Assegnazione della casa alla ex non sposata se ci sono figli?
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13 Giu 2016
 
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Redazione
 


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Assegnazione della casa alla ex non sposata se ci sono figli?

La mia ex ragazza è incinta: non siamo sposati né abbiamo mai convissuto; può pretendere di venire a vivere da me o, addirittura, chiedere al giudice che le venga assegnato il mio appartamento?

 

La possibilità che il giudice, in presenza di figli avuti da una coppia, assegni la casa familiare (o tetto coniugale) a uno dei due genitori , anche se non proprietario dell’immobile, è subordinata alla presenza di alcune condizioni:

  • l’esistenza di una coppia regolarmente sposata o convivente;
  • la presenza di figli minori o maggiorenni non ancora autosufficienti dal punto di vista economico.

 

Se manca anche uno solo di tali requisiti il diritto al godimento della casa familiare viene meno. Così come viene meno anche nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva stabilmente con un’altra persona o contragga nuovo matrimonio.

Occorre, infatti che vi sia una casa familiare in cui i coniugi o la coppia convivano (o abbiano convissuto) e che costituisca il centro degli interessi e degli affetti in cui si articola la vita familiare; la assegnazione, infatti, viene disposta nel primario interesse dei figli a non essere privati dall’habitat domestico nel quale hanno sempre vissuto.

 

Se la coppia, quindi, non è mai stata sposata e,soprattutto non ha mai convissuto, la madre non può accampare alcun diritto sull’immobile del partner mai abitato da lei e dal bambino, benché il minore conviva con lei presso la sua abitazione: non potrà quindi né chiedere l’assegnazione, né di essere ospitata, anche qualora non abbia un tetto ove vivere (condizione quest’ultima che potrebbe, tutt’al più, comportare la possibilità che il giudice collochi stabilmente il bambino presso il padre, in quanto titolare di abitazione).

 

Il padre resta comunque tenuto al riconoscimento del figlio e a concordare con la madre la misura di un assegno di mantenimento mensile per il minore (che dovrà tener conto degli esborsi legati alle esigenze abitative del bambino), oltre a concorrere, nella misura del 50%, alle spese straordinarie (istruzione, spese mediche, ecc.).

 

Diverso è il discorso se la coppia abbia convissuto o continui a convivere. In tal caso, la Corte Costituzionale ha equiparato la posizione della famiglia di fatto a quella fondata sul matrimonio; il giudice ha pertanto il potere di provvedere ugualmente all’assegnazione della casa familiare, poiché tale l’assegnazione ha lo scopo di tutelare i figli, a prescindere se nati fuori o dentro il matrimonio. Rientra dunque nel diritto del minore la permanenza nel medesimo ambiente domestico.

Dunque, la ex convivente può rivendicare l’assegnazione della casa familiare solo in presenza di tali due condizioni:

  • vi sia stata convivenza stabile nella abitazione del compagno, tale cioè da essere considerata equiparabile a quella di una coppia sposata (non si deve trattare, quindi, di convivenza sporadica);
  • la coppia abbia avuto figli e questi siano ancora minori o maggiorenni non autosufficienti dal punto di vista economico.

Autore immagine: 123rf com

 


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