Come e perché non dare il mantenimento alla moglie
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18 Giu 2016
 
L'autore
Marco Borriello
 


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Come e perché non dare il mantenimento alla moglie

Perché è dovuto il mantenimento all’ex moglie e quando non è dovuto o è possibile ridurlo: casistica e giurisprudenza in materia.

 

Si sa che nel matrimonio ci sono gioie e dolori, ma spesso restano soltanto questi ultimi. Le difficoltà della vita coniugale possono prevalere sull’affetto e la complicità presenti al momento del fatidico sì.

 

Ne derivano, separazione e divorzio,  i quali sono frequentemente caratterizzati da contestazioni e contenziosi, per lo più diretti al governo dei figli o al mantenimento dell’ex coniuge.

 

Questo nemico, come più volte diventa, viene quindi combattuto con tutte le armi a disposizione. Ad esempio, da un lato si vede la ex moglie, casalinga o lavoratrice saltuaria, che chiede l’impossibile al detestato marito. Dall’altro, si nota quest’ultimo, che cerca di resistere in tutti i modi all’ex compagna di vita, quasi fosse una sanguisuga da cui sfuggire.

In mezzo c’è la giustizia e, quindi, la necessita di stabilire se e come deve essere previsto il mantenimento.

 

 

Perché devo dare il mantenimento a mia moglie?

Perché il matrimonio è un contratto che lega giuridicamente due persone, perché entrambe hanno avuto un peso, economico e sociale, nella vita familiare, perché alla fine della storia, se c’è un coniuge più debole, deve essere, per così dire, compensato per la perdita derivante dalla fine del matrimonio.

 

Ad esempio ed in particolare, la legge sul divorzio [1] dice che il Tribunale stabilisce il mantenimento e la misura dello stesso considerando:

 

– le condizioni dei coniugi;

 

– il contributo personale ed economico dato, da entrambi, alla vita familiare ed alla costruzione del patrimonio dei singoli e di quello comune;

 

– il reddito dei due “litiganti”;

 

– la durata del matrimonio.

 

Valutati e rapportati tra di loro tutti questi elementi, il giudice prevede il mantenimento, ma solo se il richiedente non ha i mezzi economici sufficienti a compensare “la perdita” derivante dal divorzio ed è oggettivamente impossibilitato a procurarseli.

 

 

Posso non dare il mantenimento alla mia ex moglie?

Assolutamente sì. Sino a qualche anno fa, il mantenimento era automaticamente previsto nella stragrande maggioranza dei casi e restava a carico del coniuge onerato “vita natural durante”. Si trattava, quindi, più di un vitalizio che altro, tant’è che entrare in Parlamento o sposarsi era diventata la stessa cosa.

 

A parte la battuta, le cose sono ora cambiate. La giurisprudenza, nell’elaborazione ed interpretazione delle leggi in materia, ha finalmente preso la strada che conduce al riconoscimento del mantenimento soltanto in presenza di determinati presupposti.

 

Lei lavora. Posso non dare il mantenimento alla mia ex moglie?

È sicuramente possibile e, in situazioni come questa, diventa quasi la regola escludere il mantenimento. Infatti, nella famiglia moderna, è noto che lavorano entrambi, con un reddito simile se non uguale. I due genitori si dividono i compiti nel governo dei figli e della casa.

 

Ebbene, con tali presupposti, tenuto conto del contributo paritario alla crescita economica e sociale della famiglia e dei singoli coniugi e del reddito percepito da entrambi, appare arduo individuare un coniuge più debole o la necessità di compensare presunte “perdite” derivanti dalla separazione.

 

In caso contrario, si produrrebbe un effetto distorto, cioè, in partenza due ex coniugi sul piano paritario e successivamente uno dei due, cioè l’onerato, palesemente indebolito: ciò non è ammesso dalla legge.

 

 

Lei non lavora, ma è giovane e/o potrebbe farlo. Posso non dare il mantenimento alla mia ex moglie?

