Equitalia: come farsi risarcire il danno da stress
Lo sai che?
16 Giu 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Equitalia: come farsi risarcire il danno da stress

Fermo auto, ipoteca pignoramento illegittimo, cartelle esattoriali e intimazioni di pagamento illegittime: il danno morale da stress subito può essere risarcito, ma la giurisprudenza è restrittiva.

 

Con una sentenza di questa mattina [1], la Cassazione ha stabilito che il semplice disagio, il fastidio, il disappunto o la sola ansia per un fermo auto, un’ipoteca o un pignoramento illegittimo di Equitalia non dà diritto, al contribuente, a ottenere un risarcimento del danno morale. Una sentenza che, certo, costituisce un duro colpo per tutti quei contribuenti vessati dalle inefficienze dell’Agente della Riscossione. Inefficienze, purtroppo, tutt’altro che rare: spesso Equitalia si sveglia dopo anni di silenzio, a crediti ormai prescritti, e pretende pagamenti non dovuti; o avvia procedimenti pur in palese violazione delle più elementari norme di legge o interpretazioni consolidate della giurisprudenza.

 

Fatto sta che, comunque, dalla lettura della sentenza si intravede ancora un margine di possibilità per chiedere il risarcimento dei danni. Ecco in quali casi.

 

 

Se c’è un danno grave

La sentenza di questa mattina della Cassazione non esclude a priori il risarcimento da stress, ma lo elimina solo in quei casi in cui non vi sia un pregiudizio effettivo e percepibile. Invece, laddove le conseguenze del comportamento illegittimo di Equitalia siano gravi e possano essere quantificate, allora è possibile chiedere l’indennizzo al giudice, insieme all’atto di ricorso. Si pensi al caso del contribuente cui venga imposto il fermo auto illegittimo e, in conseguenza di ciò, venga licenziato o perda le commesse di agente di commercio. O all’imprenditore che subisce il pignoramento del conto corrente e che, a causa del blocco dei rubinetti, fallisce. O all’ipoteca su una casa che blocca le trattative di vendita.

 

 

Se c’è una responsabilità processuale aggravata

La seconda possibilità per ottenere il risarcimento è di evidenziare al giudice la responsabilità processuale [2] di Equitalia che ha agito o ha resistito in causa pur avendo palesemente torto, ossia per malafede o colpa grave. Certamente più difficile dimostrare la malafede per un ente pubblico, ci si può precostituire la prova della colpa grave. A tal fine, infatti, è consigliabile sempre, prima di agire in giudizio, e oltre alla normale mediazione tributaria, presentare un ricorso in autotutela all’Agente della riscossione e all’ente titolare del credito, in cui vengono messe in evidenza le ragioni dell’illegittimità dell’atto. In questo modo si mette l’amministrazione tributaria nella condizione di rettificare il proprio operato: qualora non lo faccia, per incuria o volontà, sarà passibile della sanzione processuale.

 

Il risarcimento in questione non presuppone necessariamente l’istanza di parte, potendo essere disposto anche d’ufficio. È necessario però l’accertamento dell’inesistenza del diritto per cui è stato eseguito il provvedimento di fermo, di ipoteca o di pignoramento e della mancanza della normale prudenza in capo all’Agente della riscossione.

 

 

Il semplice stress

Con la sentenza in commento, la Cassazione afferma quindi che Equitalia non è tenuta a risarcire lo stress subito dal contribuente per l’atto illegittimo (in quel caso si trattava di un fermo auto).

 

Per i giudici supremi non sono risarcibili comunque i danni consistenti in meri disagi, fastidi, disappunti, ansie e ogni altra espressione di insoddisfazione, costituenti conseguenze non gravi e insuscettibili di essere monetizzate perché bagatellari.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 8 marzo – 16 giugno 2016, n. 12413
Presidente Amendola – Relatore Barreca

Svolgimento del processo

1.- Il Tribunale di Taranto – sezione distaccata di Manduria, accogliendo le domande di G.M. nei confronti di SO.G.E.T. S.p.A. – Società Gestione Entrate e Tributi, dichiarava la nullità dell’iscrizione di fermo di autoveicolo effettuata ai sensi dell’art. 86 del D.P.R. n. 602 del 1973 (peraltro, già cancellata nelle more, in sede di autotutela) e condannava la SO.G.E.T. S.p.A. al pagamento della somma di Euro 3.950,00, a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale, ed al pagamento delle spese di lite, liquidate nell’importo complessivo di 1.600,00 oltre accessori come per legge.
2.- Proposto appello da parte di SO.G.E.T. S.p.A., la Corte d’Appello di Lecce – sezione distaccata di Taranto, con sentenza pubblicata in data 8 aprile 2014, ha rigettato il gravame, confermando, in particolare, la condanna dell’appellante al pagamento della somma di Euro 3.950,00, che ha reputato dovuta ai sensi dell’art. 96, comma terzo, cod. proc. civ. Ha condannato l’appellante al pagamento delle spese del grado, liquidate nell’importo di Euro 930,00, oltre accessori come per legge.
3.- Contro la sentenza SO.G.E.T. S.p.A.

Mostra tutto

[1] Cass. sent. n. 12413/16 del 16.06.2016.

[2] Art. 96 cod. proc. civ.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti
29 Giu 2016 Pasqualino Favilla

Secondo voi che commento devo fare contro i soprusi di questi enti che hanno il potere di fare quello che vogliono, tanto dalla loro parte ci sono anche i Giudici. Saranno anche Giudici ma sempre ignoranti e teste di citriolo………………………..Non ho mai sentito che qualche Giudice tributario abbia mai dato ragione al contribuente riguardo cartelle EQUITALIA E A.D.E. anche perchè i Giudici tributari sono pagati dal Ministero delle Finanze.
A voi le conclusioni.

 
19 Ott 2016 roberto travaglini

a me e stato pignorato lo stipendio
che ne pensate ?