Ristrutturazione: le distanze dal vicino vanno rispettate
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20 Giu 2016
 
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Ristrutturazione: le distanze dal vicino vanno rispettate

Ogni volta che c’è un aumento della volumetria di un immobile bisogna comunque rivalutare il rispetto delle distanze minime dal confine con la proprietà del vicino.

 

Con la scusa di una ristrutturazione, non si può avvicinare il proprio immobile a quello del vicino violando le distanze minime dal confine previste dalla normativa del codice civile. Tutte le volte, infatti, in cui viene aumentata la volumetria di un immobile, bisogna valutare se, anche a seguito dei lavori, vengono rispettate le distanze dalla proprietà del vicino. A chiarirlo è la Cassazione con una recente sentenza [1].

 

La Corte ricorda che tutte le volte in cui si è in presenza di un ampliamento volumetrico non si può parlare né di ristrutturazione, né di ricostruzione, bensì solo di nuova costruzione, e in quanto tale deve sottostare alla normativa sulle distanze vigente al momento dell’edificazione.

 

 

Ristrutturazione, ricostruzione, nuova costruzione: che differenza c’è?

Le Sezioni Unite della Cassazione [2] hanno chiarito l’importante differenza tra ristrutturazione, ricostruzione e nuova costruzione. In particolare si ha:

 

  • ristrutturazione: quando gli interventi comportano modifiche solo agli spazi interni e, pertanto, lasciano inalterati i componenti essenziali dell’edificio quali i muri perimetrali, le strutture orizzontali e la copertura;
  • ricostruzione: quando i componenti essenziali dell’edificio preesistente siano venuti meno a causa di un evento naturale o per una volontaria demolizione e l’intervento consista nel loro esatto ripristino, senza alcuna variazione rispetto alle originali dimensioni dell’edificio, e in particolare senza aumenti della volumetria;
  • nuova costruzione: quando, invece, vi sia una variazione delle originarie dimensioni dell’edificio con aumento della volumetria.

 

Solo nel caso di nuova costruzione, la regolarità del manufatto dovrà essere valutata anche alla luce del rispetto delle norme sui limiti di distanze tra costruzioni.   La ricostruzione dell’immobile non deve costituire quindi un modo per eludere la normativa e consentirne l’edificazione ad una distanza difforme da quella stabilita dalla normativa.

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 9 marzo – 17 giugno 2016, n. 12527
Presidente Vivaldi – Relatore Graziosi

Svolgimento del processo

1. Con atto di citazione del 27 settembre 2001 R.E. e R.M.F. , comproprietari di una casa situata in (…), convenivano davanti al Tribunale di Trento, sezione distaccata di Cavalese, Delict s.a.s. chiedendone – per quanto qui interessa – la condanna a risarcirli quanto alle spese necessarie per il ripristino del loro immobile, staticamente danneggiato da opere di scavo per lavori effettuati in una casa confinante di proprietà della convenuta, denominata Casa M. , nonché a risarcire loro i danni derivanti dalla indisponibilità del loro immobile; chiedevano altresì la condanna di controparte a demolire o ad arretrare la porzione del nuovo immobile costruito e collocato, rispetto alla proprietà attorea, a distanza inferiore a quella imposta dalla normativa vigente, con correlato risarcimento dei danni.
Si costituiva Delict s.a.s., resistendo alle domande attoree e proponendo domande riconvenzionali, tra le quali l’accertamento che essa era la proprietaria esclusiva della parte della casa Rossi realizzata sulla sua proprietà e, in subordine, che essa aveva acquistato per usucapione il diritto di mantenere il nuovo edificio ad una distanza

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[1] Cass. sent. n. 12527/16 del 17.06.2016.

[2] Cass. S.U. sent. n. 21578/2011.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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