HOME Articoli

Lo sai che? Pubblicato il 19 giugno 2016

Articolo di

Lo sai che? Perquisizione: l’indagato può farsi assistere dall’avvocato

> Lo sai che? Pubblicato il 19 giugno 2016

La polizia, prima di procedere alla perquisizione o al sequestro, deve avvisare l’indagato della possibilità di farsi assistere dal difensore di fiducia.

È nulla, e non può essere utilizzata ai fini del processo penale, la perquisizione o il sequestro avente ad oggetto cose costituenti corpo del reato (ad esempio un coltello, un cacciaviti, ecc.) se l’indagato non viene prima avvisato, dalla polizia, della facoltà di farsi assistere dal proprio avvocato nel corso della perquisizione o del sequestro stesso.

Tale nullità deve però essere eccepita entro termini prestabiliti:

  • o prima del compimento dell’atto (il sequestro o la perquisizione)
  • o nel primo atto di difesa processuale successivo [1].

È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [2]. Infatti, la polizia giudiziaria, nel procedere al compimento delle operazioni appena dette [3] ha l’obbligo di avvisare la persona sottoposta alle indagini che ha facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia; quando non è stato dato avviso del compimento dell’atto, al difensore è immediatamente notificato l’avviso di deposito presso la segreteria del pm e, dal ricevimento della notificazione, il difensore ha facoltà di esaminare le cose sequestrate.

note

[1] In termini più tecnici, questo concetto viene espresso nei seguenti termini: la violazione da parte della polizia giudiziaria dell’obbligo di avvertire l’indagato della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia nel corso di una perquisizione o sequestro integra una nullità a regime intermedio che va eccepita prima del compimento dell’atto o immediatamente dopo, dovendo identificarsi tale momento nel primo atto del procedimento nel quale è possibile proporre l’eccezione, e dunque anche in sede di riesame.

[2] Cass. sent. n. 16982/16 del 22.04.2016.

[3] Art. 356 cod. proc. pen.

Autore immagine: Pixabay.com

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 15 marzo – 22 aprile 2016, n. 16982
Presidente Bianchi – Relatore Menichetti

Ritenuto in fatto

1. Con decreto in data 20 febbraio 2015 il P.M. dei Tribunale di Castrovillari convalidava il sequestro operato il giorno precedente dai Carabinieri di Corigliano Calabro Scalo, a seguito di perquisizione personale, nei confronti di  M.A., avente ad oggetto indumenti vari coincidenti perfettamente con quelli indossati dall’autore di un furto pluriaggravato perpetrato poco prima ai danni dell’agenzia “Zampino Viaggi”, e per tale ragione cose costituenti corpo dei reato o comunque pertinenti al detto reato.
2. Con ordinanza 25 marzo 2015 il Tribunale di Cosenza rigettava il riesame proposto del difensore dei  M., che aveva eccepito la nullità dei decreto di convalida del sequestro, siccome operato senza la comunicazione all’indagato della facoltà di farsi assistere da un difensore e senza procedere successivamente all’avviso ex art.366 c.p.p., e dedotto l’assenza dei nesso pertinenziale con il furto a cui l’indagato era estraneo.
A motivo della pronuncia di rigetto il duplice rilievo che la violazione da parte della polizia giudiziaria dell’obbligo di avvertire l’indagato della facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia integrava una nullità generale a regime intermedio ex art.182 c.p.p. da eccepirsi prima del compimento dell’atto o immediatamente dopo, e che l’omesso deposito del verbale costituiva una mera irregolarità rilevante ai soli fini della decorrenza dei termine entro il quale era consentito l’esercizio delle attività difensive: la eccezione di nullità era, dunque, sotto il primo profilo tardiva e sotto il secondo profilo infondata.
3. Propone ricorso il  M., a mezzo dei legale di fiducia, per vizio di motivazione, inosservanza di norme processuali stabilite a pena di nullità, violazione ed erronea applicazione della legge penale, violazione dell’art.27 comma 3 della Costituzione in considerazione dei principio della umanizzazione della pena. A motivo della impugnazione le eccezioni di nullità già prospettate davanti al Tribunale del Riesame, atteso che solo in data 6 marzo 2015 era stato notificato al difensore il decreto di convalida del sequestro, tempestivamente impugnato.

Considerato in diritto

4. II ricorso è fondato, sussistendo la violazione ‘di legge lamentata dall’interessato.
Il quadro normativo di riferimento è costituito dagli artt.114 disp.att.c.p.p., 354, 356 e 366 c.p.p.: nel procedere al compimento degli atti indicati dall’art.356 del codice, la polizia giudiziaria avverte la persona sottoposta alle indagini che ha facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia, senza diritto di questi di essere preventivamente avvisato; quando non è stato dato avviso dei compimento dell’atto al difensore è immediatamente notificato l’avviso di deposito presso la segreteria del P.M. e dal ricevimento della notificazione il difensore ha facoltà di esaminare le cose sequestrate.
Nel caso di specie il primo atto di cui il difensore ha avuto conoscenza è stata la notifica dei decreto di convalida dei sequestro, tempestivamente impugnato e dunque non è corretta in diritto la pronuncia dei Tribunale del Riesame che ha ritenuto tardiva l’eccezione di nullità.
Questa Corte si è infatti già pronunciata nel senso che la violazione da parte della polizia giudiziaria dell’obbligo di avvertire l’indagato, ai sensi dell’art.114 disp.att.c.p.p., della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia nel corso di una perquisizione o sequestro integra una nullità a regime intermedio che va eccepita, secondo la previsione dell’art.182 c.p.p., prima dei compimento dell’atto o, se ciò non è possibile, immediatamente dopo, dovendo identificarsi tale momento nel primo atto dei procedimento nel quale è possibile proporre detta eccezione (Sez.3, 19.3.2015, n.41063), e dunque anche in sede di riesame (sez.3, 2.7.2015, n.39186), come appunto avvenuto nel caso di specie.
5. Deve pertanto annullarsi, a ragione della rilevata nullità, il provvedimento impugnato con restituzione all’avente diritto di quanto in sequestro.

P.Q.M.

Annulla il provvedimento impugnato senza rinvio e dispone la restituzione all’avente diritto di quanto in sequestro.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter.
Scarica L’articolo in PDF

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

I PROFESSIONISTI DEL NOSTRO NETWORK