Andrea Iurato
Andrea Iurato
19 Giu 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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Un alimento che ho comprato mi ha fatto male: a chi chiedo i danni?

Ho comprato un alimento al supermercato e dopo averlo consumato sono stato male, posso chiedere il risarcimento del danno? A chi: al supermercato o al produttore?

 

Può capitare che un cibo acquistato al supermercato provochi dei danni alla salute, più o meno gravi, al consumatore. Chi subisce un danno ha diritto di chiedere il risarcimento, ma non sempre è facile capire chi è responsabile. Ecco una breve guida per capire quando, come e a chi si può chiedere il risarcimento per il danno subito a causa del consumo di un alimento.

 

A chi non è capitato, dopo aver consumato un alimento acquistato al supermercato o in un negozio di alimentari, di stare male o avere dei disturbi di digestione? Spesso non facciamo caso a questi piccoli episodi, ma quando le conseguenze sono più gravi, perché costringono ad assentarsi da lavoro per alcuni giorni o addirittura producono danni gravi o gravissimi alla salute è bene che il consumatore sappia come tutelarsi e chiedere il giusto risarcimento per il danno subito.

 

Quasi tutti gli alimenti che acquistiamo arrivano sugli scaffali del supermercato dopo una lunga catena che va dal produttore delle materie, passando per le varie fasi di lavorazione, fino all’impacchettamento, all’etichettatura, al trasporto e alla vendita finale. Dietro ogni prodotto, quindi, ci sono spesso molti produttori, stabiliti in diverse città e regioni o anche all’estero.

Come si individua il responsabile?

 

 

Chi è il responsabile

La legge stabilisce che il responsabile per il danno causato dal difetto di qualunque prodotto di consumo, compresi gli alimenti, è il produttore.

 

Nel caso di alimenti non trasformati il produttore viene identificato:

 

– nell’agricoltore per la frutta o la verdura non trasformate;

– nell’allevatore o nel cacciatore per la carne;

– nel pescatore per il pesce.

 

Se invece si tratta di alimenti trasformati, come quasi sempre accade, il produttore è quello che – tra i tanti che hanno contribuito al prodotto finale – ha fornito la materia prima o ha effettuato la trasformazione che ha causato il danno: ad esempio se il danno è dovuto alle modalità di confezionamento sarà responsabile chi ha confezionato il prodotto, se invece il danno è dovuto ad una singola materia prima, sarà responsabile il produttore di questo ingrediente.

 

Di regola non sono responsabili né il trasportatore, né il distributore o il rivenditore finale. Se però il danno è stato causato da un problema nel trasporto o nella conservazione presso il magazzino o gli scaffali del rivenditore, il trasportatore o il supermercato potranno essere chiamati a rispondere del danno anche se non hanno direttamente contribuito alla produzione.

 

Se l’alimento è stato prodotto in un Paese fuori dall’Unione Europea il responsabile è colui che per primo ha importato il prodotto all’interno dell’UE.

 

 

Come individuare il produttore

Di regola il produttore è facilmente individuabile perché è indicato in etichetta.

La legge però non prevede l’obbligo di indicare lo stabilimento di produzione o il nome del produttore nell’etichetta, perché può essere anche indicato solo il nome del distributore, dell’importatore o anche di colui che usa il suo marchio per vendere il prodotto, ma non ha contribuito alla produzione in nessuna fase.

 

In questi casi la legge stabilisce che il consumatore danneggiato può chiedere al rivenditore finale del prodotto (es. il supermercato) di comunicare il nome del produttore responsabile del danno provocato dall’alimento. Il rivenditore deve rispondere per iscritto entro tre mesi dalla richiesta: se non risponde entro questo termine, diventa automaticamente responsabile del danno subito dal consumatore.

 

La richiesta del consumatore deve essere fatta per iscritto e deve indicare:

 

– il prodotto che ha causato il danno;

– il luogo e la data, anche approssimativa, dell’acquisto;

– se possibile, una foto del prodotto consumato o l’offerta di farlo visionare: per questo motivo, quando possibile, il consumatore che subisca un danno dopo avere consumato un alimento deve conservare e fotografare l’alimento e/o la sua confezione.

 

 

Quando un alimento è difettoso

Un alimento è considerato difettoso se non offre la sicurezza che ci si può aspettare da quel prodotto, secondo l’uso ordinario, le caratteristiche e le indicazioni fornite nell’etichetta.

Ad esempio non può essere chiesto il risarcimento del danno per i normali effetti – anche gravi – dovuti al consumo di un prodotto alcolico se l’etichetta indica chiaramente che il prodotto contiene alcool.

Può essere considerato difettoso invece un alimento che, pur non avendo difetti, non indica nell’etichetta la presenza di ingredienti o sostanze che possono provocare allergie, oppure non avverte sui possibili effetti negativi derivanti dal consumo del prodotto e questo provoca nel consumatore dei danni alla salute.

 

 

La prova del danno

Il consumatore che chiede il risarcimento del danno deve provare:

 

– il difetto del prodotto;

– il danno subito;

– che il danno subito è conseguenza del difetto del prodotto.

 

Chi chiede il risarcimento non deve provare anche la colpa del produttore. È quest’ultimo, invece, a dovere fornire la difficile prova di non essere responsabile.

 

 

Quale danno può essere risarcito

La legge prevede che il danno alla salute risarcibile sia solo quello dovuto a morte o lesioni personali. Per provare le lesioni personali è necessario che un medico, meglio se il Pronto Soccorso, certifichi che il danno subito è rilevante e ha impedito al consumatore di svolgere le proprie occupazioni quotidiane: non basta quindi una semplice nausea di poche ore.

 

 

La prescrizione

Il consumatore deve chiedere il risarcimento del danno entro tre anni dal giorno in cui il danno si è verificato o è stato scoperto. Dopo questo termine il diritto di ottenere il risarcimento è definitivamente prescritto.


 


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