Incidente stradale: il Cid non è una prova vincolante
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15 Giu 2016
 
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Incidente stradale: il Cid non è una prova vincolante

Il modello di constatazione amichevole, firmato dai conducenti a seguito di un incidente stradale, vincola solo questi ultimi, ma non il giudice e l’assicurazione.

 

Dopo un incidente stradale, la compilazione del modello Cid (ossia la “constatazione amichevole”) e la firma, su di esso, da parte di entrambi i conducenti ha certamente il vantaggio di velocizzare la pratica di risarcimento del danno nei confronti dell’assicurazione; tuttavia, in caso di contestazioni da parte di quest’ultima circa la dinamica del sinistro, il Cid non costituisce una prova che vincola il giudice. A ribadirlo è una ordinanza della Cassazione pubblicata questa mattina [1].

 

 

A che serve il Cid?

I conducenti che trovino un accordo sulle responsabilità dell’incidente stradale possono compilare il modello cid (secondo queste istruzioni e qui scaricabile) e, in questo modo ottenere una corsia preferenziale nella pratica di indennizzo da parte dell’assicurazione. Nel modello Cid (anche chiamato Cai, acronimo che sta per “constatazione amichevole di incidente”) le parti indicano (oltre ai rispettivi estremi anagrafici e di polizza rc-auto) le sezioni dei mezzi interessate dall’urto, la presenza di eventuali testimoni sul luogo, la dinamica dell’incidente ed una serie di ulteriori dati che potranno essere utili nella successiva gestione del risarcimento del danno.

 

 

Che valore ha il Cid?

Quello che però figura riportato sul Cid ha valore solo per i conducenti che lo firmano e che, pertanto, non possono più disconoscerlo. Tuttavia, l’assicurazione, così come il giudice, possono anche non credere alla versione delle parti, se ritenuta inverosimile e, pertanto, rifiutare il risarcimento.

La sentenza in commento stabilisce infatti un principio ormai consolidato in giurisprudenza: il modello di constatazione amichevole non ha valore di prova nei confronti dei terzi (potendo essere il risultato dell’accordo fraudolento delle parti) e, pertanto, non vincola né il giudice, né la compagnia assicurativa.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 14 aprile – 15 giugno 2016, n. 12370
Presidente Armano – Relatore Cirillo

Svolgimento del processo

È stata depositata la seguente relazione.
«1. F.U. convenne in giudizio, dinanzi al Giudice di pace di San Nicolò Gerrei, G.C. e la Milano Assicurazioni s.p.a. per sentirli condannare, in solido tra loro, al risarcimento dei danni subiti a seguito di un sinistro stradale riconducibile, secondo la prospettazione dell’attore, all’esclusiva responsabilità della C.. Si costituì in giudizio la sola Milano Assicurazioni s.p.a., contestando integralmente in fatto ed in diritto quanto posto a fondamento della domanda, ovvero la effettiva verificazione del sinistro con le modalità descritte dall’U.; rimase contumace la C..
Il Giudice di pace dichiarò che il sinistro era da ascrivere alle condotte colpose di entrambi i conducenti e condannò i convenuti in solido tra loro al pagamento in favore dell’attore della somma di curo 6.500 oltre interessi, compensando le spese di giudizio.
2. Nei confronti della sentenza è stato proposto appello principale dalla Milano Assicurazioni s.p.a. ed appello incidentale dall’U. e il Tribunale di Cagliari, con sentenza del 28 novembre 2014, in riforma della pronuncia di primo grado, ha

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[1] Cass. ord. n. 12370/2016 del 15.06.2016.

 


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