Pensione, quali scivoli la anticipano
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20 Giu 2016
 
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Noemi Secci
 


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Pensione, quali scivoli la anticipano

Isopensione, staffetta generazionale, part time agevolato, assegno straordinario: tutte le modalità di accompagnamento del lavoratore alla pensione.

 

Per anticipare la pensione, consentendo al lavoratore l’uscita senza attendere i requisiti della Legge Fornero, non esiste solo l’Ape, il nuovo strumento che permetterà il ritiro dall’impiego con 3 anni di anticipo: sono attualmente operativi, difatti, diversi strumenti, che consentono un anticipo della pensione sino a 5 anni. Alcuni presentano una maggiore convenienza per il datore di lavoro, altri per i lavoratori: a causa, però, della limitata appetibilità, per l’una o per l’altra parte del rapporto a seconda delle ipotesi, sono stati, sino ad oggi, scarsamente utilizzati.

 

 

Isopensione

L’isopensione è senza dubbio il mezzo per anticipare l’uscita dal lavoro maggiormente conveniente per il dipendente. Si tratta, in pratica, della possibilità, per i lavoratori a cui mancano non più di 4 anni alla pensione, di ricevere il trattamento in anticipo (mediamente corrispondente all’85% dell’ultimo stipendio).

L’isopensione non può essere attivata in tutti i casi, ma solo nelle ipotesi in cui l’azienda, che deve avere almeno 15 dipendenti, si trovi a gestire degli esuberi. In cambio dell’uscita dal lavoro, il datore offre dunque un equivalente del trattamento pensionistico, per un massimo di 4 anni. L’assegno è a carico dell’azienda, ma erogato dall’Inps, che richiede una fideiussione a garanzia degli importi versati ai lavoratori.

L’Inps, prima che sia attivata l’isopensione, deve certificare i requisiti per la quiescenza, ed in particolare che al dipendente non manchino più di 4 anni al raggiungimento della pensione.

L’isopensione è scarsamente utilizzata dalle aziende, in quanto consente una riduzione dei costi molto esigua: il risparmio medio si attesta, difatti, pari al 18%, rispetto al costo del lavoro ordinario complessivo.

 

 

Part time agevolato

Maggiormente conveniente per il datore di lavoro, ma meno per il dipendente, è invece il part time agevolato: si tratta della possibilità di fruire, per chi raggiunge l’età per la pensione di vecchiaia entro il 31 dicembre 2018, di una riduzione dell’orario di lavoro, che però non penalizza l’importo della futura pensione, in quanto i contributi sono comunque accreditati in misura piena, come se il dipendente continuasse a lavorare full time.

La riduzione dell’orario di lavoro deve essere compresa tra il 40% e il 60%: oltre all’accredito, da parte dell’Inps, dei contributi in misura piena, è riconosciuto dal datore di lavoro anche un premio in busta paga, pari alla contribuzione non versata per effetto della riduzione dell’orario. In questo modo, è limitata anche la riduzione dello stipendio.

Per accedere al part time agevolato, oltre all’accordo di modifica del contratto, è necessaria la certificazione dei requisiti da parte dell’Inps ed un’autorizzazione da parte della DTL (Direzione territoriale del lavoro) e dell’Inps stessa; inoltre, è indispensabile che il dipendente, alla data della domanda, possieda almeno 20 anni di contributi.

Il part time agevolato non è accessibile ai dipendenti pubblici, ai lavoratori domestici e a domicilio. Inoltre, se il lavoratore ha diritto al calcolo della pensione col solo sistema contributivo (presenza di contribuzione versata solo dal 1996 in poi), il futuro assegno deve essere almeno pari a 1,5 volte il trattamento minimo.

 

 

Staffetta generazionale

Simile al part time agevolato, ma meno penalizzante per il dipendente, è la cosiddetta staffetta generazionale, cioè la possibilità, per il dipendente, di fruire del part time negli ultimi 2 anni di lavoro, usufruendo di un anticipo della pensione nei limiti della retribuzione persa.

In particolare, la riduzione oraria massima consentita è pari al 50%: la misura può essere attivata solo se l’azienda ha in corso dei contratti di solidarietà espansiva (mediante i quali i dipendenti in organico riducono il loro orario, a fronte di integrazioni salariali e di nuove assunzioni da parte del datore).

 

 

Assegno straordinario

L’assegno straordinario comporta dei notevoli vantaggi sia per l’azienda che per il dipendente, ma è scarsamente utilizzato in quanto la sua attivazione può essere contemplata o meno dagli eventuali fondi di solidarietà ai quali l’azienda aderisce.

Si tratta, nel dettaglio, della possibilità, per il dipendente, di uscire dal lavoro con un massimo di 5 anni di anticipo, ricevendo, da parte del fondo, un assegno straordinario sino alla data di maturazione della pensione. La normativa dettagliata è demandata al regolamento dello specifico fondo.


 


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