Tassa rifiuti: gli alberghi pagano di più
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24 Giu 2016
 
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Maria Monteleone
 


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Tassa rifiuti: gli alberghi pagano di più

Il Comune può prevedere una tariffa TARSU per gli esercizi alberghieri molto più elevata rispetto a quella fissata per le civili abitazioni, anche qualora l’attività alberghiera sia solo stagionale.

 

Legittima la delibera comunale che prevede una tariffa TARSU per gli immobili adibiti ad alberghi più alta rispetto a quella prevista per le abitazioni civili. È quanto affermato da una recente sentenza della Cassazione [1].

 

La delibera comunale di approvazione del regolamento e delle relative tariffe TARSU è legittima nella parte in cui distingue la categoria degli esercizi alberghieri da quella delle civili abitazioni e assoggetta la prima ad una tariffa notevolmente superiore.

Secondo i giudici, la maggiore capacità produttiva di un esercizio alberghiero rispetto ad una civile abitazione costituisce infatti un dato di comune esperienza, emergente da un esame comparato dei regolamenti comunali in materia, ed assunto anche dalla legge [2] quale criterio di classificazione e valutazione quantitativa della tariffa.

 

Non rileva neppure il carattere stagionale dell’attività alberghiera, il quale può eventualmente dar luogo all’applicazione di speciali riduzioni d’imposta, rimesse alla discrezionalità dell’ente impositore. I rapporti tra le tariffe non vanno riferiti alla differenza tra le tariffe applicate a ciascuna categoria classificata, ma alla relazione tra le tariffe e i costi del servizio discriminati in base alla loro classificazione economica.

 

Inoltre, la delibera comunale in materia di TARSU che preveda una differenza di tariffe tra civile abitazione ed esercizio alberghiero, non necessita di motivazione obbligatoria.

 

Secondo la Cassazione [3], in tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, non è configurabile alcun obbligo di motivazione della delibera comunale di determinazione della tariffa, poiché la stessa, al pari di qualsiasi atto amministrativo a contenuto generale o collettivo, si rivolge ad una pluralità indistinta, anche se determinabile “ex post”, di destinatari, occupanti o detentori, attuali o futuri, di locali ed aree tassabili.


[1] Cass. sent. n. 11966 del 10.6.16. Conforme: n. 5722/2007.

[2] D.lgs. 5 febbraio 1997, n. 22.

[3] Cass. ord. n. n. 26132/2011.

 


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