Molto probabilmente, in casi come questi, il mantenimento non è dovuto. Se, infatti, guardiamo alla legge, vediamo che essa parla di oggettiva difficoltà, per il richiedente, di procurarsi i mezzi economici sufficienti ad ottenere, ciò che sarebbe compensato dall’assegno di mantenimento.

 

Ebbene, partendo da questo presupposto, non è dovuto alcunché se la moglie è un po’ “pigra”. L’ex coniuge deve dimostrare le ragioni o le difficoltà obiettive che le hanno impedito di lavorare. Ad esempio, la mancata risposta alla chiamata dell’ufficio di collocamento non è certo un indizio positivo di tale problematica. Questo elemento, magari in concomitanza con altri, può certamente determinare il mancato riconoscimento del mantenimento [2].

 

Stesso discorso per la moglie che si licenzia e che non fa nulla per ritrovare lavoro, pur potendolo fare. La giurisprudenza non ammette, infatti, comportamenti opportunistici, ciò diretti a creare la condizione per “mettersi a carico del marito” [3]. Anche in tal caso il mantenimento va escluso se non almeno ridotto.

 

In conclusione, per avere il mantenimento non è sufficiente non lavorare, ma l’ex moglie deve dimostrare di essere concretamente ed obiettivamente nell’impossibilità di farlo e cioè di non poter ottenere i mezzi economici in contestazione.

 

Lei ha una rendita. Posso non dare il mantenimento alla mia ex moglie?

L’incasso di una rendita, ad esempio da un appartamento dato in locazione, è senza alcun dubbio una fonte di reddito. Lo dimostra il fatto che sul fitto è obbligatorio pagarci le tasse.

 

Ebbene, se c’è un entrata per la ex, non potrà mai affermare di essere nullatenente. Questo elemento, unito ad altri (ad esempio, il diritto di abitazione sulla casa coniugale per la moglie e la necessità del marito di fittare un’altra casa) potrebbe porre i due coniugi in una situazione assolutamente paritaria, anche considerando tutti gli altri fattori che incidono sul riconoscimento o meno dell’onere.

 

In virtù delle descritte circostanze, in tal caso è possibile escludere o fortemente ridurre il mantenimento.

 

 

Sono in difficoltà economiche. Posso non dare il mantenimento alla mia ex moglie?

Se purtroppo sopravvengono delle difficoltà economiche per il coniuge onerato dal mantenimento, queste non possono essere irrilevanti.

 

Il peggioramento delle condizioni patrimoniali, dovuto a circostanze gravi ed inevitabili, è sicuramente un valido presupposto per eliminare il mantenimento o per almeno ridurlo. Ad esempio, ciò avviene, quando si è stato costretti a chiudere la propria attività professionale o il lavoro si è inesorabilmente ridotto “all’osso” [4].

 

 

Mi sono dimesso dal lavoro. Posso non dare il mantenimento alla mia ex moglie?

Dimettersi al solo scopo di evitare ogni onere, non è una buona scelta. Da un lato si tratta di un comportamento poco onesto se fatto allo scopo di eludere gli obblighi di mantenimento e di vivere (magari lavorando a nero) nella clandestinità. Dall’altro potrebbe non essere sufficiente ad evitare azione esecutive dell’ex moglie dirette ad ottenere il mantenimento dovuto.

 

Tuttavia se le dimissioni derivano da giusta causa (ad esempio, nell’ipotesi di mobbing oppure per il peggioramento delle condizioni lavorative a seguito della cessione dell’azienda), ci troviamo di fronte ad una circostanza grave ed inevitabile, in virtù della quale, il peggioramento delle condizioni economiche dell’onerato non è a lui imputabile.

 

In sostanza, in un caso come quello descritto, la difficoltà economica è obiettiva e giustificata e pertanto ci sono tutti i presupposti per non dare o ridurre il mantenimento.

 


[1] Art. 5 legge 898/1970.

[2] Cass. Civ. ord. n. 24324/2015.

[3] Cass. Civ. sent. n. 2546/2014.

[4] Cass. Civ. ord. n. 2435/2015.

 


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