Lavoro autonomo occasionale, disoccupazione e assegni familiari persi?
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3 Ago 2016
 
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Noemi Secci
 


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Lavoro autonomo occasionale, disoccupazione e assegni familiari persi?

Compensi per lavoro autonomo occasionale: problemi di compatibilità con assegni al nucleo familiare, indennità e stato di disoccupazione.

 

Un lavoretto extra, se coperto non da voucher, ma da ricevuta per lavoro autonomo occasionale, può costare molto caro, sino alla perdita dell’indennità e dello stato di disoccupazione; possono sorgere, inoltre, dei problemi nella corresponsione degli assegni familiari. È quanto emerge dalla lettura del decreto correttivo del Jobs Act, unitamente alle circolari Inps in materia di disoccupazione e Anf.

 

 

Disoccupazione e lavoro autonomo occasionale

Il decreto correttivo Jobs Act, in parallelo a quanto già disposto dalla precedente normativa e dalle circolari e messaggi Inps in materia di ammortizzatori sociali, prevede che, per i disoccupati che svolgono lavoro autonomo, il limite massimo di reddito annuale sia pari a 4.800 euro. Superata questa soglia, l’interessato perde non solo l’indennità di disoccupazione (Naspi), ma anche lo stato di disoccupazione.

Al di sotto della soglia, invece, l’indennità è ridotta in misura pari all’80% del reddito derivante da lavoro autonomo: in pratica, se il reddito ammonta a 3.000 euro, 2.400 saranno tolti (riproporzionandoli su base mensile) dalla Naspi, o dal diverso ammortizzatore sociale percepito. Inoltre, è necessario comunicare all’Inps, entro 30 giorni, l’inizio dell’attività di lavoro autonomo (per chi percepisce la Naspi, il modulo da utilizzare si chiama Naspi Com ed è reperibile nel sito dell’Inps, alla sezione Servizi per ilCittadino.

Le stesse disposizioni sono pienamente valide anche per il lavoro autonomo occasionale: il fatto che non sia necessaria, per lo svolgimento dell’attività, l’apertura della partita Iva, non significa che non si applichino gli stessi limiti previsti ai compensi, che sono comunque qualificati come redditi di lavoro autonomo.

Lo stesso Tuir (testo unico delle imposte sui redditi) prevede che ai redditi di lavoro autonomo occasionale si applichino le stesse detrazioni previste per l’ordinario reddito di lavoro autonomo e che, per calcolare l’imponibile, si possano dedurre le spese inerenti all’attività svolta.

Il lavoro autonomo occasionale non va confuso col lavoro occasionale accessorio: in quest’ultimo caso non si tratta, difatti, di attività autonoma, ma di un’attività di tipo marginale, retribuita con i voucher, o buoni lavoro. I voucher sono pienamente cumulabili con l’indennità di disoccupazione sino a un compenso annuo massimo di 3.000 euro; al di sopra, l’indennità di disoccupazione è ridotta in misura pari all’80% dei compensi derivanti dai buoni, ma non si perde, né si perde lo stato di disoccupazione.

 

 

Anf e lavoro autonomo occasionale

Per aver diritto agli Anf, gli assegni al nucleo familiare, è necessario che il reddito derivante da lavoro dipendente superi il 70% del reddito del nucleo familiare. Così, se nel nucleo il reddito complessivo ammonta a 10.000 euro e, di questi, 5.000 derivano da lavoro autonomo e 5.000 da lavoro dipendente, non si ha diritto agli assegni, in quanto il reddito di lavoro dipendente non supera il 70% dei redditi del nucleo.

Ad una prima lettura, il lavoro autonomo occasionale sembrerebbe escluso dai redditi computabili nel 70%, in quanto il reddito non deriva da lavoro subordinato.  Tuttavia, bisogna considerare che gli Anf, in un primo momento spettanti solo ai dipendenti, sono stati poi estesi agli iscritti alla Gestione Separata: dapprima solo ai co.co.co., poi anche ai lavoratori autonomi, compresi i lavoratori autonomi occasionali con reddito sopra i 5.000 euro annui (in quanto tenuti ad iscriversi alla Gestione, anche se non obbligati all’apertura di Partita Iva). Il riconoscimento degli Anf ai lavoratori autonomi occasionali è stato espressamente affermato da una circolare Inps del 2006 [1].

