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Lo sai che? Pubblicato il 24 giugno 2016

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Lo sai che? Il datore di lavoro può abolire la pausa?

> Lo sai che? Pubblicato il 24 giugno 2016

Pause di lavoro: l’azienda può negare la pausa ai dipendenti o spostarla alla fine dell’orario?

 

Il datore di lavoro non concede la pausa di 10 minuti perché abbiamo l’orario spezzato: può farlo?

La disciplina delle pause di lavoro cambia a seconda del contratto collettivo applicato. La legge [1] si limita a prevedere la presenza di una pausa di 10 minuti per chi ha un orario lavorativo superiore a 6 ore giornaliere: la norma non stabilisce, però, il momento della giornata in cui la pausa debba  essere fruita.

Pausa lavorativa: entro quando va fruita?

La pausa, dato che la legge non ne stabilisce la precisa collocazione, può essere goduta in qualsiasi momento della giornata: il datore di lavoro, ad esempio, può decidere di farla fruire durante l’interruzione dell’attività, o pausa pranzo, per chi ha l’orario spezzato.

Ad esempio, se i dipendenti dell’azienda escono alle 13 e rientrano alle 14, la pausa di 10 minuti può considerarsi fruita durante l’ora di interruzione per il pasto. Il datore di lavoro potrebbe anche decidere di far uscire i lavoratori 10 minuti prima, al termine dell’orario: questa modalità di fruizione è legittima, secondo una nota circolare del Ministero del lavoro [2], anche se il dipendente ha lavorato più di 6 ore consecutive. La norma, difatti, non impone che l’interruzione debba avvenire entro le prime 6 ore di lavoro.

È comunque necessario, nel caso in cui la pausa sia fruita come “uscita anticipata”, prevedere un riposo compensativo o assicurare una protezione appropriata:  l’importante è che sia rispettata la finalità della pausa, cioè consentire il recupero delle energie psico-fisiche, l’eventuale consumazione del pasto e l’attenuazione del lavoro ripetitivo e monotono.

La pausa può essere spezzata?

Secondo la legge, il riposo di 10 minuti va fruito consecutivamente: il datore di lavoro, dunque, non può decidere di far fruire in un primo momento 5 minuti ed in un secondo tempo gli altri 5.

Se, invece, il contratto collettivo applicato prevede una pausa maggiore di 10 minuti, ad esempio di 15, il datore di lavoro ha la facoltà di far fruire in un primo momento i 10 minuti consecutivi di pausa ed in un secondo momento gli altri 5, salvo che il contratto non lo consenta.

Durante la pausa può essere richiesta la permanenza al lavoro?

La pausa minima consiste in una totale interruzione dell’attività svolta; questo non implica, però, che il lavoratore, per goderne, debba necessariamente lasciare il luogo di lavoro. È  pertanto pienamente lecita la pausa svolta all’interno dell’azienda, purché non sia richiesta alcuna prestazione.

La pausa del video terminalista può sostituire la pausa minima?

Se, durante le pause previste per i lavoratori addetti al videoterminale (chi lavora utilizzando pc o altri strumenti dotati di schermi per almeno 20 ore la settimana), non è richiesto lo svolgimento di altre attività, questa pausa assorbe la pausa minima di 10 minuti. I lavoratori video-terminalisti, difatti, devono fruire di una pausa, pari a 15 minuti, ogni 2 ore di lavoro: la pausa in questo caso è retribuita, ma durante l’interruzione può essere comunque richiesto lo svolgimento di altre prestazioni che non implicano l’uso di pc o di altri strumenti video.

La pausa può essere sostituita da un’indennità?

La pausa minima di 10 minuti, salvo diverse previsioni del contratto collettivo, non è retribuita. Non è comunque possibile che il datore di lavoro monetizzi la pausa, cioè sostituisca il suo godimento con un’indennità in denaro: in questo modo, si andrebbe a pregiudicare la finalità dell’interruzione, perché non si consentirebbe al dipendente il recupero psico-fisico.

note

[1] D.lgs 66/2003.

[2] Min. Lav. Circ. n. 8/2005.

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