Bonifici sospetti verso familiari: scatta il blocco del conto
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20 Giu 2016
 
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Bonifici sospetti verso familiari: scatta il blocco del conto

Conto corrente bancario: il bonifico a favore di un parente, se non è giustificato agli occhi dell’Agenzia delle Entrate, fa scattare la presunzione di evasione fiscale: legittimo allora il sequestro dei soldi depositati.

 

Attenti a motivare ogni singolo trasferimento di denaro dal vostro conto corrente personale, anche in favore di familiari e parenti: bonifici e movimentazioni bancarie sospette potrebbero infatti far scattare la presunzione che si tratti di operazioni volte a sottrarre il denaro al fisco. Insomma, la cara e vecchia evasione fiscale. Legittimo, allora, in questo caso, il sequestro del conto e, quindi, il blocco di ogni operazione. A ricordarlo, ancora una volta, è la Cassazione con una sentenza di poche ore fa [1]. Secondo la corte, le movimentazioni bancarie, fra cui le cessioni ai familiari, se non giustificate da documentazione o da valide ragioni, legittimano il sequestro sui beni del presunto evasore fiscale.

 

Il punto è che la legge sacrifica la libertà dei correntisti all’interesse generale dell’ordinamento rivolto al contrasto al “nero” e all’evasione. Ecco allora la necessità che ogni contribuente, nel momento in cui trasferisce a un altro soggetto i propri averi, lo faccia in base a una valida causale e/o, prima di qualsiasi bonifico (specie se di rilevante importo) si tuteli con la relativa documentazione fiscale o con una scrittura di “data certa”, che motivi le ragioni del passaggio del denaro da un conto a un altro.

 

Per scaricare il modello con la scrittura privata, da esibire all’Agenzia delle Entrate, relativa al prestito o alla donazione tra familiari clicca qui.

 

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, la normativa [2] prevede una presunzione in base alla quale sia i prelevamenti che i versamenti operati su conti correnti bancari dai relativi titolari si considerano automaticamente ricavi (e, come tali, soggetti a tassazione). Spetta al contribuente dimostrare il contrario (ossia che si tratta, invece, di redditi esenti dalle tasse): dimostrazione che, comunque, può essere fornita con ogni mezzo di prova, anche attraverso presunzioni semplici.

 

Il giudice dovrà analizzare attentamente le prove fornite dal titolare del conto e verificare ogni altro indizio (purché grave, preciso e concordante) relativo alla movimentazione del conto corrente bancario oggetto dell’accertamento, anche alla luce dell’ammontare delle somme movimentate.

 

Ma non solo. Per la Cassazione, tale principio è applicabile a qualunque contribuente che svolga attività imprenditoriale, quale che ne sia la forma giuridica, sia esso una società oppure, come nel caso in esame, una persona fisica.

 

E infatti, conclude la Cassazione, le presunzioni legali previste dalle norme tributarie, pur non potendo costituire di per sé fonte di prova dei reati fiscali, hanno un valore indiziario sufficiente per far scattare l’applicazione del sequestro. Questo significa, in termini molto spiccioli, che o il contribuente si sa difendere in anticipo e, già prima dell’operazione bancaria crea e si prepara tutta la documentazione da esibire – in un futuro non troppo imminente (stanti i tempi degli accertamenti) – all’Agenzia delle Entrate, oppure, a distanza di diversi anni, la sua difesa potrebbe diventare impossibile anche per il migliore dei professionisti e dovrà soccombere alla richiesta di pagamento di ulteriori tasse. Ricordiamo infatti che nel processo tributario – quello cioè che vede come controparte il fisco – non sono ammesse prove testimoniali, ma solo quelle documentali. Dunque il ricorrente può dimostrare i fatti a sé favorevoli solo attraverso scritti e non per altri modi. Scritti che, per forza di cose, si dovrà procurare in anticipo e con data certa, non potendo certo crearli al momento del giudizio e poi retrodatarli. Ecco perché è sempre bene documentare e motivare, anche con apposite scritture private, ogni bonifico o movimentazione bancaria, sebbene avvenuta tra familiari.


[1] Cass. sent. n. 25451/2016 del 20.06.16.

[2] Art. 32, del dPR n. 600 del 1973.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
21 Giu 2016 Pasqualino Favilla

Ma dove cazzo siamo arrivati!!!!!!! invece di combattere i veri evasori (che loro sanno chi sono) coloro che hanno i soldi e il potere,perchè più ne hanno e più ne vogliono,da che mondo e mondo è sempre stato così. Di certo l’ evasore non è colui che campa con il solo stipendio lavorativo. Allora sti figli di puttana hanno pensato bene di controllare anche il buco del culo a tutti i cittadini. Vorrei solo sapere dove è andata a finire la democrazia e la libertà? Un detto diceva cosi: dove finisce la tua libertà inizia la mia. Ma dove cazzo sta la nostra libertà? Per come la vedo io e in base a quello raccontatomi da persone anziane, c’ era più libertà quando c’ era il DUCE. Perlomeno comandava solo lui, e non tutti questi POLITICI, ENTI, BANCHE e specialmente MAGISTRATI che ti succhiano il sangue. Maledetti VAMPIRI……..

 
21 Giu 2016 anna manzi

Io mi miei soldi li do a chi mi pare Ci pensino loro a dimostrare a chi li ho dati e perche’! CHE VADANO TUTTI A CAGARE

 
21 Giu 2016 Paolo

Se si vuol fare un bonifico ad un famigliare semplicemente come aiuto economico (il classico genitore che aiuta il figlio) cosa dovrebbe scrivere sulla causale del bonifico?

 
23 Giu 2016 Bruno Suppo

L’anno scorso ho fatto sostituire la caldaia, ho fatto il bonifico come richiesto per accedere alle detrazioni ecc… risultato ho pagato 290 euro di IVA e mi hanno rimborsato 100 euro.
Se mi fossi fatto fare il lavoro in nero avrei risparmiato 190 euro, quasi il doppio di quello che mi hanno rimborsato.
Domanda: Ci vuole tanto a capire che questo sistema è idiota? Ci vuole tanto a capire che, se davvero si volesse combattere l’evasione fiscale, si dovrebbe creare il conflitto di interessi tra venditore ed acquirente in modo che all’acquirente CONVENGA pretendere la fattura e/o ricevuta fiscale?
Se davvero si volesse combattere l’evasione fiscale….

 
27 Giu 2016 Gianni

…e se il donante fosse un genitore che vuol donare una somma al proprio figlio, mediante un “giroconto” su un c/c intestato ad entrambi, dovrebbe comunque fare la dichiarazione?