PCT: errori scusabili dell’avvocato
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13 Giu 2016
 
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PCT: errori scusabili dell’avvocato

Processo civile telematico: l’errore materiale che non impedisce all’atto di raggiungere il proprio scopo, come nel caso di digitazione non corretta di un R.G., è scusabile.

 

Quando l’errore di digitazione, commesso dall’avvocato con il Processo Civile Telematico (PCT), non impedisce all’atto di raggiungere il proprio scopo ed essere ricevuto dalla cancelleria, non è causa di invalidità della comunicazione; essa pertanto deve considerarsi ugualmente valida nonostante l’errore materiale. È questa la linea che va affermandosi in giurisprudenza, una linea che lascia maggiore respiro agli avvocati in caso di omissioni o sviste negli adempimenti telematici. Le buone notizie per i professionisti alle prese con il PCT vengono da due ordinanza rispettivamente del Tribunale di Milano e di Torino. Eccole qui di seguito.

 

 

L’errore nel numero di ruolo (RG)

Secondo il tribunale di Milano, l’errore nella digitazione del numero di RG (o la sua completa omissione) non può considerarsi una svista tale da pregiudicare la validità dell’iscrizione a ruolo, benché quest’ultima sia stata rifiutata dalla cancelleria. Infatti, pur essendo corretto l’orientamento in merito alla necessità, ai fini della tempestività del deposito in cancelleria dell’atto tramite PCT, di ottenere tutte e quattro le ricevute, soltanto la terza ricevuta, ossia gli esiti di controllo automatici, possono essere valutati come causa di non tempestivo deposito. Una volta, invece, che sia positivo l’esito dei controlli automatici, si ritiene che la Cancelleria non possa rifiutare l’atto, se non nei casi più gravi di errori cosiddetto FATAL.

 

Per approfondimenti su questa tematica leggi il testo originale dell’ordinanza e il commento in “Deposito telematico: quale PEC vale per il rispetto dei termini?”.

 

Secondo il Tribunale, l’assenza o l’errata indicazione del numero di ruolo può essere superata con l’apertura del file contenente il ricorso (inviato attraverso il software applicativo), a condizione però che in tale documento siano evidenziati, oltre che sezione e nome del giudice, anche l’R.G.. Peraltro, l’errore non rientra tra quelli che impediscono materialmente l’accettazione dell’atto. Il giudice, in questi casi, deve dunque disporre la prosecuzione della causa.

 

Nella vicenda in esame, un avvocato aveva riassunto una causa con deposito tramite PCT, omettendo però il numero di ruolo. L’atto veniva perciò rifiutato dal cancelliere. Quando il legale si accorgeva di ciò, provvedeva a depositare un nuovo ricorso, ma a termini già scaduti. Il tribunale, nonostante l’errore materiale, disponeva la prosecuzione della causa.

 

 

L’errore nell’anno di iscrizione

Simile la conclusione cui è approdato il tribunale di Torino [2]. Nel caso di specie, la cancelleria rigettava il deposito di una comparsa di costituzione e risposta in quando l’anno di iscrizione a ruolo della causa veniva riportato in modo errato (era indicato il 2016 anziché il 2015). Il giudice ha comunque ritenuto valido il deposito, trattandosi di un errore “non grave” (o, se si preferisce, di un “mero errore materiale” o di una svista). Un errore che, in caso di deposito nelle forme tradizionali, non determina “alcuna conseguenza, se non quella di una rettifica (“correzione a mano”) dell’atto in fase di deposito” quando il cancelliere rileva e segnala l’imprecisione.

 

 

Il cancelliere non può rifiutare il deposito

L’ordinanza ricorda il contenuto della Circolare del Ministero della Giustizia del 23 ottobre 2015 (Adempimenti di cancelleria relativi al Processo Civile Telematico) la quale prevede che “Le cancellerie, in presenza di anomalie del tipo WARN o ERROR, dovranno dunque, ove possibile, accettare il deposito, avendo tuttavia cura di segnalare al giudice ogni informazione utile in ordine all’anomalia riscontrata. Resta quindi il fatto che il deposito con modalità telematiche si ha per avvenuto al momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del Ministero della giustizia. L’accettazione da parte della cancelleria non costituisce, infatti, deposito ma mero inserimento dell’atto nel fascicolo telematico. In generale quindi non pare legittimo condizionare la validità e tempestività del deposito al buon esito dell’operazione di inserimento nel fascicolo digitale. Né può ammettersi che anomalie che bloccano l’inserimento nel fascicolo sortiscano l’effetto di travolgere retroattivamente il deposito.

Nel caso quindi di errore materiale non grave è possibile accettare il deposito (“forzando” l’accettazione e superando l’errore di tipo ERROR); la soluzione più adeguata è proprio quella di ordinare alla cancelleria di accettare e inserire nel fascicolo telematico l’atto processuale.

 

 

La casella PEC deve essere sempre libera

Con una terza ordinanza, il tribunale di Milano [3] ha ritenuto valida la notifica di cancelleria, effettuata sulla Pec dell’avvocato, benché la comunicazione sia tornata indietro per via della “casella piena” (il titolare dell’account, nel caso di specie, aveva dimenticato di scaricare i messaggi dall’account di posta elettronica).

Il legale è tenuto alla corretta e diligente gestione della propria casella di posta elettronica certificata. Tutte le volte in cui la notifica della cancelleria non può avvenire sul Pec per “causa non imputabile all’avvocato”, essa può essere eseguita nelle forme tradizionali e con deposito in cancelleria. Tuttavia, il fatto che la casella di posta certificata non sia stata svuotata è un fatto ascrivibile all’incuria del professionista e, pertanto, la notifica si considera ugualmente valida. Per approfondimenti sul tema e per leggere il provvedimento per esteso consulta l’articolo “PCT: casella PEC dell’avvocato piena, notifica valida”.


La sentenza

R.G. 32325/2015

Il Giudice dott. Marco Ciccarelli, nella causa n. r.g. 32325/2015,

premesso

– la convenuta C. M. in data 25.3.16 ha depositato per via telematica comparsa

di costituzione e risposta contenente domanda riconvenzionale nel procedimento RG 32325/2015, ricevendo alle ore 18:21, ricevute di accettazione e di avvenuta consegna;

– alle ore 22:33 dello stesso giorno, la convenuta riceveva PEC avente ad oggetto “Esito controlli automatici deposito” dal testo “allegato non riconosciuto. Sono necessarie verifiche tecniche …”;

– alle ore 10:33 del 29.3.16 (dopo la scadenza del termine di costituzione, spirato il 26.3.16), la convenuta riceveva PEC avente ad oggetto “Accettazione deposito”, del seguente tenore: “Allegato non riconosciuto. Deposito su fascicolo errato. Atti rifiutati il 29/03/2016”;

– la ragione del rifiuto è da ricercare nel fatto che la M. ha indicato, sia nel file xlm, sia nell’allegato principale (comparsa di risposta), un errato numero di ruolo anziché 32325/2015);

– la convenuta, con istanza depositata il 29.3.2016, chiede, in via gradatamente subordinata:

o di ritenere valido e tempestivo il deposito effettuato in data 25 marzo 2016;

o di essere rimessa in termini, ex art. 153 c.p.c., per il deposito della

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[1] Trib. Milano, ord. del 23.04.2016.

[2] Trib. Torino, ord. del 13.05.2016.

[3] Trib. Milano, ord. del 27.04.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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