Pagare con carta di credito o bancomat è un diritto dell’acquirente?
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15 Giu 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Pagare con carta di credito o bancomat è un diritto dell’acquirente?

Il POS è obbligatorio per legge. Ma non tutti gli esercizi pubblici accettano la moneta elettronica. Costi troppo alti, dicono. Ma esistono dei dispositivi economici.

 

Fatta la legge, resta la trappola. Due anni dopo l’entrata in vigore della normativa che obbliga gli esercizi pubblici a dotarsi del sistema di pagamento elettronico (i cosiddetti POS), non tutti i commercianti l’hanno rispettata. “Costi di installazione e di gestione troppo alti”, dicono. “Commissioni bancarie elevate”, aggiungono. “Il gioco non vale la candela”, concludono. Il risultato: molti consumatori sono costretti a portare con sé anche i contanti per pagare una pizza o l’abbonamento mensile del treno. Il motivo è semplice: il Governo non ha ancora deliberato i decreti interministeriali che devono dare attuazione alla normativa. In sostanza, il negoziante è obbligato a dotarsi del POS ma, se non lo fa, non riceve nemmeno un euro di multa.

 

 

Quanto costa un POS fisso

Per il cliente, non disporre della possibilità di pagare con carta di credito o bancomat a volte rappresenta un disagio. Per il commerciante, invece, dotarsi del dispositivo per il pagamento elettronico è una batosta? Vediamo quanto costa un POS.

C’è, innanzitutto, un costo di installazione. Un prezzo da pagare una tantum per l’hardware e per i tecnici che, a domicilio, assegnano al POS una chiave unica, abbinano il lettore al conto corrente del proprietario, configurano la rete e verificano che il tutto funzioni come si deve attraverso una prima transazione di test.

C’è un canone mensile da pagare per il comodato d’uso del POS per il costo dell’hardware installato nelle banche.

C’è un costo fisso per transazione, normalmente non superiore ai 10 centesimi di euro.

C’è, infine, una percentuale da pagare per ogni transazione, che varia a seconda del circuito o della tipologia di carta. Questo il punto che più scoraggia un esercente ad installare il dispositivo: non sempre gli è chiaro quanto gli costerà una transazione. In altri casi, quando le idee le ha più chiare, accetta il pagamento elettronico con le carte che gli danno maggiore sicurezza ed esclude quelli dei circuiti che gli risultano meno trasparenti o, comunque, più cari. C’è, comunque, chi arriva ad un accordo con il proprio istituto di credito pagando un forfait di commissioni all’anno per non penalizzare (e quindi non perdere) i clienti. Commissioni che, di solito, vanno da poco meno dell’1% a poco più del 2%.

 

 

Quanto costa un mobile POS

C’è un modo per abbattere questi costi: quello di installare un mobile POS, il cui prezzo di installazione è pressoché azzerato. L’abbinamento tra il dispositivo ed il suo proprietario viene realizzato in remoto ed in qualsiasi momento, quindi il lavoro dei tecnici in loco è eliminato.

Così com’è possibile eliminare il costo del comodato (più o meno 20 euro al mese) se il POS viene acquistato dal negoziante. Alcune aziende offrono un dispositivo PIN a circa 80 euro più IVA ed una commissione fissa che non arriva al 2% per tutti i tipi di carte e per qualsiasi importo. Resta chiaro che più alta è la transazione più è conveniente. Per questo alcuni esercizi (ad esempio certi distributori di benzina) mettono un tetto minimo di spesa per il pagamento elettronico. Nonostante, in base alla legge, questo oggi non sarebbe corretto.

 

 

POS obbligatorio: cosa dice la legge

L’obbligo di accettare pagamenti con carta di credito o bancomat risale al 30 giugno 2014. Da quella data commercianti, professionisti, aziende, ma anche idraulici, elettricisti, falegnami o manutentori di caldaie sono tenuti ad avere con sé il POS, cioè quella “macchinetta” per pagare con moneta elettronica. L’obiettivo era quello di consentire la tracciabilità delle transazioni nell’ambito della lotta all’evasione fiscale, pur lasciando al consumatore la libertà di pagare in contanti, qualora lo volesse. Se invece insistesse per pagare con carta di credito o bancomat ed il professionista si rifiutasse, quest’ultimo si collocherebbe in una situazione di mora del creditore.

Il problema è che chi ha fatto la legge non ha creato gli strumenti perché venga rispettata. Non ha stabilito, cioè, le sanzioni per chi respinge una carta di credito o un bancomat e pretende i contanti. Ecco perché molti negozianti o professionisti hanno “glissato” su questa norma argomentando i costi dell’installazione e di gestione del POS, le commissioni della banca o la scarsa predisposizione all’uso delle tecnologie. Inoltre, in molti hanno protestato per una soglia di pagamento così bassa (30 euro). Proteste che non hanno ottenuto l’effetto desiderato. Anzi.

 

 

POS obbligatorio: la Legge di Stabilità 2016

Nel 2016, con la Legge di Stabilità, il Governo ha proprio azzerato quella soglia, consentendo ai consumatori di pagare con carta di credito o bancomat ogni tipo di spesa, anche un lecca lecca. Ma, anche questa volta, l’Esecutivo si è fermato lì: non ha ancora deciso alcuna sanzione per il negoziante che impone il pagamento in contanti “per oggettiva impossibilità tecnica”.


 


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Commenti
19 Ott 2016 stefania caimmi

caro sig. Carlos Arija Garcia, leggo ora il suo articolo e le posso dire in tutta sincerità che dovrebbe spingere maggiormente le banche e CARTASI (sopratutto quest’ultima) ad abbassare o azzerare i costi di transazione (commissioni) non gli esercenti ad essere perseguibili e sanzionabili. Le commissioni sono veramente INDECENTI, si basti pensare che in un anno pago commissioni dello stesso importo con cui potrei assumere del personale. Io stessa vorrei poter usufruire di tale servizio maggiormente cosi come tanti miei colleghi e non. Gia solo per non aver contate in tasca e scongiurare eventuali delinquenze sul posto di lavoro ma sono le banche e sottolineo, in particolar modo, CARTASI o comunque tutte quelle intermediazioni bancarie che sussistono in italia che lucrano ancor oggi dopo la legge che ha varato la commissione europea. nessuna banca si è ancora aggiornata e messa a norma!!!
cordialmente
stefania