Cosa è la clausola risolutiva espressa?
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14 Giu 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Cosa è la clausola risolutiva espressa?

Tra le diverse opzioni di risoluzione di diritto del contratto predisposte dal legislatore a tutela dei contraenti, viene in considerazione la clausola risolutiva espressa, disciplinata dall’art. 1456 c.c.

 

Un altro caso di risoluzione di diritto del contratto è quello della clausola risolutiva espressa, ai sensi dell’art. 1456 c.c.

I contraenti possono convenire espressamente che il contratto dovrà intendersi automaticamente risolto nel caso in cui una determinata obbligazione (o più obbligazioni, purché specificate) non sia adempiuta del tutto ovvero non sia adempiuta secondo le modalità concordate. Infatti, “la clausola risolutiva non prescinde dall’inadempimento ma lo presuppone, rendendo automatica la risoluzione del contratto senza necessità di indagare sull’importanza e gravità dell’inadempimento stesso, occorrendo, ai fini della risoluzione, soltanto che questo sia imputabile alla controparte” (Cass., 19 novembre 2004, n. 21886).

 

Perché la risoluzione si verifichi occorre che la parte interessata dichiari all’altra che intende avvalersi della clausola risolutiva. La comunicazione è di tipo recettizio: pertanto, produce effetti soltanto quando sia pervenuta all’inadempiente.

Nel caso in cui la parte interessata rinunci, sia pur implicitamente, alla possibilità di avvalersi di tale clausola, una successiva dichiarazione di avvalersi della clausola risolutiva espressa, in relazione a quello stesso inadempimento, non ha più alcuna rilevanza (Cass., 22 ottobre 2004, n. 20595).

 

È evidente l’importanza pratica che riveste l’inserimento di una clausola siffatta in un contratto: la parte che subisce l’inadempimento potrà, infatti, determinare la risoluzione del contratto con una semplice raccomandata, anziché dover instaurare a tal fine un giudizio, che sarebbe comunque gravoso in termini di tempi e costi.

 

La stipulazione di una clausola risolutiva espressa non significa, peraltro, che il contratto possa essere risolto solo nei casi espressamente previsti dalle parti, rimanendo fermo il principio per cui ogni inadempimento di non scarsa rilevanza può giustificare la risoluzione del contratto, con l’unica differenza che, per i casi già previsti dalle parti nella clausola risolutiva espressa, la gravità dell’inadempimento non deve essere valutata dal giudice (Cass., 16 maggio 1997, n. 4369.).

 

Peraltro, la risoluzione di diritto del contratto conseguente all’applicazione di una clausola risolutiva espressa postula l’imputabilità dell’inadempimento. La pattuizione di tale modalità di scioglimento dal contratto, pur eliminando ogni necessità di indagine in ordine all’importanza dell’inadempimento, non configura comunque un’ipotesi di responsabilità senza colpa per cui, se difetta il requisito della colpevolezza dell’inadempimento, la risoluzione non si verifica (Cass., 14 luglio 2000, n. 9356).

 

Occorre precisare che, pur producendo, come detto, la clausola risolutiva l’automatica risoluzione del contratto, non si può escludere che sia successivamente necessario l’intervento del giudice, soprattutto in caso di adempimento parziale. In tal caso la sentenza non sarà però costitutiva, bensì dichiarativa di una risoluzione già avvenuta (Cass., 12 dicembre 2003, n. 19051).

 

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In pratica

Il contratto può contenere una specifica clausola — la cd. clausola risolutiva espressa — in base alla quale l’accordo deve ritenersi risolto di diritto se una o più obbligazioni non vengano adempiute in modo completo o secondo le modalità concordate. Verificatosi l’inadempimento, la parte che ha interesse a risolvere il contratto deve dichiarare espressamente di volersi avvalere della clausola risolutiva.

 


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