Vaccino e autismo: quali relazioni?
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16 Giu 2016
 
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Vaccino e autismo: quali relazioni?

Il vaccino provoca l’autismo? I dubbi sull’esavalente, i precedenti contrastanti in giurisprudenza; i risarcimenti del Ministero della Salute.

 

Il vaccino provoca l’autismo? Secondo gran parte della scienza medica non c’è alcuna relazione tra l’esavalente e le malattie al neonato. Tuttavia, qualche tribunale, in un passato non molto lontano, ha ritenuto il contrario: così il tribunale di Milano l’anno scorso e pochi mesi fa la stessa Cassazione. Sul banco degli imputati, in quelle occasioni, era stata una casa farmaceutica colpevole, secondo alcuni, di aver prodotto vaccini non appropriati.

 

Ora si cambia. La Cassazione, con una sentenza depositata qualche ora fa [1], si riallinea con l’orientamento maggioritario dei medici e afferma: non c’è alcun nesso di causa-effetto tra il vaccino e l’autismo. Viene così negato, ai genitori del bambino, affetto da disturbo dello sviluppo neurobiologico, il risarcimento del danno a carico del Ministero della Salute per la vaccinazione da morbillo, rosolia e parotite (anche detta orecchioni).

 

 

La vaccinazione in Italia: morbillo, rosolia e orecchioni

In Italia, le malattie per le quali sono state condotte vaccinazioni di massa sono pressoché eliminate (Difterite, Poliomielite) o ridotte ad un’incidenza molto bassa (Tetano, Epatite B, Haemophilus influenzae tipo b); per altre malattie, tipiche dell’infanzia, si è pervenuti ad una veloce e costante diminuzione dell’incidenza grazie all’aumento delle coperture vaccinali (pertosse, morbillo, rosolia, parotite).

 

Nel nostro Paese, la somministrazione del vaccino per morbillo, rosolia e parotite è prevista in due dosi, la prima a 13 mesi di vita e la seconda tra i 5 e i 6 anni di età. Molti, però, ne contestano la necessità, sostenendo che essa causi l’autismo.

 

Il morbillo è una delle malattie più contagiose che si conoscano; si trasmette per via aerea, attraverso le goccioline di saliva emesse con tosse, starnuti o semplicemente parlando.

Il periodo di contagiosità va da poco prima del periodo prodromico a 4 giorni dopo la comparsa dell’esantema.

Nelle persone con alterazioni del sistema immunitario il morbillo può assumere un decorso particolarmente grave e prolungato, con persistenza dell’eliminazione del virus per molte settimane dopo la fase acuta.

Dopo un periodo di incubazione (periodo che intercorre tra l’esposizione ad un contatto infettante e la comparsa dei primi sintomi) che può variare da un minimo di 7 ad un massimo di 18 giorni (solitamente però è di una decina di giorni), si ha comparsa di febbre, raffreddore, tosse secca, congiuntivite, chiazze rossastre sulla mucosa della bocca e della faringe e macchioline bianche sulle gengive, all’altezza dei molari (macchie di Koplik): questo è il periodo prodromico della malattia, che dura 4-5 giorni, al termine del quale compare un’eruzione cutanea maculo-papulosa che dal collo e dal capo si estende ad interessare tutto il corpo (esantema discendente).

Le complicanze più frequenti sono laringiti e laringotracheiti, polmoniti e broncopolmoniti, anche dovute a superinfezione batterica, otiti medie, encefaliti ed encefalomieliti. Queste ultime si manifestano con frequenza di circa un caso su 1000.

La terapia consiste nel riposo a letto in un ambiente confortevole, ben riscaldato ed arieggiato, ma non eccessivamente illuminato, insieme con una dieta leggera, ricca di zuccheri e liquidi, costituiscono la base per il trattamento del morbillo.

 

La rosolia è una malattia infettiva, anch’essa molto contagiosa, causata da un virus che si trasmette per via aerea, attraverso le goccioline di saliva emesse con la tosse, gli starnuti o anche semplicemente parlando.

L’incubazione può variare da un minimo di 12 ad un massimo di 23 giorni (solitamente però è di 16-18 giorni); si ha poi comparsa di febbre, mal di testa, dolori alle articolazioni, raffreddore e gonfiore dei linfonodi posti ai lati delle orecchie e dietro la nuca.

Sul viso e sul collo compaiono macchioline leggermente sollevate, di colore roseo o rosso pallido, molto meno fitte di quelle del morbillo e senza alcuna tendenza a confluire tra loro.

La terapia consiste nel riposo a letto, insieme con una dieta leggera ma ricca di zuccheri e liquidi, costituiscono la base per il trattamento della rosolia.

Per alleviare i sintomi dell’artrite il medico curante potrà prescrivere la terapia sintomatica più adatta.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 3 marzo – 16 giugno 2016, n. 12427
Presidente Venuti – Relatore Negri Della Torre

Svolgimento del processo

Con sentenza n. 1294/2013, depositata il 2 dicembre 2013, la Corte di appello di L’Aquila respingeva il ricorso per revocazione proposto da D.P. avverso la sentenza n. 74/2012 della stessa Corte, che aveva confermato la sentenza dei Tribunale di Pescara di rigetto della domanda di indennizzo ai sensi della I. n. 210/1992 e di risarcimento dei danno che il ricorrente deduceva di aver subito per effetto della vaccinazione contro il morbillo, la rosolia e la parotite cui era stato sottoposto, non avendo il giudice di primo grado, e così quello del gravame, ritenuto la sussistenza di un nesso causale tra la stessa vaccinazione e l`autismo da cui risultava affetto.
La Corte territoriale, pronunciando sul ricorso per revocazione, escludeva la sussistenza degli errori di fatto allegati dal ricorrente: in particolare, era da escludersi il primo errore (avere la Corte ritenuto competenze, nei tecnici incaricati dei successivi accertamenti peritati, in realtà inesistenti), posto che le ritenute abilità per i profili farmacologici e per quelli attinenti la patologia autistica erano effettivamente presenti nelle qualifiche dei consulenti nominati; era poi

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[1] Cass. sent. n. 12427/2016 del 16.06.2016.

 


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