Ho diritto al congedo matrimoniale se mi risposo?
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2 Ago 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Ho diritto al congedo matrimoniale se mi risposo?

Congedo matrimoniale: si ha diritto all’assenza e all’indennità dell’Inps per il secondo matrimonio e per i successivi?

 

Devo assentarmi dal lavoro per 2 settimane perché mi risposo: ho diritto al congedo matrimoniale anche per il secondo matrimonio?

 

I lavoratori hanno diritto al congedo matrimoniale ed alla relativa indennità corrisposta dall’Inps anche se il matrimonio non è il primo: questo, a prescindere dal fatto che per le prime nozze sia già stato fruito o meno il congedo matrimoniale retribuito. Inoltre, non rileva il fatto che le nozze siano successive al decesso del precedente coniuge o al divorzio.

 

 

Congedo matrimoniale: per quanto spetta

Ricordiamo che il congedo matrimoniale spetta al lavoratore e alla lavoratrice in occasione delle nozze aventi validità civile: si tratta di un congedo retribuito, generalmente della durata di 15 giorni (la durata è differente a seconda del contratto collettivo applicato).

Il congedo non è computato assieme alle ferie annuali, in quanto è un periodo aggiuntivo rispetto alle assenze retribuite spettanti normalmente, come ferie e permessi. Difatti, le festività che cadono durante il periodo di congedo sono pagate a parte.

L’inizio del congedo non deve per forza coincidere col giorno delle nozze: la distanza tra questa data e l’inizio dell’assenza retribuita, però, se non è stabilita dai contratti collettivi, deve essere ragionevole [1] e non eccessiva.

 

 

Congedo matrimoniale: com’è retribuito

La retribuzione del congedo matrimoniale è stabilita dai contratti collettivi: normalmente è pari alla paga ordinaria spettante al lavoratore.

Durante il congedo maturano tutti i ratei ordinariamente spettanti al lavoratore: ferie, tredicesima, eventuale quattordicesima, permessi e tfr.

L’assegno per congedo matrimoniale non può essere cumulato con le prestazioni di malattia, maternità, CIG e CIGS. Dato che l’indennità per congedo matrimoniale risulta maggiore rispetto a questi trattamenti,  viene erogata al loro posto, in quanto il lavoratore ha diritto alla prestazione più favorevole.

L’unica eccezione è costituita dall’indennità giornaliera di inabilità per infortunio sul lavoro: questa, infatti, dovendo essere necessariamente corrisposta, fa sì che l’assegno possa essere erogato solo nei limiti della differenza tra l’importo spettante e quanto già corrisposto dall’Inail.

 

 

Congedo matrimoniale: chi lo corrisponde

L’indennità è a carico sia dell’Inps che del datore di lavoro, ma vi sono delle particolarità a seconda della categoria a cui il dipendente appartiene.

Nel dettaglio, possono percepire l’assegno matrimoniale dall’Inps:

 

– gli operai dipendenti da aziende industriali, artigiane o cooperative (il beneficio, in quest’ipotesi, spetta per un massimo di 8 giorni, ed è anticipato dall’azienda, che garantisce l’assegno nelle successive giornate, sino ad arrivare a 15 giorni di durata del congedo);

 

-i lavoratori disoccupati o sospesi, se sono stati occupati per almeno 15 giorni nei 90 giorni precedenti la data del matrimonio;

 

– i lavoratori disoccupati a seguito di dimissioni presentate per contrarre matrimonio;

 

– i lavoratori licenziati per cessazione dell’attività;

 

–  i lavoratori assenti dal servizio per un giustificato motivo (malattia, sospensione dal lavoro, richiamo alle armi);

 

– i lavoratori extracomunitari che si sposano all’Estero, se hanno prestato la propria attività presso un’azienda italiana, risultano residenti in Italia ed hanno acquisito lo status di coniugati nel nostro Paese.

 

 

Domanda di congedo matrimoniale

Non esiste un modulo prestabilito per inviare la domanda di congedo al datore di lavoro (è sufficiente anche un’istanza informale in carta semplice): è però necessario, secondo la maggior parte dei contratti collettivi, che il lavoratore presenti l’attestazione dell’avvenuta celebrazione del matrimonio.

Per quanto riguarda, invece, la domanda di assegno matrimoniale, nei casi in cui è pagato direttamente dall’Inps, questa deve essere presentata:

 

– in via telematica, tramite il sito web dell’Istituto, alla sezione “Servizi per il cittadino” (sarà necessario munirsi di apposito codice pin o dell’identità unica digitale spid);

– tramite contact center Inps Inail (è comunque necessario il possesso del Pin);

– tramite patronato.

 

All’istanza deve essere allegata la documentazione che attesti l’avvenuto matrimonio e la copia dell’ultima busta paga, che servirà all’Inps per il calcolo dell’indennità.


[1] Cass. sent. n. 9150/2012.

 


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