Dichiarazione dei redditi: il ritardo nell’invio ricade sul contribuente
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13 Giu 2016
 
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Dichiarazione dei redditi: il ritardo nell’invio ricade sul contribuente

Se il commercialista non invia la dichiarazione dei redditi, o lo fa in ritardo, a risponderne è solo il suo cliente, essendo questi tenuto a controllare l’operato del commercialista.

 

Non si può dormire su sette cuscini solo perché si è deciso di affidare la propria contabilità al commercialista: se quest’ultimo, infatti, dimentica di inviare la dichiarazione dei redditi all’Agenzia delle Entrate o lo fa con ritardo, le sanzioni ricadono comunque sul contribuente. A dirlo è una recente ordinanza della Cassazione [1].

 

Quando il cliente incarica un professionista dell’invio telematico della dichiarazione dei redditi deve poi controllare che il mandato conferito sia adempiuto in modo tempestivo e regolare: non è infatti il fisco a dover provare che il mancato deposito entro i termini sia dovuto a una leggerezza del contribuente. È piuttosto quest’ultimo tenuto a dar prova del contrario. In che modo? Il contribuente non è responsabile dell’errore professionale del proprio commercialista o dell’intermediario abilitato solo se quest’ultimo abbia agito in modo fraudolento (come nel caso in cui il commercialista riesca a nascondere al cliente di non aver adempiuto all’incarico ricevuto); in tale ipotesi il contribuente che voglia evitare le sanzioni fiscali deve denunciare penalmente il professionista e presentare copia della querela all’Agenzia delle Entrate per ottenere la cancellazione delle multe.

 

Fuori da questo caso per così dire “patologico”, tutti gli errori professionali dell’intermediario abilitato alla trasmissione delle dichiarazioni dei redditi ricadono sul suo cliente, in quanto è su quest’ultimo che la legge addossa l’obbligo di redigere in modo fedele la dichiarazione fiscale e di presentarla all’Agenzia delle Entrate. Se il contribuente decide di “sbarazzarsi” di quest’onere, delegando un professionista, dovrà anche verificare che questi faccia correttamente il suo lavoro, portandolo a termine regolarmente.

Insomma, il contribuente resta sempre tenuto a vigilare che l’intermediario svolga il proprio mandato nei modi e tempi previsti.

 

In tema di sanzioni tributarie, la legge [2] stabilisce che intanto si può punire il contribuente in quanto questi sia consapevole del comportamento sanzionato. A tal fine non è necessario che la condotta sia dolosa (ossia posta in malafede); è sufficiente anche la semplice colpa, ossia la negligenza.

Inoltre il contribuente ha l’obbligo di presentare la propria dichiarazione, di redigerla correttamente e di versare le imposte dovute in seguito all’autoliquidazione. Nell’ipotesi in cui affidi tali adempimenti ad un intermediario, è suo preciso obbligo verificare che tutto sia tempestivamente eseguito. Pertanto, qualora non lo faccia, egli è punibile per “negligenza”.

Infatti, gli obblighi tributari relativi alla presentazione della dichiarazione ed alla tenuta delle scritture hanno carattere strettamente “personale”: ricadono, cioè, solo ed esclusivamente sul contribuente. Non sono quindi adempiuti dal contribuente con il semplice conferimento dell’incarico ad uno studio professionale. Detto in parole povere, non sono ammessi facili giochi di “scaricabarili”.

 

Tali obblighi, pertanto, non possono considerarsi assolti con il mero affidamento ad un professionista, poiché è necessaria un’attività di controllo e di vigilanza sulla loro effettiva esecuzione, superabile soltanto nell’ipotesi di comportamento fraudolento del professionista stesso, volto cioè a mascherare il proprio inadempimento dell’incarico ricevuto.

 

Tra l’altro l’intermediario inadempiente degli obblighi di mandato assunti è soggetto a specifica sanzione [3].


[1] Cass. ord. n. 11832/16 del 9.06.2016.

[2] Dlgs 472/97.

[3] Dlgs 241/1997 art. 7-bis.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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