Cambiare le chiavi della serratura è lecito?
Lo sai che?
19 Giu 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Cambiare le chiavi della serratura è lecito?

Chi cambia la serratura di casa per mandare via l’inquilino moroso con il contratto di affitto, il comodatario, il coniuge prima della separazione o il convivente rischia il procedimento civile e il reato.

 

Cambiare la chiavi della serratura del proprio appartamento è certamente lecito nel caso in cui, a viverci, sia solo il proprietario; le cose però cambiano però se, all’interno dell’immobile, risiedono anche altre persone, nel qual caso si possono configurare gli estremi di uno spoglio del possesso oltre a quelli di un reato. Ma procediamo con ordine.

 

 

L’appartamento dato in affitto

Il padrone di casa che approfitti dell’assenza dell’inquilino, non in regola con il pagamento dei canoni di affitto, per sostituire la serratura della porta di casa e, così, “sfrattarlo con le cattive” compie certamente, oltre a un illecito civile (lo spoglio dall’altrui detenzione dell’immobile), uno penale (la violenza privata o l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni). Anche nei confronti del più incallito dei morosi, è sempre necessario ricorrere al tribunale, con l’azione di sfratto (se il contratto di locazione è stato redatto per iscritto e registrato) o con la normale azione di occupazione senza titolo (se il contratto è irregolare).

 

 

L’appartamento dato in comodato

Le stesse regole valgono nel caso di comodato. Il fatto che l’appartamento sia stato prestato gratuitamente a un familiare o ad altro soggetto non sposta l’ordine delle cose: non si può privare un altro soggetto, di punto in bianco, senza il consenso di questi o un provvedimento del tribunale, dell’utilizzo dell’immobile ove vive. Quindi chi impedisce al comodatario di far ingresso in casa paga i danni e, oltre a dover restituire l’immobile, deve anche sopportare un processo penale.

 

 

Tra moglie e marito prima della separazione

Impossibile cambiare le chiavi della serratura tra moglie e marito anche se tra loro è ormai finita l’unione e la coppia si sta separando: finché non arriva il provvedimento del Presidente del tribunale (emesso prima della causa), a stabilire a chi vada affidata la casa coniugale, il proprietario dell’immobile non può impedire all’altro l’accesso all’appartamento, anche se quest’ultimo ha preso ad abitare altrove. Quest’ultimo ha comunque diritto a far ritorno nella precedente casa, non fosse altro che per prendere la propria roba. Per evitare il rischio di contestazioni, le parti potrebbero sottoscrivere un accordo in cui già in via preventiva definiscono i poteri di entrambi sulle quattro mura.

Anche nel caso di denuncia di smarrimento delle chiavi e successiva sostituzione delle vecchie con il nuovo mazzo, è necessario che il proprietario ne dia una copia all’ex, in modo da non spossessarlo completamente dell’utilizzo dell’immobile.

 

La Cassazione, con una recente sentenza [1], ha ritenuto che al reato di violenza privata, commesso per aver sbattuto di casa l’ex coniuge e cambiato le chiavi di casa, si possa applicare la cosiddetta tenuità del fatto, ossia la non applicazione della pena, con archiviazione del procedimento (fermo restando che la fedina penale resta macchiata). La Suprema corte ha parzialmente accolto il ricorso di una donna annullando senza rinvio la sentenza di appello che la condannava a quindici giorni di reclusione per aver impedito all’ex marito di rientrare in casa avendo sostituito la serratura del portone di ingresso. Sicuramente, sottolinea la Suprema corte, bisogna ritenersi integrato il reato di violenza privata poiché nessun accordo tra le parti vi è stato circa la detta sostituzione.

 

L’appartamento con l’ospite dentro

Diverso è il caso in cui, all’interno del proprio appartamento, il proprietario ospiti da tempo un’altra persona (non in via transitoria od occasionale) a cui ha inizialmente affidato una copia delle chiavi. Il titolare dell’immobile è ben libero di sostituire, dalla sera alla mattina, la serratura e non dare più la copia delle nuove chiavi all’ospite, a condizione che gli consenta di continuare ad entrare (e uscire) dall’immobile liberamente. Il fatto che il convivente, per accedere all’abitazione, debba aspettare che vi sia anche il proprietario, non implica uno spossessamento, in quando non impedisce l’uso dell’immobile [2]. Infatti, secondo la giurisprudenza, cambiare serratura senza consegnare le nuove chiavi di casa a chi la abiti, ne turba il godimento, ma non ne impedisce l’uso. Nessuno spoglio, dunque. L’ospite, detentore qualificato, non può quindi agire in giudizio per ottenere la reintegra del bene.

 

 

La tutela per chi è stato spossessato

Chi ha subito lo spoglio del possesso dell’immobile (l’inquilino, il comodatario, il marito o la moglie), da parte del titolare che abbia cambiato le chiavi della serratura può agire con la cosiddetta azione di reintegrazione, volta ad ottenere la restituzione delle chiavi oppure la copia delle nuove chiavi. Si può esercitare solo se lo spoglio sia stato attuato con violenza o clandestinità (non è necessaria una violenza fisica).

 

Recita a riguardo il codice civile che [3] “chi è stato violentemente od occultamente spogliato del possesso, può, entro l’anno dal sofferto spoglio, chiedere contro l’autore di esso la reintegrazione del possesso medesimo”.

 

Se non sussistono gli estremi dell’azione di reintegrazione si può agire con l’azione di manutenzione [4] (è il caso del convivente). In tal caso si esercita l’azione quando lo spoglio sia avvenuto in modo non violento o clandestino: è il caso in cui il proprietario abbia esplicitamente comunicato al possessore dell’immobile la sua intenzione di cambiare le chiavi. Qui, a differenza dello spoglio, si agisce non perché vi sia stata una totale privazione del godimento del bene, ma una semplice turbativa dell’esercizio del possesso.

 


La sentenza

Trib. Roma, sent. n. 1112/2015

Non integra il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose (art 392 c.p.) un comportamento di autotutela possessoria, posto in essere in conseguenza di uno spoglio subito. (Nella specie, il giudice ha escluso l’integrazione del delitto in questione da parte dell’imputato, il quale era entrato nel negozio che egli di fatto gestiva, e del quale possedeva le chiavi, attraverso un ingresso secondario, in conseguenza del cambio di serratura effettuato dal figlio, amministratore unico della società avente sede nel negozio suddetto).

 

Cass. sent. n. 15651/2014

Ai fini della configurabilità del delitto di violenza privata, è necessario l’esercizio della violenza fisica o morale o la prospettazione di un male ingiusto, il cui verificarsi dipende dall’iniziativa dell’agente, sicchè esula dal reato in questione la condotta meramente omissiva tenuta in relazione ad una richiesta altrui, anche quando la stessa si risolva in una forma passiva di mancata cooperazione al conseguimento del risultato voluto dal richiedente. (Fattispecie in cui la S.C. ha escluso che integrasse il delitto di violenza privata la mancata consegna delle nuove chiavi dell’abitazione

Mostra tutto

[1] Cass. sent. n. 25626/2016 del 20.06.2016.

[2] Trib. Roma sent. n. 2685/16 del 12.05.2016.

[3] Art. 1168 cod. civ.

[4] Art. 1170 cod. civ.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti