Niente mobbing per i rimproveri e i conflitti sul lavoro
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21 Giu 2016
 
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Niente mobbing per i rimproveri e i conflitti sul lavoro

Un semplice disagio sul posto di lavoro, dovuto a conflitti interpersonali tra il dipendente e i superiori o il datore di lavoro, non fanno scattare il mobbing.

 

Non basta una semplice situazione di disagio lavorativo o di conflitto sul luogo di lavoro con i superiori per far scattare il mobbing; sono necessarie invece una serie di condotte persecutorie e discriminatorie, poste con lo scopo di emarginare il lavoratore, e non invece i normali conflitti interpersonali nell’ambiente lavorativo, causati da antipatia, sfiducia o scarsa stima professionale. È quanto chiarito dal Tribunale di Ascoli Piceno con una recente sentenza [1].

 

Nel caso di specie è stata respinta la richiesta di risarcimento, a titolo di mobbing, da parte di una segretaria, licenziata per riduzione del personale. La donna, oltre a impugnare il licenziamento, aveva lamentato i continui demansionamenti cui era stata sottoposta, nonché i costanti rimproveri che era costretta a subire.

 

Anche se il giudice accerta che il dipendente ha lavorato in un contesto lavorativo a lui ostile, con conseguenti forti disagi, non bastano questi elementi a far scattare il mobbing se non sono caratterizzati da un intento vessatorio o persecutorio. In altre parole – conclude la sentenza in commento – non si può parlare di condotta mobbizzante tutte le volte in cui i fatti dedotti dal dipendente – pur se idonei, singolarmente presi, a manifestare episodi di conflitto sul luogo di lavoro – non consentono di individuare il carattere unitariamente persecutorio e discriminante nei suoi confronti del complesso delle condotte poste in essere sul luogo di lavoro.


La sentenza

Tribunale di Ascoli Piceno – Sezione Lavoro – Sentenza 4 marzo 2016 n. 77

REPUBBLICA ITALIANA
NEL NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE DI ASCOLI PICENO – GIUDICE DEL LAVORO
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
con motivazione contestuale letta in udienza
nel procedimento deciso all’udienza del 4.3.2016
PROMOSSO DA
Fi.Fe.
avv.ti AL.Pi., BI.Co. e ME.Ma.,
Via (…) – Ascoli Piceno
CONTRO
CE. Snc
avv. LU.An., V.le (…) – San Benedetto del Tronto
OGGETTO: ricorso ex art. 414 c.p.c.
CONCISA ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE (artt. 132 comma 2 n. 4, 429 c.p.c. e 118 disp. att. c.p.c.)

Con ricorso ex art. 414 c.p.c. depositato in data 4.9.2009, Fi.Fe., già dipendente di CE. Snc a far data dal 23.2.2006 (ed asseritamente senza regolare contratto di lavoro dal 30.1.2006 al 22.2.2006), conveniva in giudizio detta società impugnando il licenziamento comunicatole con nota del 30.6.2008 per giustificato motivo oggettivo (con riferimento alla soppressione del suo posto di lavoro ed alla riduzione del personale imposta dalla critica situazione finanziaria dell’azienda e dalla necessità di riorganizzare gli uffici), deducendone il carattere discriminatorio e

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[1] Trib. Ascoli Piceno, sent. n. 77/2016 del 4.03.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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