Contratto part time
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24 Giu 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Contratto part time

Contratto a tempo parziale: diritti del lavoratore, retribuzione, accredito dei contributi, lavoro supplementare, ferie, permessi.

 

Il contratto part time è un contratto di lavoro subordinato il cui orario, anziché coincidere con quello ordinario (solitamente 40 ore, se non stabilito in misura minore dal contratto collettivo), o full time, risulta ridotto.

I lavoratori con contratto part time hanno comunque gli stessi diritti dei dipendenti a tempo pieno, ma in proporzione alla quantità di lavoro prestata: pertanto, il fatto che la retribuzione di un lavoratore a tempo parziale risulti ridotta, rispetto a quella di un lavoratore full time, non è una discriminazione, in quanto la paga è parametrata sulle ore di attività.

La riduzione dell’orario è espressa in percentuale: ad esempio, se il contratto collettivo applicato dall’azienda prevede 40 ore quale orario normale e il dipendente ne lavora 20, l’orario corrisponde al 50%.

 

 

Part time orizzontale, verticale e misto

Il contratto part time, a seconda della modalità di collocazione dell’orario di lavoro, può essere di tre tipi: orizzontale, verticale e misto.

Nel part time orizzontale l’attività è prestata in tutte le giornate lavorative, ma per un numero minore di ore (ad esempio, anziché 8 ore dal lunedì al venerdì, 4 ore negli stessi giorni).

Nel part time verticale l’attività giornaliera è prestata con orario pieno, ma solo in alcune giornate, settimane o mesi. Il part time misto, invece, contiene le caratteristiche di entrambe le tipologie.

 

 

Part time: orario minimo

La legge non prevede un orario part time minimo al di sotto del quale non si può scendere: un numero di ore minimo, però, può essere previsto dal contratto collettivo applicato. Ad esempio, il CCNL Commercio prevede un minimo di 16 ore settimanali. Se il datore di lavoro non rispetta l’orario minimo previsto dagli accordi collettivi, dunque, è sanzionabile da parte dell’ispettorato del lavoro, con diffida ad adeguarsi, anche se sono stati firmati accordi individuali col dipendente interessato. Gli accordi individuali, allora, devono essere certificati (presso una commissione di certificazione), per validare l’effettiva volontà del lavoratore di svolgere l’attività per un numero di ore più basso rispetto al minimo e non essere esposti al rischio di sanzioni.

 

 

Part time: lavoro supplementare

Se un dipendente lavora per un numero di ore superiore a quelle previste dal suo part time, ma inferiore all’orario full time, parliamo di lavoro supplementare. Si parla di lavoro straordinario, invece, quando si supera il normale orario di 40 ore, o quello inferiore previsto dal contratto collettivo.

Il Testo unico dei contratti di lavoro [1] prevede che se non esiste, nel contratto collettivo, alcuna previsione in merito al lavoro supplementare, questo deve essere retribuito con una maggiorazione pari al 15% (della retribuzione globale oraria di fatto), e non può essere effettuato per oltre il 25% dell’orario contrattuale settimanale concordato.

 

 

Part time: modifica dell’orario

All’interno del contratto part time devono essere indicate le ore di lavoro in maniera precisa e puntuale, con riferimento al giorno, alla settimana, al mese o all’anno. Il datore di lavoro non ha la possibilità, pertanto, di modificare a suo piacere la collocazione temporale della prestazione lavorativa, a meno che non esistano dei preventivi accordi, le cosiddette clausole elastiche; queste clausole possono essere anche previste nel contratto collettivo.

 

 

Part time: clausole elastiche

Le clausole elastiche sono delle pattuizioni che consentono al l’azienda di aumentare l’orario lavorativo o di variarlo (precedentemente le clausole che consentivano di variare la collocazione dell’orario, senza aumentarlo, si chiamavano elastiche, ora assorbite dalla nuova nozione di clausole flessibili).

