Nuovo accesso agli atti amministrativi: addio privacy con la P.A.
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20 Giu 2016
 
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Nuovo accesso agli atti amministrativi: addio privacy con la P.A.

FOIA, Freedom of Information Act, il nuovo diritto di accesso agli atti amministrativi o accesso civico consente di avere notizie senza dover fornire spiegazioni sulle ragioni.

 

Il nuovo diritto di accesso agli atti amministrativi, per come regolato dal decreto legislativo approvato lo scorso mese dal Governo [1], seppellisce la privacy dei cittadini. Chi è, infatti, interessato ad avere contezza di un atto dell’amministrazione, potrà farne richiesta in qualsiasi momento senza dover giustificare – come invece in precedenza – le ragioni della propria istanza. Viene infatti capovolta l’impostazione del cosiddetto “accesso civico”: la regola è quella della massima trasparenza per tutti, salvo che particolari interessi di stato o privati (come quelli sui segreti commerciali ed economici) impongano il silenzio.

 

È questo, sostanzialmente, il capovolgimento di fronte a cui gli italiani dovranno abituarsi: un capovolgimento iniziato quando, nello scorso mese di maggio, l’esecutivo ha approvato il cosiddetto FOIA, ossia il Freedom of Information Act (in italiano, la legge sulla libertà di informazione), che ridisegna il vecchio istituto del diritto di accesso agli atti amministrativi. Per conoscere i punti della riforma leggi le due guide “Diritto di accesso agli atti amministrativi” e “Cambia l’accesso civico”.

 

Il vicino potrà sapere tutto del proprietario confinante, senza bisogno di giustificare le ragioni della propria “intrusione” nell’altrui privacy; il partecipante a un concorso potrà chiedere ogni dati dei propri rivali, senza limiti di sorta; il professore potrà sapere le ragioni del trasferimento del collega. Ed ancora si potrà chiedere a un comune l’elenco dei titoli edilizi o copia dei contratti di convivenza o l’elenco delle associazioni che hanno ricevuto contributi o di chi ha pagato un certo tributo ecc.

 

La riforma è resa ancora più evidente dalla cancellazione del silenzio-rifiuto: ora, se la P.A. non risponderà al cittadino – a prescindere dalle motivazioni, dettate anche da inerzia o inefficienza – la richiesta di accesso non potrà considerarsi respinta ma, al contrario, accolta; con la conseguenza che il privato avrà diritto all’estensione degli atti richiesti.

 

 

Quale tutela per la privacy?

Il concetto di privacy lascia il passo alla massima trasparenza quando è in gioco un atto o un procedimento della pubblica amministrazione che, in quanto tale, coinvolge interessi pubblici e “pubblico” deve rimanere anche nelle motivazioni e nelle precedenti fasi di richiesta e istruttoria.

 

Ciascuno di noi dovrà arrendersi all’idea che i propri “rapporti” con l’amministrazione siano resi evidenti a tutti gli altri cittadini che facciano richiesta di accesso agli atti (i “nostri” atti), sia pure per semplici ragioni di curiosità, anche se non dettate quindi da un interesse specifico. Questo perché le istanze non andranno più motivate: non bisognerà più specificare l’interesse che porta il richiedente a presentare l’istanza di accesso agli atti: l’accesso è sempre dovuto al di là di quelle che sono le motivazioni del privato.

 

È vero: il controinteressato, cui si riferiscono i dati, può sempre presentare opposizione, resa possibile dal fatto che l’amministrazione è tenuta ad avvisarlo della richiesta di accesso presentata da altri. Ma – secondo molti – si tratterebbe di una tutela solo apparente. Infatti, per poter effettuare un bilanciamento di interessi tra i due soggetti (richiedente e titolare dei dati) bisognerebbe conoscerne le motivazioni: cosa impossibile, come visto, atteso che l’istante non è più obbligato a specificare le ragioni della richiesta di accesso civico. Si tratta, dunque, di norme difficilmente applicabili.

Peraltro, nel decidere, l’ente pubblico non è vincolato dall’esistenza di un ricorso del controinteressato: le motivazioni di quest’ultimo non sono condizionati per il rigetto dell’istanza di accesso civico.

 

Gli unici limiti che incontra il nuovo accesso civico sono quelli di interesse pubblico o privato quando coinvolgono la riservatezza delle persone, la segretezza della corrispondenza o gli interessi economici e commerciali: eccezioni, queste, che sembrano doversi applicare in via del tutto eccezionale, poiché la regola è sempre quella dell’obbligo, per la p.a., di rendere pubblici – anche a mezzo dei propri siti internet – i propri atti. La tutela della riservatezza blocca, infatti, l’accesso civico solo quando ciò risulterà “necessario” per evitare un danno concreto alla tutela della protezione dei dati personali.

 

Si tratta di concetti molto vaghi, lasciati alla discrezionalità dei singoli funzionari. E questi ultimi non hanno parametri per esercitare la discrezionalità. Si noti che la norma non permette di comparare la situazione di chi chiede dati rispetto a coloro cui i dati si riferiscano. Con il rischio che qualche p.a. ritenga necessario il rigetto (e quindi niente accesso) in casi in cui altre omologhe p.a. arrivano alla conclusione diversa (e quindi addio alla privacy).


[1] D.lgs. n. 97/2016.

 


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