B&B: i bed & breakfast non possono avere più limiti
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16 Giu 2016
 
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B&B: i bed & breakfast non possono avere più limiti

Illegittime le norme che impongono ai B&B periodi di inattività forzata e requisiti dimensionali minimi da rispettare.

 

Non si può imporre ai bed & breakfast, agli affittacamere e, in generale, a qualsiasi struttura ricettiva alberghiera o extralberghiera norme che limitino l’esercizio dell’attività, come quelle che, ad esempio, impongono la chiusura per determinati giorni dell’anno o il rispetto di limiti dimensionali come il numero di camere. Un principio, quest’ultimo, appena fissato dal Tar Lazio [1], che costituisce una vera e propria svolta per le attività anche non imprenditoriali che forniscono servizi ai turisti.

 

 

Liberalizzazione totale

Il TAR Lazio parte da un principio dei moderni stati democratici: nelle attività economiche, deve essere ritenuto permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge. Questo significa che se la legge non pone determinati paletti agli esercizi commerciali, questi non possono essere approvati dalle autorità amministrative.

 

È il caso di un regolamento della Regione Lazio [2] che imponeva a case vacanze e B&B – gestiti in forma non imprenditoriale – periodi di inattività forzata e requisiti dimensionali minimi da rispettare. Per non essere soggetti a tali ostacoli, gli esercenti tali strutture avrebbero dovuto optare per una organizzazione in forma imprenditoriale. In alternativa, avrebbero dovuto chiudere.

 

Ebbene, secondo il Tar tale normativa è illegittima perché finisce per essere un ostacolo all’esercizio di un’attività economica, aggravando il peso dei costi e degli oneri amministrativi rispetto ai concorrenti strutturati invece in forma imprenditoriale. In piena controtendenza con la predicata politica della diminuzione di tali oneri. Una limitazione, peraltro, che non trova alcun fondamento nella legge. A voler pensare male la si potrebbe considerare solo una misura a tutela degli esercenti le strutture alberghiere. Il tutto in evidente contrasto con le norme di libero mercato. Tant’è che era intervenuto l’Antitrust.

 

Limitando l’attività di chi voleva esercitare una casa vacanza o un B&B in forma non imprenditoriale (costringendolo a chiusure “forzate”) si creava, in effetti, un vantaggio a favore dell’attività imprenditoriale e in danno, quindi, della concorrenza.

 

Ora il regolamento è stato annullato dal Tribunale amministrativo regionale e l’attività di Bed & Breakfast e di affittacamere si può dire definitivamente liberalizzata.

D’ora in poi quindi chi vorrà esercitare un’attività economica, in forma imprenditoriale o non potrà contare su questa importante e decisiva svolta verso la liberalizzazione.

 

Il tutto mentre la Cassazione, nel confermare che l’esercizio di un B&B è perfettamente compatibile con un edificio in condominio, ha chiarito anche che solo un regolamento condominiale approvato all’unanimità (cosiddetto regolamento contrattuale) potrebbe impedire tali attività all’interno degli appartamenti.


La sentenza

TAR Lazio, sez. I-ter, sentenza 17 maggio – 13 giugno 2016, n. 6755
Presidente Panzironi – Estensore Volpe

Fatto e diritto

1. Col ricorso in epigrafe l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (di seguito “Autorità”) ha impugnato il regolamento della Regione Lazio 7 agosto 2015, n. 8, recante la nuova disciplina delle strutture ricettive extralberghiere, pubblicato nel BURL del 10 settembre 2015, n. 73, nonché ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale ancorché non conosciuto.
In particolare, come espressamente indicato nelle conclusioni del suo atto introduttivo, l’Autorità ha chiesto in tal modo l’annullamento degli artt. 3, 6, co. 2, 7, co. 2, lett. a), 3 e 4, 9, co. 1 e 3, lett. a), e 18 del regolamento
1.1. A fondamento della domanda l’Autorità ha formulato i seguenti motivi:
a) violazione delle norme a tutela della concorrenza e del mercato – violazione degli artt. 10 e 11 del d.lgs. n. 59/2010, 3, co. 7, del d.l. n. 138/2011, 34 del d.l. n. 201/2011 e 1, co. 2 e 4, del d.l. n. 1/2012 – violazione dei principi di libera concorrenza, parità di trattamento e non discriminazione – violazione degli artt. 49 e 56 del TFUE e dei principi costituzionali di cui agli artt. 3, 41 e 117 della Costituzione;
b) eccesso di potere sub specie del

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[1] TAR Lazio, sent. n. 6755/16 del 13.06.2016.

[2] Reg. Lazio, reg. n. 8 del 7.04.2015.