Una precedente circolare Inps del 2003 [2], peraltro, chiarisce che il reddito derivante da collaborazioni coordinate e continuative e da attività di lavoro autonomo, per gli iscritti alla Gestione Separata, sia assimilato a quello di lavoro dipendente: dunque, se il lavoratore percepisce, nell’anno di riferimento, redditi di lavoro autonomo occasionale, o di lavoro parasubordinato, o, ancora, di lavoro autonomo, risultando iscritto alla Gestione Separata ha diritto agli Anf (deve comunque versare l’aliquota aggiuntiva dello 0,72%, dunque per la spettanza degli assegni non deve risultare iscritto ad altre casse).

 

 

Anf per i dipendenti che hanno svolto lavoro autonomo occasionale

I problemi, però, sorgono nel caso in cui un lavoratore dipendente richieda gli assegni familiari, ma nell’anno di riferimento (quello precedente al periodo di riconoscimento degli assegni: ad esempio, nel periodo che va dal 1° luglio 2016 al 30 giugno 2017, ci si deve riferire al 2015) abbia svolto attività di lavoro autonomo occasionale: in tal caso, l’Inps non ha chiarito esplicitamente se valga il principio delle citate circolari, per cui tale reddito sia assimilato a quello di lavoro dipendente, o se, invece, debba essere considerata la sola tipologia di reddito per la quale si richiede l’assegno.

In assenza di un chiarimento espresso, vi è dunque la possibilità che un dipendente veda negarsi gli assegni per aver svolto, nell’anno precedente, lavoro autonomo occasionale. Tale sembrerebbe l’interpretazione più corretta, ad un’attenta lettura della circolare del 2003 [2]: l’Inps, con la disposizione, riconosce il lavoro parasubordinato pienamente assimilabile al lavoro dipendente, per quanto concerne il diritto agli Anf spettanti ai dipendenti, in virtù dell’assimilazione delle due tipologie di reddito operata nel 2001 dal Tuir.

L’Istituto specifica anche che nulla cambia in merito agli Anf nella Gestione Separata, riconosciuti agli iscritti per le attività assicurate in tale Gestione.

 

In base a quanto esposto dall’Inps, dunque, il diritto agli Anf, per chi possiede, nell’anno di riferimento, redditi da lavoro autonomo occasionale:

 

spetta di sicuro ai lavoratori autonomi occasionali che hanno diritto agli assegni nella Gestione Separata, se i redditi da lavoro autonomo occasionale, sommati agli altri redditi che danno luogo all’iscrizione nella Gestione Separata (da lavoro autonomo, parasubordinati, ma anche da lavoro dipendente, assimilato, ai fini Anf per gli iscritti alla Gestione, a tali redditi da un’altra nota circolare Inps del 2003 [3]), superano il 70% delle entrate complessive del nucleo;

non dovrebbe spettare, invece, ai lavoratori dipendenti che hanno svolto, nell’anno di riferimento, lavoro autonomo occasionale, se i redditi derivanti da lavoro subordinato e parasubordinato (assimilati, come abbiamo visto, a tutti gli effetti, a prescindere dalla cassa di iscrizione) non superano il 70% delle entrate del nucleo.

 


[1] Inps Circ. n. 41/2006.

[2] Inps Circ. n. 199/2003.

[3] Inps Circ. n. 193/2003.

 


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Commenti
4 Ago 2016 antonio sardella

salve volevo un chiarimento nel 2014 ho fatto un reddito di mobilità di 1181 euro poi ho fatto un reddito di 6090 euro come prestazione lav. autonomo senza p.i. nel giugno 2015 ho un contratto come collaboratore domestico posso avere diritto agli a.n.f. da sottolineare che ho moglie con invalidità del 85 PERC . e figlia con identità di frequenza volevo sapere se ho diritto agli a.n.f. grazie distinti saluti .