del Collegio aveva fissato la prima udienza di comparizione delle parti, assegnando al reclamante un termine per la notifica del ricorso e del decreto. Ma la comunicazione di cancelleria, con il provvedimento del giudice, “tornava indietro” perché la casella Pec dell’avvocato era “piena”. Il legale, così, in prima udienza, chiedeva di essere rimesso nei termini, con l’emissione di un nuovo decreto e di un nuovo termine per la notifica. Il tribunale però respingeva l’istanza.

L’avvocato deve svuotare il proprio indirizzo Pec

Nel caso in cui la casella di posta elettronica certificata sia “piena” perché l’avvocato non ne ha curato la gestione, scaricando dal server i messaggi più “pesanti” e lasciando spazio vuoto per le successive email, le notifiche devono comunque considerarsi valide. Con la conseguenza che, se da tale notifica decorrono dei termini perentori (per appellare, per notificare, per costituirsi in giudizio, ecc.), non sarà ammessa la remissione in termini.

La mancata ricezione del decreto – scrive il tribunale di Milano – è “ascrivibile alla sfera di organizzazione del legale di parte reclamante, che non ha fatto diligente uso del proprio account di Pec”. Così, nel caso di specie, il reclamo è stato dichiarato inammissibile.

La legge [3] stabilisce che, nei procedimenti civili le comunicazioni (e le notificazioni) della cancelleria devono effettuarsi “esclusivamente per via telematica» all’indirizzo p.e.c. risultante da pubblici elenchi o comunque accessibili alle pubbliche amministrazioni. Se la comunicazione (o notificazione) tramite p.e.c. è impossibile “per cause imputabili al destinatario” essa si ha per effettuata mediante deposito in cancelleria, essendo quest’ultima tenuta ad ovviare con l’uso di mezzi alternativi – quali l’invio di telefax o l’inoltro tramite ufficiale giudiziario – all’impossibilità di usare la p.e.c. nel solo caso in cui ciò non dipenda da causa imputabile al destinatario.

Invece, la mancata ricezione di un provvedimento della cancelleria per “casella di posta elettronica piena” è un fatto che dipende proprio dal destinatario e, in particolare, è ascrivibile alla sua sfera di organizzazione, non avendo quest’ultimo fatto diligente uso del proprio account di p.e.c.. L’avvocato, infatti, ha l’obbligo di controllare con la necessaria periodicità la capienza residua della casella PEC, di scaricare e cancellare i messaggi che ne rendevano satura la memoria e, in definitiva, di porsi in condizione di ricevere i messaggi della cancelleria.

note

[1] Trib. Milano, ord. del 27.04.2016.

[2] Art. 624 cod. proc. civ.

[3] Art. 16 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, come convertito nella L. 17 dicembre 2012, n. 221 e s.m.i.

Autore immagine: 123rf com

R.G. n. 15600/2016

TRIBUNALE DI MILANO

TERZA SEZIONE CIVILE
Il Tribunale in composizione collegiale nelle persone dei seguenti

magistrati:

Dott. Dott.ssa Dott.

Cesare de Sapia Simonetta Scirpo Roberto Angelini

Presidente Giudice Giudice relatore

sciogliendo la riserva assunta all’udienza del 20 aprile 2016,
nel procedimento per reclamo iscritto al numero di ruolo generale indicato in epigrafe

promosso da:

