Part time: chi fa orario pieno guadagna la promozione
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19 Giu 2016
 
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Part time: chi fa orario pieno guadagna la promozione

Straordinari divenuti la regola: il dipendente ottiene la trasformazione del contratto di lavoro a tempo parziale in full time.

 

Il lavoratore dipendente con contratto part time che, per diverso tempo, svolge orari a tempo pieno, tanto che gli straordinari non sono più l’eccezione ma la regola, può agire nei confronti dell’azienda per ottenere non solo il pagamento delle differenze retributive eventualmente non corrisposte, ma anche e soprattutto la trasformazione del rapporto di lavoro: che così, da contratto a tempo parziale, diventa full time. A dirlo è il Tribunale di Busto Arsizio con una recente sentenza [1].

 

Anche nel part time sono possibili gli straordinari: eccezionalmente, l’azienda può chiedere, infatti, al dipendente di lavorare di più delle consuete 40 ore settimanali (il ccnl può comunque prevedere un numero inferiore di ore).

Nel part time è possibile anche il lavoro supplementare: si differenzia dagli straordinari perché quest’ultimo è ammesso comunque entro il limiti dell’orario a tempo pieno (lo straordinario, invece, può anche superare tale tetto).

 

Il punto è che tanto il lavoro straordinario quanto quello supplementare (che vanno comunque compensati con retribuzione ulteriore rispetto a quella base) non possono diventare la regola: diversamente, l’inquadramento del dipendente risulta essere fittizio. Così quest’ultimo ha diritto alla trasformazione del contratto in full time.

 

È chiaro che, per ottenere il riconoscimento del proprio diritto alla conversione del regime di orario, da part time a full time, il lavoratore, mancando la collaborazione del datore, dovrà rivolgersi al tribunale. In particolare, egli dovrà dimostrare al giudice di aver lavorato, per diversi mesi, a tempo pieno. Se tale situazione è stata “regolarizzata” in busta paga, sarà sufficiente depositare i cedolini attestanti le ore di lavoro supplementare o straordinario.

Se, invece, le mansioni sono state svolte “di fatto”, senza alcun riconoscimento in busta paga, bisognerà dimostrare, mediante testimoni o altre prove, di essere rimasti in azienda oltre l’orario limite. E, in tal caso, si potranno chiedere anche gli arretrati non corrisposti.

 

La sentenza riconosce, in definitiva, il diritto di ogni lavoratore alla conversione automatica del rapporto di lavoro da part time a full time solo per il fatto che, per diverso tempo (nel caso di specie, due anni), questi abbia svolto gli orari dei colleghi a tempo pieno. Sicché il datore di lavoro non potrebbe più riportare il dipendente alla situazione del part time iniziale e, quindi, escluderlo dall’orario più ampio (tagliandogli, di fatto, la busta paga).


[1] Trib. Busto Arsizio, sent. n. 224/2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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