Dal 25 giugno 2015 (data di entrata in vigore del Testo unico dei contratti), non è più possibile, per l’azienda, indicare nei contratti part time le clausole elastiche, se queste non sono previste nel contratto collettivo applicato, anche di secondo livello, o non sono state concordate col lavoratore. Per quanto concerne l’accordo col lavoratore, questo deve essere convalidato davanti ad una commissione di certificazione (vi sono commissioni attive presso la Direzione Territoriale del Lavoro, in sede sindacale e anche presso i Consigli provinciali dei Consulenti del lavoro).

L’aumento delle ore lavorative nell’accordo, inoltre, deve prevedere una maggiorazione della paga oraria, per il dipendente,  pari al 15% della retribuzione oraria globale di fatto: non ci può essere dunque nessun aumento del carico di lavoro, se non è previsto un aumento della paga oraria.

Secondo la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, inoltre, la maggiorazione oraria deve essere applicata anche nelle ipotesi  di sola variazione della collocazione della prestazione, senza aumento delle ore.

 

 

Part time e ferie

Le ferie, per i lavoratori con contratto part time orizzontale, maturano allo stesso modo dei lavoratori a tempo pieno. Ricordiamo che le ferie minime che maturano in un anno sono pari, per legge [2], a 4 settimane: ogni mese matura dunque un rateo pari a 2,166 giornate (a meno che il contratto collettivo non preveda una misura maggiore), sia per i lavoratori full time, che per quelli con contratto part time orizzontale (l’unica differenza consiste nel fatto che ad ogni giornata di ferie corrisponde un minor numero di ore).

Il discorso è differente per  chi ha un contratto part time verticale o misto: in questo caso, poiché un rateo ferie matura se nel mese sono lavorati almeno 15 giorni, bisognerà aver riguardo alle giornate di effettiva attività prestata (salvo disposizioni di miglior favore previste negli accordi collettivi applicati).

 

 

Part time e mensilità aggiuntive

Per la maturazione della tredicesima e la quattordicesima è valido, salvo disposizioni di miglior favore del contratto collettivo, quanto esposto in merito alla maturazione delle ferie: pertanto, col contratto di part time orizzontale i ratei delle mensilità aggiuntive maturano per intero, anche se l’ammontare risulta, logicamente, proporzionato all’orario effettuato, poiché la base di calcolo è la retribuzione in essere, già riproporzionata all’effettivo orario di lavoro.

Per il part time verticale o misto, sono considerati come mese intero i periodi lavorati nella stessa mensilità superiori a 15 giorni, e non considerati quelli inferiori: pertanto, il rateo di tredicesima matura solo nel primo caso.

 

 

Più contratti part time

Un lavoratore può svolgere più prestazioni lavorative in regime di part time contemporaneamente: tuttavia, devono essere rispettati i limiti di orario ed i riposi minimi previsti dal Decreto sull’orario di lavoro [2].

In particolare, il dipendente può prestare servizio per un massimo di 48 ore settimanali, come media in un arco di tempo pari a 4 mesi (ad esempio, in una settimana del periodo di riferimento è possibile lavorare per 52 ore, se in un’altra settimana dello stesso periodo si lavora per 44 ore, o meno).

 

Per quanto riguarda i riposi, devono essere rispettati:

 

– il riposo minimo settimanale, pari ad almeno 24 ore consecutive ogni 7 giorni (inteso come media da rispettare nell’arco di 14 giorni);

– il riposo giornaliero, pari ad 11 ore consecutive ogni 24 ore (in questo caso non è possibile considerare alcuna media).

 

Il datore di lavoro, però, se il lavoratore non ha comunicato l’ammontare delle ore in cui può prestare la propria attività e le ulteriori informazioni utili al riguardo [3], non è passibile di sanzione.

Per quanto riguarda le maggiorazioni dovute per il lavoro supplementare e straordinario, bisogna  invece prendere a riferimento il solo orario svolto presso ciascun datore e non la somma delle ore lavorate nel complesso.

Lo svolgimento di più contratti part time contemporaneamente non fa venir meno il divieto di concorrenza: pertanto, se le attività risultano concorrenti, per evitare il rischio di essere licenziato il lavoratore deve essere esplicitamente autorizzato dai datori in merito.

