Chi denuncia non è mai responsabile salvo malafede
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19 Giu 2016
 
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Chi denuncia non è mai responsabile salvo malafede

Non si può controquerelare per calunnia una persona che ha denunciato un’altra, anche se la querela era infondata e il denunciato è risultato innocente.

 

Se una persona sporge una denuncia infondata contro un’altra, e quest’ultima al termine delle indagini o del processo risulta innocente, non può essere controquerelata per calunnia. La calunnia, infatti, scatta solo quando il denunciante agisce in malafede, ossia è consapevole, sin dall’inizio, dell’innocenza del querelato. È quanto ricorda la Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Prima cosa di tutto, l’interesse pubblico alla repressione dei reati: se si potesse controquerelare chiunque denuncia un’altra persona, nessuno segnalerebbe più alle autorità il sospetto di reati e, probabilmente, senza la collaborazione dei cittadini, i crimini non verrebbero mai puniti. Quindi, chi subisce un lungo e costoso processo, e solo alla fine di numerose tribolazioni legali riesce a spuntarla e a dimostrare di essere stato sin dall’inizio innocente, non può né chiedere il risarcimento del danno [2] al querelante, né controquerelarlo per calunnia.

 

La sentenza in commento ricorda proprio questo: la denuncia di un reato perseguibile d’ufficio (ma lo stesso discorso vale anche per quelli perseguibili solo se c’è la querela della parte offesa) non è fonte di responsabilità per danni a carico del denunciante, anche in caso di proscioglimento o di assoluzione del denunciato. Salvo che questi abbia agito nella piena consapevolezza di incolpare una persona innocente (imputandole, ad esempio, una condotta mai commessa o commessa da altri o esagerando volontariamente gli effetti della condotta sino a farla rientrare nell’ambito delle ipotesi penali).

 

In altre parole il querelato avrà diritto al risarcimento del danno solo qualora venga dimostrata una condotta dolosa del denunciante, volta ad attribuire consapevolmente la commissione di un reato in capo a un individuo della cui innocenza il denunciante sia conscio.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 9 febbraio – 10 giugno 2016, n. 11898
Presidente Travaglino – Relatore Rubino

Fatto e diritto

O.S. veniva tratto a giudizio su querela di P.S. per rispondere del reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose, in quanto il P. , titolare di un esercizio commerciale di vendita di materiale hardware e software, addebitava all’O. di essersi introdotto nel suo negozio e di aver prelevato una scheda informatica da un espositore portandola via senza pagare contro la volontà del negoziante.
Assolto in sede penale, l’O. conveniva il P. dinanzi al giudice di pace chiedendo che fosse condannato a risarcirgli i danni subiti per averlo coinvolto, benchè innocente, in un processo penale.
All’esito del giudizio di primo grado, il giudice di pace accoglieva la domanda, condannando il P. a risarcire i danni all’O. , in misura pari alle spese da questo sostenute per difendersi nel giudizio penale.
Il Tribunale di Livorno, con la sentenza n. 12 del 2013 qui impugnata, sovvertiva l’esito del giudizio di primo grado, rigettando la domanda risarcitoria dell’O. per l’assoluta mancanza, in capo al P. , dell’elemento soggettivo caratterizzante il reato di calunnia, in quanto i fatti attribuiti al P. non erano tali

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[1] Cass. sent. n. 11898/16 del 10.06.2016.

[2] Ai sensi dell’art. 2043 cod. civ.

 

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