Autovelox nullo sulle strade urbane a scorrimento
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14 Giu 2016
 
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Autovelox nullo sulle strade urbane a scorrimento

Per la validità della multa per eccesso di velocità è necessario che il Comune dimostri che la strada presentava due corsie autonome di marcia, eventualmente divise da spartitraffico.

 

È nulla la multa con autovelox sulle strade urbane a scorrimento con unica carreggiata (anche se divisa in due sensi di marcia). In pratica, perché la contravvenzione possa essere valida, tali tratti di strada devono presentare almeno due carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, con almeno due corsie di marcia. Dunque, se l’amministrazione non dimostra che la strada è tale da non consentire alla polizia di fermare l’automobilista per contestargli immediatamente l’infrazione, il giudice deve annullare la multa. Lo ha chiarito la Cassazione con una sentenza di poche ore fa [1] che, certamente, complica la difesa dei Comuni. Procediamo con ordine.

 

Sulle strade del centro urbano è possibile installare solo autovelox mobili ed a condizione che siano presidiati dalla polizia: non possono quindi essere installati apparecchi che scattano, in modalità automatica, le fotografie al superamento dei limiti di velocità se, vicino, non ci sono gli agenti.

 

Al contrario, sulle strade urbane a scorrimento è lecita non solo l’installazione autovelox “mobili”, ma anche di quelli fissi, cioè a funzionalità automatica. Detta installazione deve essere tuttavia autorizzata da un decreto del Prefetto.

Si considerano “a scorrimento” le strade che presentano due carreggiate indipendenti o separate da uno spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia (eventualmente un’ulteriore corsia riservata ai mezzi pubblici). Esse devono avere semafori a tutti gli incroci e aree per la sosta solo esterne alla carreggiata.

Su tali strade – proprio perché “a scorrimento” – la polizia non deve necessariamente fermare il conducente per contestargli la multa: la contravvenzione gli sarà spedita a casa in un momento successivo. Questo perché lo stop all’auto che procede velocemente potrebbe costituire un pericolo per il traffico. Proprio a questo serve il decreto del Prefetto che autorizza l’uso dell’autovelox sulle strade a scorrimento: esso deve evidenziare che l’installazione degli impianti fissi è resa necessaria per via dell’impossibilità di fermare il veicolo nell’immediatezza, in quanto la contestazione immediata creerebbe un intralcio alla circolazione.

 

Nella sentenza in commento, la Suprema Corte specifica che non è valida la multa per eccesso di velocità elevata tramite autovelox e senza contestazione immediata se manca la prova che quella è una strada urbana a scorrimento, ossia con carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico.

Non basta, quindi, che il verbale elevato all’automobilista specifichi che il tratto stradale rientra tra quelli autorizzati dal Prefetto per la mancata contestazione immediata. È necessaria anche la dimostrazione delle caratteristiche concrete del tratto stradale. Infatti l’individuazione prefettizia delle strade ove non è possibile il fermo di un veicolo (ed ove, quindi, può legittimamente evitarsi la contestazione immediata dell’infrazione al Cds quanto alla velocità) non deve mai prescindere dalla valutazione del tratto stradale.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 6 aprile – 14 giugno 2016, n. 12231
Presidente Bucciante – Relatore Oricchio

Considerato in fatto

D.G. , quale legale rappresentante della O.R.T. S.r.l., proponeva innanzi al Giudice di Pace di Torino opposizione avverso l’ordinanza-ingiunzione n. 15825 del 14.5.2008 della Prefettura di Torino.
Instauratosi il contraddittorio, l’adito Giudice di prime cure, con sentenza n. 2982/2009 rigettava il ricorso, confermando l’opposta ordinanza-ingiunzione.
Avverso la suddetta decisione del Giudice di prima istanza interponeva appello la D. .
Resisteva l’appellata Prefettura.
Con sentenza n. 5119/2011 il Tribunale di Torino, in funzione di Giudice di appello, respingeva l’appello e compensava integralmente le spese del giudizio.
Per la cassazione della suddetta sentenza ricorre la D. con atto affidato a tre distinti ordini di motivi.
Resiste con controricorso l’intimata P.A..
A seguito di ordinanza interlocutoria n. 18578/2013, di cui in atti, la controversia è stata rimessa in pubblica udienza innanzi a questa Sezione.

Ritenuto in diritto

1.- Con il primo motivo del ricorso si censura il vizio di insufficiente e contraddittoria motivazione sul punto decisivo della

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[1] Cass. sent. n. 12231/2016 del 14.06.16.

 


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