 

 

Part time e lavoro autonomo

Il problema dell’orario di lavoro massimo non si pone nel caso in cui il dipendente part time svolga contemporaneamente un’attività di lavoro autonomo, occasionale o con partita Iva. Per questo tipo di attività, difatti, non è vincolato ad alcun orario lavorativo, dunque relativamente ad orario massimo e riposi viene preso a riferimento il solo lavoro dipendente (che potrebbe dunque essere anche full time).

 

 

Obbligo di concedere il part time

L’azienda, in generale, non ha l’obbligo di concedere il part time al lavoratore che ne fa richiesta, così come non può convertire il rapporto da tempo pieno a tempo parziale senza il consenso del dipendente: vi sono però delle eccezioni, delle quali alcune obbligano il datore alla trasformazione in part time ed altre a riconoscere al dipendente una priorità nella conversione.

 

 

Part time e congedo parentale

Il dipendente può chiedere, per una sola volta, al posto del congedo parentale (maternità facoltativa), o nei limiti del congedo ancora da fruire, la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a part time, a condizione che la riduzione d’orario non sia superiore al 50%.

Il datore di lavoro è tenuto a effettuare la trasformazione del contratto entro 15 giorni dalla richiesta.

 

 

Part time e malattia

Se il dipendente è affetto da una malattia oncologica o da gravi patologie cronico degenerative, per cui risulta notevolmente ridotta la capacità lavorativa, il datore è tenuto a trasformare il contratto da tempo pieno a parziale. Azienda e lavoratore si devono però accordare sulla specifica riduzione dell’orario e nella scelta tra part-time orizzontale o verticale, tenendo conto sia delle esigenze del dipendente che di quelle dell’impresa.

 

 

Part time e assistenza dei familiari

Il lavoratore ha diritto di priorità nella conversione del contratto in part time se assiste il coniuge, un figlio o un genitore con gravi patologie oncologiche o cronico degenerative, una persona convivente con handicap grave invalida al 100% e con necessità di accompagnamento, o ha un figlio convivente di età non superiore a 13 anni o un figlio convivente portatore di handicap.

 

 

Part time per chi ha subito violenza di genere

Se una lavoratrice risulta inserita in un percorso di protezione relativo alla violenza di genere, ha diritto alla trasformazione del rapporto da tempo pieno a parziale se esistono posti disponibili in organico. Il rapporto deve essere nuovamente convertito in full time su richiesta della lavoratrice.

 

 

Part time e contributi minimali

I lavoratori con contratto di lavoro part time, avendo una retribuzione inferiore a quella dei dipendenti a tempo pieno, hanno diritto a un minore accredito di contributi previdenziali, che diminuisce l’ammontare della pensione.

In certe ipotesi, i bassi versamenti di contributi possono anche influire negativamente sul diritto alla pensione: è il caso non solo del part time verticale e misto, che prevedono dei periodi non lavorati e, logicamente, non coperti da contribuzione, ma anche del part time orizzontale, se la retribuzione è inferiore al minimale.

Il minimale è il limite minimo di stipendio da rispettare per permettere l’accredito dei contributi, cioè lo “stipendio minimo” sul quale vanno calcolati i contributi (tramite l’applicazione dell’aliquota prevista): se l’imponibile risulta inferiore al valore minimale determinato dall’INPS, i contributi si calcolano su quest’ultimo valore e gli accrediti sono diminuiti in proporzione.

Il minimale settimanale per l’accredito dei contributi obbligatori e figurativi per i lavoratori dipendenti ammonta al 40% del trattamento minimo di pensione in vigore al 1° gennaio di ogni anno: dunque, nel 2016, dato che il trattamento minimo è pari a 501,86 euro, il minimale settimanale su cui calcolare i contributi è pari a 200,74 euro, mentre quello annuale è pari a 10.438,48 euro (200,74 moltiplicato per 52 settimane).

