Tfr: cos’è, quando e come spetta
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17 Giu 2016
 
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Maura Corrado
 


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Tfr: cos’è, quando e come spetta

Il tfr è una somma accantonata dal datore di lavoro, corrisposta al lavoratore dipendente nel momento in cui il rapporto di lavoro cessa. Si può scegliere di mantenere il tfr in azienda, di versarlo in un fondo pensione o di ottenere in busta paga, con la retribuzione, la quota di trattamento di fine rapporto maturata mensilmente.

 

 

Tfr: cos’è?

Il trattamento di fine rapporto (di seguito tfr) garantisce al lavoratore un importo (cd. liquidazione o buonuscita), accantonato dal datore di lavoro, commisurato alla sua retribuzione e corrisposto al momento di cessazione del rapporto di lavoro. Si tratta, in sostanza, di una retribuzione differita nel tempo, incrementata per ogni anno di lavoro, cui hanno diritto tutti i lavoratori subordinati.

 

Il lavoratore, inoltre, può chiedere al datore di lavoro di accantonare il tfr in un fondo di previdenza complementare, sfruttandone tutte le caratteristiche e i vantaggi, dalla deducibilità fiscale dei contributi versati alla possibilità di garantirsi una forma di pensione integrativa. Si ricorda che la previdenza complementare è una forma di previdenza che si aggiunge a quella obbligatoria, ma non la sostituisce. E’ fondata su un sistema di finanziamento a capitalizzazione che consiste nella creazione, per ogni iscritto, di un conto individuale cui affluiscono i versamenti contributivi, investiti nel mercato finanziario. All’iscritto, al momento del pensionamento, verrà liquidata una rendita o l’intero capitale.

 

 

Tfr: come si calcola?

Il tfr è determinato da un importo pari e comunque non superiore alla retribuzione lorda dovuta per ogni anno di lavoro, divisa per 13,5. In caso di prestazione di durata inferiore all’anno, l’ importo deve essere riproporzionato, considerando come mese intero ogni frazione superiore a 15 giorni.

Il tfr è, inoltre, rivalutato al 31 dicembre di ogni anno, con l’applicazione di una percentuale dell’1,5 % in misura fissa, e con il 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi, quale indicato dall’ISTAT.

 

Alla formazione del tfr concorrono pertanto diversi elementi, dallo stipendio base ad altri compensi ed indennità che, in linea generale, costituiscono la remunerazione prevista per le prestazioni di lavoro dipendente.

 

 

Tfr: quando è possibile anticiparlo?

Il lavoratore che abbia maturato almeno 8 anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro può chiedere una anticipazione del tfr, in misura non superiore al 70% dell’importo maturato. Tale richiesta deve essere giustificata da particolari esigenze, essenzialmente correlate a spese da sostenere per prestazioni sanitarie o per l’acquisto della casa di abitazione propria o per i figli, e deve essere comprovata (ad esempio, con ricevute e fatture relative a spese mediche, con il rogito notarile per l’acquisto di immobili, ecc…).

 

In caso di divorzio, inoltre, all’ex-coniuge tocca una quota del tfr maturato; stesso discorso per le anticipazioni in busta paga chieste in costanza di rapporto di lavoro, se ricevute dopo l’instaurazione del giudizio (in caso contrario deve dimostrare di aver ricevuto gli importi in un momento precedente alla causa di divorzio, oppure durante la convivenza matrimoniale o nel corso della separazione) [1].

 

 

Tfr: come viene tassato?

Il tfr è soggetto a tassazione separata, cioè quel regime fiscale che si applica a tutti i redditi formatisi in un periodo piuttosto lungo e che vengono, però, percepiti dal soggetto tutti insieme in un secondo momento, quindi in un unico periodo di imposta, che può non coincidere con la loro produzione. È il caso del tfr, trattandosi di reddito formatosi in un periodo pluriennale e che, pertanto, non si cumula ai redditi dell’anno in cui è concretamente riscosso (a riguardo, non deve neppure essere esposto in dichiarazione dei redditi, salvo l’opzione per la tassazione ordinaria).

 

Il calcolo dell’ imposta dovuta sul TFR è alquanto complesso e tiene conto di diversi fattori, quali il periodo di maturazione delle quote (accantonamenti anteriori all’1.1.2001 o posteriori a tale data), la determinazione di un reddito annuale di riferimento (in base al numero di anni di lavoro), l’aliquota media da applicare a tale reddito. Si tratta, in generale, di conteggi demandati a professionisti del settore amministrativo (commercialisti, consulenti del lavoro, ecc.), soprattutto in considerazione del fatto che l’imposta sul tfr è trattenuta alla fonte, e riliquidata dagli Uffici finanziari, entro il terzo anno successivo alla presentazione del modello 770 da parte del datore di lavoro (non sono riscossi o rimborsati importi inferiori a € 100).

 

 

 

TFR in busta paga

La Legge di Stabilità 2015 ha previsto la possibilità per i lavoratori dipendenti del settore privato di ottenere in busta paga, quindi mensilmente, un anticipo del tfr (in pratica si riceve la quota di tfr maturata mensilmente unitamente alla retribuzione in busta paga). Si tratta evidentemente di una valutazione di carattere personale, con calcoli da fare individualmente, tenendo conto dell’esigenza di avere un importo immediatamente disponibile (in sostanza, uno stipendio più alto), in sostituzione di un accantonamento in precedenza lasciato in azienda o destinato ad un fondo di previdenza complementare. Perciò la scelta di farsi o meno anticipare la liquidazione spetta al lavoratore e, una volta manifestata la volontà di ricevere il tfr in busta paga, l’opzione non può essere revocata fino al 30 giugno 2018.

Tale opzione può essere esercitata anche dai lavoratori che hanno scelto di versare il tfr ad un fondo di previdenza complementare (fondo pensione).

 

Ai fini della decisione va tenuto in considerazione che il tfr in busta paga è tassato secondo l’ordinaria tassazione Irpef, quindi con un prelievo più pesante di quello previsto per il tfr ordinario (su cui si applica la media delle aliquote degli ultimi anni di lavoro) e che il maggior stipendio potrebbe incidere, ad esempio, sulle agevolazioni legate all’Isee, alle detrazioni, ecc… In sostanza, tale incremento è tanto maggiore quanto più alto è il reddito del lavoratore percipiente.

 

Può richiedere il tfr in busta paga il lavoratore assunto da almeno sei mesi, presentando al datore di lavoro il modulo QU.I.R. (Quota maturanda del tfr come Integrazione della Retribuzione).

 

Il tfr sarà liquidato al lavoratore: 1 mese dopo la presentazione della richiesta per aziende con più di 50 dipendenti; 4 mesi dopo per aziende con meno dipendenti. La differenza è stata prevista per consentire alle piccole aziende di accedere a fonti di finanziamento diverse dal tfr.

Sono esclusi da questa i lavoratori agricoli, i lavoratori domestici, i lavoratori di aziende sottoposte a procedure concorsuali (come il fallimento) e i lavoratori che prestino servizio presso unità produttive in cassa integrazione straordinaria o in deroga.


[1] Cass., ord. n. 24184, del 26.11.2015.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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