Il reato putativo
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18 Giu 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Il reato putativo

Reato putativo: compiere un’azione credendo di commettere un reato, quando in realtà reato non è.

 

Si ha reato putativo quando il soggetto crede di commettere un reato, ma in realtà realizza un fatto che reato non è (art. 49, comma primo). Nello stesso fenomeno si inquadra il caso in cui il soggetto crede di compiere un reato più grave, ma in realtà pone in essere un reato meno grave. L’erronea supposizione di commettere un fatto costituente reato o uno specifico reato può derivare da qualsiasi tipo di errore.

 

Può derivare innanzitutto da un errore sul precetto determinato da errore su legge penale: es. il soggetto crede di commettere reato unendosi carnalmente con un individuo dello stesso sesso in quanto erroneamente convinto che l’omosessualità costituisca reato. Può derivare da errore sul precetto determinato da errore su legge extrapenale: es. il soggetto credendosi imprenditore a causa di un errore sulla legge civile ritiene di commettere il reato di bancarotta fraudolenta.

 

Può altresì derivare da errore sul fatto determinato da errore di fatto: il testimone crede di commettere reato di falsa testimonianza perché convinto di deporre il falso, mentre invece depone il vero; il soggetto crede di impossessarsi della cosa altrui, mentre si impossessa di quella propria identica a quella altrui. L’erronea supposizione può altresì derivare da errore su fatto determinato da errore su norma extrapenale come nel caso di chi, errando sulla legge, crede di rubare una cosa altrui mentre sottrae la cosa propria. L’errore può cadere anche sulla sussistenza di una scriminante cosicché la natura putativa del reato deriva dall’ignoranza di commettere il fatto in presenza di una causa di giustificazione: si pensi al caso di chi ignora che è scriminato anche il soccorso difensivo. In tal caso si applica il principio per cui la causa di giustificazione opera anche se il soggetto agente ne ignorava l’esistenza.

 

Il nostro ordinamento, ispirato al principio oggettivistico, all’art. 49 comma primo c.p. stabilisce che «non è punibile chi commette un fatto non costituente reato nella supposizione erronea che esso costituisca reato». Va precisato però che nell’ipotesi di reato putativo per errore sul precetto penale l’esclusione della punibilità è un corollario del principio di legalità: poiché nessun fatto di reato è stato realizzato nessuna influenza sulla punibilità può avere la opinione dell’agente; nell’ipotesi di reato putativo per errore sul fatto la rinuncia alla punibilità è una conseguenza dell’accoglimento del principio oggettivo in materia di tentativo: del principio cioè per il quale il fondamento della responsabilità per il delitto tentato sta non solo nella manifestazione esterna della volontà colpevole, ma anche nella idoneità della condotta a pervenire alla consumazione del reato. Benché il reato putativo, cioè la convinzione di delinquere, possa essere sintomatico della inclinazione a delinquere e quindi della pericolosità sociale del soggetto non è prevista l’applicazione di una misura di sicurezza come invece nel caso di reato impossibile.

 

Ciò appunto perché nel nostro ordinamento la mera convinzione soggettiva di delinquere è del tutto irrilevante finché non si realizzi nell’aggressione o messa in pericolo del bene tutelato. Se però nel fatto concorrono gli elementi di un reato diverso si applica la pena prevista per il reato oggettivamente commesso. Questa ipotesi va distinta dall’aberratio delicti in cui la commissione di un fatto diverso trae origine da un errore nella esecuzione del reato e non da un errore motivo intervenuto nella fase ideativa cioè da una falsa rappresentazione della realtà.

 

L’art. 49 comma primo c.p., secondo la dottrina dominante, contiene una disciplina già implicita nel sistema in quanto il soggetto realizza un fatto che non costituisce reato anche se è supposto soggettivamente come tale. Nel fatto posto in essere dal soggetto difetta la tipicità e dunque la non punibilità del reato putativo poteva già essere desunta dalla necessità del fatto tipico che ivi manca. La dottrina recente ravvisa nell’art. 49 comma primo c.p. una riaffermazione del principio di materialità per cui ritiene che costituisca una norma di chiusura del sistema disponendo la non punibilità della supposizione del reato. Ulteriori esplicazioni del principio di materialità sono l’art. 56 c.p. che per la punibilità del tentativo richiede quanto meno un inizio dell’esecuzione e stabilisce la non punibilità delle azioni preparatorie; l’art. 115 c.p. che prevede la non punibilità di accordi delittuosi cui non abbia fatto seguito la commissione di nessun reato.

 

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