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Editoriali Pubblicato il 19 giugno 2016

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Editoriali Se ricevi una lettera semplice da un avvocato

> Editoriali Pubblicato il 19 giugno 2016

Ho ricevuto nella cassetta della posta, una lettera semplice, non per raccomandata, da un avvocato che mi chiede il pagamento di alcune somme per conto di una società, preannunciandomi l’arrivo di un decreto ingiuntivo. Che valore ha?

Spesso e volentieri, quando si tratta di riscuotere importi di basso valore, il cui ammontare è inferiore anche alle stesse spese legali per l’eventuale procedimento giudiziario, le società di recupero crediti tentano il tutto e per tutto per convincere il debitore “con le buone” a corrispondere la somma. E ciò per evitare ulteriori costi di un procedimento il cui esito non sempre è scontato. Uno di questi modi è, appunto, una lettera semplice, perché sicuramente meno costosa della raccomandata a.r.

Che valore ha la lettera semplice?

La lettera semplice, a differenza della raccomandata, non fornisce alcuna prova legale del suo ricevimento. In altre parole, il creditore non potrà mai dimostrare di aver spedito correttamente la diffida all’indirizzo del debitore e che questi ne abbia preso effettiva visione: circostanza questa necessaria per determinare alcuni effetti come, ad esempio, il decorso degli interessi di mora.

È necessaria la raccomandata per il recupero dei crediti?

Attenzione però a non cantare troppo presto vittoria: per la riscossione di gran parte dei debiti non è necessaria la previa lettera di diffida ed essa, pertanto, viene inviata dal creditore solo per suo scrupolo e, quindi, con il minor aggravio di spese. Succede, ad esempio, nel caso di contratti il cui termine di pagamento è il giorno della consegna della merce o un altro giorno specificamente indicato nell’accordo firmato dalle parti. Alla scadenza del termine, infatti, il debitore è già automaticamente “in mora”, ossia si considera in ritardo nel pagamento; pertanto, da tale momento, contro di lui potrebbero, in teoria, avviarsi già le azioni giudiziali senza bisogno di previe diffide.

Tanto per fare un esempio, se il nostro lettore ha ricevuto una cassetta di vini acquistata su corrispondenza e gli accordi tra le parti stabilivano che il pagamento sarebbe dovuto avvenire entro 60 giorni dalla consegna, il creditore potrebbe presentare in tribunale, a partire già dal sessantunesimo giorno, una richiesta di decreto ingiuntivo. Anche senza aver prima spedito la diffida con raccomandata a.r..

A riguardo, infatti, il codice civile [1] stabilisce che, se non è determinato dalle parti il tempo in cui la prestazione (e quindi anche il pagamento) deve essere eseguita, il creditore può esigerla immediatamente. Il legislatore ha sancito così, in materia di termine di scadenza dell’obbligazione, il principio per cui il creditore può esigere in qualsiasi momento, anche subito, il pagamento del corrispettivo, salvo sia stato stabilito uno specifico termine o esso possa essere desunto dalla natura dell’obbligazione.

È chiaro, dunque, che l’invio della lettera semplice, piuttosto che la raccomandata, non è necessariamente indice dell’intenzione del creditore di non agire in giudizio per il recupero del credito. Anche se, per esperienza, chi ha serie intenzioni di procedere per le vie giudiziali, comunica sempre al debitore, con la massima solennità, tale intenzione.

note

[1] Art. 1183 cod. civ.

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