I contributi settimanali calcolati sul minimale, per i dipendenti del settore privato, sono dunque pari a 66,24 euro (200,74 per 33%, l’aliquota complessiva IVS), mentre quelli annuali devono risultare almeno pari a 3.444,48 euro (cioè 66,24 per 52).

Se risulta versato nell’anno un ammontare almeno corrispondente a tale cifra, il dipendente risulta assicurato per tutte e 52 le settimane. In caso contrario, i periodi coperti sono ridotti in base a quanto versato, dividendo lo stipendio per il minimale settimanale.

Per coprire la contribuzione mancante, il dipendente può comunque chiedere l’autorizzazione ai versamenti volontari [4], se i periodi sono successivi al 31 dicembre 1996.

 

 

Part time agevolato

Normalmente, convertire il contratto da part time a full time negli ultimi anni di lavoro comporta una penalizzazione non indifferente nell’ammontare della pensione, tanto più grave quanto è maggiore la quota di trattamento calcolata col metodo retributivo: questo sistema di calcolo, difatti, non si basa sui contributi versati, ma sulla media degli ultimi stipendi. Pertanto, minore è l’orario di lavoro, più la media delle ultime retribuzioni si abbassa, penalizzando il lavoratore.

Per evitare questo problema, la Legge di Stabilità 2016 [5] ha introdotto la possibilità, per chi raggiunge l’età per la pensione di vecchiaia entro il 31 dicembre 2018, di domandare il part time senza alcuna penalizzazione sulla pensione. L’Inps, difatti, accredita i contributi figurativi in misura piena, come se la retribuzione corrispondesse al full time; il datore di lavoro, inoltre, riconosce un premio in busta paga pari alla contribuzione non versata.

Per aderire all’opzione part time, è necessario che l’Inps certifichi il possesso dei requisiti (raggiungimento dell’età pensionabile entro il 31 dicembre 2018 e possesso di 20 anni di contributi alla data della domanda); firmato il nuovo contratto a tempo parziale, l’azienda deve poi domandare un’apposita autorizzazione alla Dtl (direzione territoriale del lavoro) ed inoltrare la domanda di agevolazione all’Inps.

 

 

Part time e licenziamento

Il dipendente che rifiuta la conversione del contratto da tempo pieno in part time non può essere licenziato: lo ha stabilito, con una recente sentenza [6], la Corte di Cassazione. Perché il licenziamento possa risultare legittimo, è necessaria l’esistenza di obiettive esigenze aziendali che impediscano di utilizzare proficuamente la prestazione lavorativa a tempo pieno: non basta, cioè, un semplice pregiudizio economico in capo all’azienda, ma bisogna dimostrare che il lavoro full time, oltre a comportare una maggiore spesa, non è proficuo.

 


[1] D.lgs 81/2015.

[2] D.lgs 66/2003.

[3] Circ. Min. Lav. N.8/2005.

[4] Art.3, D.lgs 278/1998.

[5] L. 208/2015.

[6] Cass. sent. 21875/15.

 


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Commenti
16 Nov 2016 antonio

Salve, volevo chiedere una info sul mio NUOVO contratto di lavoro alquanto strano. Assunto da 1 mese, il contratto non mi è stato MAI dato tanto meno la busta paga, ho svolto sempre il conducente di autobus e con questo contratto svolgo le stesse mansioni ma a 24 ore anzichè a tempo pieno. Con data del 15 C.M. mi vedo erogato sul mio IBAN lo stipendi per il mese di OTTOBRE 2016 per la somma di 495 euro!!!! 🙁
Il mio lavoro va dal lunedi al venerdi con 2 pomeriggi per il totale come detto di 24 ore mensili….adesso mi chiedo secondo voi che tipo di contratto mi hanno fatto, che livello, da quello che posso capire dovrei stare con quelle ore vicino agli 800 euro ma che invece sono la metà. Ho chiesto chiarimenti oggi ma il responsabile non era presente e mi hanno detto che mi hanno fissato un appuntamento…grazie ifinite.