La sentenza che riporta il contenuto degli atti di parte è valida?
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15 Giu 2016
 
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La sentenza che riporta il contenuto degli atti di parte è valida?

Il “copia e incolla” della motivazione del giudice, che riproduce il contenuto delle conclusionali delle parti o degli atti di costituzione all’interno della sentenza definitiva, è ammissibile solo se la motivazione è chiara ed esaustiva.

 

Sì al “copia e incolla” degli atti di parte nella sentenza definitiva se il giudice riesce a ben motivare il provvedimento senza lasciare spazio a dubbi. I motivi della decisione devono insomma essere chiari, univoci ed esaustivi. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

 

Dunque non è nulla la sentenza la cui motivazione riproduce il contenuto di un atto di parte: l’unico obbligo che la legge impone al giudice è, infatti, quello della motivazione. Motivazione che non per forza deve essere originale, ben potendo – in aderenza a quanto sostenuto da uno degli avvocati nei propri scritti – riprodurre il contenuto di una delle difese processuali. Del resto, in base alle disposizioni costituzionali e processuali, la redazione della sentenza tramite “copia e incolla” non può ritenersi, di per sé, sintomatica di un difetto d’imparzialità del giudice, al quale – come appena accennato – non è imposta l’originalità né dei contenuti né delle modalità espositive.

 

A ben vedere, il giudice è chiamato proprio a questo: a stabilire quali delle due difese sia quella più corretta, non potendo uscire fuori dal solco delle rispettive richieste e indicazioni delle parti, anche in virtù del principio di “corrispondenza tra chiesto e giudicato”. Dunque, non è così illogico che il magistrato, nel motivare la propria sentenza, si richiami alle argomentazioni di uno dei due avvocati, a quelle cioè che ritiene più fondate e convincenti. Il giudice, del resto, deve esprimersi solo sui fatti di causa e sulle relative contestazioni, non potendo aggiungere alcun altro proprio argomento, salvo sia necessario ai fini del decidere.

 

Sul punto si sono già espresse l’anno scorso, definitivamente, le Sezioni unite della Cassazione [2] le quali hanno così precisato: “Nel processo civile e in quello tributario, la sentenza la cui motivazione si limiti a riprodurre il contenuto di un atto di parte (o di altri atti processuali o provvedimenti giudiziari), senza niente aggiungervi, non è nulla qualora le ragioni della decisione siano, in ogni caso, attribuibili all’organo giudicante e risultino in modo chiaro, univoco ed esaustivo, atteso che, in base alle disposizioni costituzionali e processuali, tale tecnica di redazione non può ritenersi, di per sé, sintomatica di un difetto d’imparzialità del giudice, al quale non è imposta l’originalità né dei contenuti né delle modalità espositive”.

 

Se tale principio vale per quanto riguarda le motivazioni della decisione, è ancor di più valido quando la riproduzione dell’atto di parte riguarda lo svolgimento del processo.


[1] Cass. sent. n. 12142/2016 del 14.06.2016.

[2] Cass. S.U. sent. n. 642/2015.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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