, con il patrocinio dell’Avv. , elettivamente domiciliati presso il difensore in Milano alla Via ____

n. 1

avverso

l’ordinanza emessa ai sensi dell’art. 624 c.p.c. dal G.E. ad esito dell’udienza tenutasi in data 1° marzo 2016 nell’ambito del procedimento di esecuzione per rilascio R.G.E. n. 1202/2016 promosso dall’Avv. __________, in qualità di professionista delegato e custode nelle procedure esecutive immobiliari riunite R.G.E. nn. 1706/2008+2142/2011, in forza di provvedimento in data 6 luglio 2012, nonché di successiva ordinanza di rilascio degli immobili pignorati, in data 4 ottobre 2015, a sua volta promossa dalla _______________ s.p.a. (c.f.: ____________), in persona del rappresentante legale pro tempore;

rilevato

– che il reclamo è stato depositato in data 15 marzo 2016;

reclamanti

– che con decreto presidenziale del 23 marzo 2016 è stata fissata udienza di trattazione in data 20 aprile 2016 e assegnato termine a parte reclamante per la notifica del reclamo e del succitato decreto sino al giorno 31 marzo 2016; – che la suddetta notifica non è stata effettuata;

– che con istanza urgente al collegio del 18 aprile 2016 il legale dei reclamanti, premesso di aver «appreso dell’intervenuta emissione del suddetto provvedimento soltanto in data 18 aprile 2016, ad esito di un controllo effettuato a mezzo Consolle Avvocato», ha rappresentato di non aver mai ricevuto comunicazione dalla cancelleria del menzionato decreto con apposito messaggio a mezzo p.e.c. e ha, pertanto, chiesto – sul presupposto di non essere stato posto nella condizione di provvedere tempestivamente alla notifica del reclamo e del decreto nel termine all’uopo ivi assegnato – di «emettere nuovo decreto di fissazione dell’udienza di trattazione e del relativo termine per la notifica del reclamo e del medesimo provvedimento»;

rilevato

che dall’attestazione telematica relativa ai dati desunti dal registro di cancelleria è emerso che quest’ultima ha regolarmente eseguito la predetta comunicazione in data 23 marzo 2016 nei confronti del legale dei reclamanti, ottenendo dal gestore di p.e.c. del destinatario ricevuta di mancata consegna con la seguente causale: «casella piena»;

considerato

– che, ai sensi dell’art. 16 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, come convertito nella L. 17 dicembre 2012, n. 221 e s.m.i., nei procedimenti civili le comunicazioni (e le notificazioni) a cura della cancelleria devono effettuarsi «esclusivamente per via telematica» all’indirizzo p.e.c. risultante da pubblici elenchi o comunque accessibili alle pubbliche amministrazioni (comma 4);

– che, sempre ai sensi della citata disposizione, se la comunicazione (o notificazione) tramite p.e.c. è impossibile «per cause imputabili al destinatario» essa si ha per effettuata mediante deposito in cancelleria (comma 6), essendo quest’ultima tenuta ad ovviare con l’uso di mezzi alternativi – quali l’invio di telefax o l’inoltro tramite ufficiale giudiziario a norma degli artt. 136 e 137 c.p.c. – all’impossibilità di usare la p.e.c. nel solo

caso in cui ciò non dipenda da causa imputabile allo stesso destinatario (comma 8);

ritenuto

che nel caso di specie la mancata ricezione e presa visione del decreto di fissazione dell’udienza collegiale e del termine per notificare alle controparti il decreto stesso unitamente al reclamo sia ascrivibile alla sfera di organizzazione del legale di parte reclamante, che non ha fatto diligente uso del proprio account di p.e.c., avendo omesso di controllare con la necessaria periodicità la capienza residua della casella, di scaricare e cancellare i messaggi che ne rendevano satura la memoria e, in definitiva, di porsi in condizione di ricevere il suddetto messaggio della cancelleria;

ritenuto

che, pertanto, l’istanza depositata nell’interesse dei reclamanti non meriti accoglimento, così come irricevibile, per effetto del quadro normativo sopra sinteticamente esposto, si riveli l’argomentazione, verbalizzata in sede di udienza collegiale, secondo cui la cancelleria avrebbe dovuto ovviare alla mancata ricezione del messaggio p.e.c. facendo uso del telefax,

p.q.m.

dichiara inammissibile il reclamo. Nulla sulle spese. Milano, 20 aprile 2016

Il Presidente Dott. Cesare de Sapia

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