Pensione anticipata Ape, penalizzazioni più basse per i disoccupati
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14 Giu 2016
 
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Noemi Secci
 


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Pensione anticipata Ape, penalizzazioni più basse per i disoccupati

Decurtazione dell’assegno di pensione Ape differente a seconda della categoria del lavoratore: meno tagli per disoccupati ed esuberi.

 

La decurtazione della pensione ad opera dell’Ape, il nuovo anticipo pensionistico, non dipenderà soltanto dall’ammontare del futuro trattamento, ma sarà anche differenziata in base alla categoria a cui appartiene il lavoratore: in particolare, le penalizzazioni saranno molto più basse per i disoccupati ed i dipendenti a rischio esubero. È quanto reso noto dal team di esperti di Palazzo Chigi che attualmente sta lavorando alla normativa dell’anticipo della pensione. Tra le novità, è prevista anche l’apertura dell’Ape ai dipendenti pubblici.

Ma facciamo un breve punto della situazione, per capire come funzionerà questa nuova pensione anticipata, a quanto ammonteranno i tagli dell’assegno e chi potrà beneficiarne.

 

 

Ape: che cos’è

L’Ape, acronimo di anticipo pensionistico, è uno strumento che consente di percepire il trattamento previdenziale con 3 anni di anticipo rispetto all’età prevista per la pensione di vecchiaia. Attualmente l’età per la pensione di vecchiaia è pari a:

 

66 anni e 7 mesi per i lavoratori e le dipendenti pubbliche (dunque con l’Ape per questi soggetti sarebbe possibile pensionarsi a 63 anni e 7 mesi);

66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome (con l’Ape si potrebbero pensionare a 63 anni e 1 mese);

65 anni e 7 mesi per le lavoratrici dipendenti(con l’Ape si potrebbero pensionare a 62 anni e 7 mesi).

 

I requisiti, nel 2018, si innalzeranno fino ad arrivare a 66 anni e 7 mesi per tutti. Secondo quanto reso noto dal Governo, nel 2017 saranno coinvolti nell’anticipo i nati dal 51 al 53 e nel 2018 anche i nati nel 54.

Per raggiungere la pensione di vecchiaia con l’anticipo, però, non basterà il requisito di età, ma saranno necessari almeno 20 anni di contributi, come già previsto per l’ordinario trattamento di vecchiaia (forse il requisito potrà essere abbassato a 15 anni per i beneficiari della Legge Amato).

In cambio dell’anticipo della pensione è prevista una penalizzazione percentuale, che varia, come abbiamo accennato, sia in base all’ammontare della futura prestazione, che secondo la categoria a cui appartiene il lavoratore.

 

 

Ape: penalizzazioni differenti

L’anticipo pensionistico sarà realizzato grazie al prestito da parte di una banca convenzionata. Il prestito, con ammortamento ventennale, dovrebbe poi essere restituito dal pensionato con la decurtazione del trattamento. È chiaro, quindi, che all’aumentare della futura pensione, aumentando il finanziamento necessario, la percentuale di taglio risulterà più alta.

La penalizzazione della pensione, per i soggetti non appartenenti a particolari categorie, dovrebbe variare, a seconda dell’anticipo, dall’1% all’15%.

Vi sono, però, delle categorie agevolate, per le quali la penalizzazione non dovrebbe salire oltre il 3-4%: si tratta dei disoccupati di lunga durata e dei lavoratori a rischio esubero.

Per questi lavoratori, il taglio della pensione sarà minimizzato da una detrazione a carico dello Stato, che, nei casi di maggiore necessità, arriverà quasi ad azzerare la penalizzazione.

Peraltro, proprio per la gestione degli esuberi l’Ape dovrebbe risultare uno strumento fondamentale, in quanto consentirà l’uscita dei lavoratori senza un grande dispendio da parte delle aziende. Attualmente esistono due strumenti per la gestione dei licenziamenti collettivi dei lavoratori prossimi alla pensione:

 

-l’isopensione, che consente, di fatto, un anticipo di 4 anni del pensionamento, ma con costi notevoli a carico dell’azienda;

– il prepensionamento, che dà luogo alla corresponsione di un assegno straordinario per un massimo di 5 anni, finanziato dai fondi di solidarietà bilaterali.

 

Questi due strumenti non danno luogo a tagli della futura pensione, ma sono poco utilizzati a causa dei costi per i datori di lavoro.

 

 

Ape: meno tagli con la Rita

Tornando alle penalizzazioni previste dall’Ape, queste saranno minori anche per i lavoratori che aderiscono alla previdenza complementare: unendo, difatti, la rendita integrativa temporanea anticipata (Rita) all’assegno di pensione, la decurtazione risulta molto più bassa, sino ad azzerarsi per chi ha diritto a un trattamento complementare alto. È attualmente allo studio la destinazione obbligatoria di una parte del Tfr ai fondi previdenziali integrativi, proprio per limitare i tagli delle future prestazioni previdenziali.

Inoltre, si vorrebbe rendere meno oneroso anche il riscatto degli anni di laurea.

 

 

Ape: il ruolo dell’Inps

Il prestito ed il ruolo primario delle banche non fa passare in secondo piano la centralità dell’Inps in merito all’Ape. L’Istituto, innanzitutto, certificherà i requisiti per l’accesso all’anticipo del trattamento. Inoltre, secondo i provvedimenti allo studio, l’Inps farà da intermediario nei rapporti tra cittadino e banca convenzionata: potrebbe anche non essere il lavoratore a domandare direttamente il prestito, ma direttamente l’Ente previdenziale, che poi si rifarebbe sul pensionato con la penalizzazione.

Quel che è certo è che in caso di premorienza del pensionato, prima del termine del periodo di ammortamento, il prestito sarebbe garantito dallo Stato. Nessuna garanzia reale è dovuta dal cittadino.

 

 

Ape: a quando l’entrata in vigore?

L’Ape, in base alle ultime notizie, dovrebbe essere incorporata nella Legge di Stabilità 2017: bisognerà dunque attendere il prossimo autunno, per conoscere la stesura definitiva della norma. Ad ogni modo, una prima bozza, delineata chiaramente, dovrebbe essere resa nota entro la fine del mese.


 


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