 


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Commenti
17 Giu 2016 Francesco Attisani

La formula del B&B, in Italia, è stata introdotta, credo, in occasione del Giubileo del 2000 per far fronte alla notevole folla di pellegrini che avrebbe raggiunto Roma, quando in altri Stati i B&B esistevano già da tempo, al fine di ampliare l’offerta di posti letto con la c.d. “ospitalità diffusa”.
Alla nascita, non vi era alcuna normativa specifica che li regolamentasse. Successivamente, sia a livello statale che regionale, sono stati introdotti alcuni “paletti” riguardanti, per come già riportato nel Vs. articolo, il numero massimo di posti letto, il periodo di inattività obbligatorio o il periodo massimo di apertura, l’obbligo per il proprietario di risiedere entro la stessa struttura (che, originariamente, era la sua stessa casa e che lo stesso adibiva a B&B). Il tutto perchè i B&B andavano esenti da tassazione (in quanto nascevano per consentire al proprietario di casa di “arrotondare” il proprio reddito, senza entrare in competizione con le strutture recettive più grandi, soggette a ben altra normativa e tassazione). Nel tempo però si è assistito al proliferare dei “c.d.” B&B, che in realtà sono degli alberghi veri e propri, gestiti da persone che non vi risiedono (probabilmente risulterà qualcun altro ivi residente, giusto per rispettare la normativa…), proprietarie di vari immobili gestiti alla stessa maniera. In sostanza eludendo il fisco. Questa situazione è ormai consolidata (parlo per conoscenza diretta, poichè a Reggio Calabria esistono immobili di pregio in zona centralissima così gestiti). Questo comportamento ha finito per snaturare l’essenza del B&B che, si ripete, nasceva per consentire al proprietario di casa di adibire una parte della sua stessa abitazione a B&B arrotondando il reddito e non entrando in competizione con gli albergatori “puri”, stante i limiti a lui imposti. Peraltro la normativa cui erano soggetti i B&B prevedeva un “modesto uso” della pubblicità, oltre che un rapporto massimo che poteva esistere tra il reddito da B&B ed il reddito del soggetto esercente l’attività stessa (rapporto che adesso non ricordo…). Questo perchè l’attività stessa di B&B doveva essere per così dire marginale rispetto al reddito principale del soggetto, ossia rispetto al reddito tassato! Basta fare un giro su internet per verificare come in campo B&B si faccia un massiccio uso della pubblicità per rendersi conto che ormai si tratta di una vera e propria attività imprenditoriale che sfugge, però, a qualsiasi forma di controllo fiscale con danni notevoli per le tasche di tutti i cittadini.
La sentenza da Voi riportata mi pare che stia solo ampliando le possibilità, per i gestori, di fare reddito eludendo sempre più il fisco, con ripercussioni presumo negative sul comparto alberghiero, soggetto a ben altra normativa e tassazione (es.: autorizzazioni varie, agibilità, assunzioni di personale, igiene, sicurezza, ecc…), tutte palesementi non previste per i B&B che possono quindi spuntare prezzi migliori sul mercato.
Ritengo che, se proprio si doveva decidere nel senso della sentenza, almeno si sarebbero dovuti equiparare i B&B agli alberghi dal punto di vista fiscale e normativo in generale. Mi pare che la vera sperequazione si stia consumando proprio con questa sentenza a danno degli albergatori!
P.S.: NON sono un albergatore!

 
18 Giu 2016 Aldo Caliandro

Sig. Attistani, il suo commento riporta due inesattezze sostanziali: a) l’agibilità è prevista per tutti i BEB in tutte le regioni d’Italia (persino per i BEB c.d. familiari, in genere quelli con max 3 camere che mai potrebbero essere equiparati agli alberghi); gli altri BEB devono per forza essere costituiti in forma imprenditoriale (con iscrizione registro imprese, P.Iva, ecc.). I redditi dei BeB (tutti) devono essere dichiarati e sono quindi imponibili.

 
19 Giu 2016 Augusto Ciccarelli

Qualsiasi soggetto può esercitare occasionalmente una qualsiasi attività non rientrante tra quelle obbligate all’iscrizione agli ordini professionali, quando l’importo annuo del reddito ricavato non superi euro 5.000,00. Dopo questa premessa, esistono tre pilastri nella materia tributaria che obbligano tutti a dichiarare il reddito prodotto: il DPR 917/86, il DPR 633/72 e il DPR 600/73, compreso, ovviamente, la disciplina contributiva (INPS).
Rag. Augusto Ciccarelli
Salerno

 
24 Set 2016 di leone salvatore

benissimo

 
3 Ott 2016 arch. Mina Piazzo

Buongiorno, sono la titolare di un b&b a conduzione familiare a Brindisi, dove abbiamo anche da poco costituito una associazione dei b&b affiliata alla CNA provinciale di Brindisi. Come associazione vorremmo capire il percorso formale da intraprendere per l’eliminazione dei periodi di chiusura obbligatori, previsti dalla L.R. attualmente in vigore in Puglia. La sentenza del TAR Lazio comporta automaticamente l’inammissibilità di detti periodi di chiusura sul territorio nazionale? O forse è necessario ricorrere anche qui al TAR Puglia (e così via in tutte le Regioni italiane?) Abbiamo appena presentato la comunicazione annuale per il 2017 di prezzi e servizi, che include la segnalazione dei periodi di apertura delle strutture, fissati in Puglia non superiori a 270 e non inferiori a 90 giorni, con un periodo di chiusura minimo, quindi, pari a 95 giorni/anno.
Ha validità normativa il periodo di apertura indicato dai b&b a conduzione familiare pugliesi (come sul resto del territorio nazionale, oltre al Lazio) per il 2017? Vi ringrazio