Difetto di legittimazione passiva: eccezione in ogni stato e grado
Lo sai che?
21 Giu 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Difetto di legittimazione passiva: eccezione in ogni stato e grado

Il convenuto può negare di essere legittimato passivo in ogni fase del giudizio: non c’è decadenza perché si tratta di mera difesa.

 

Chi è stato citato in causa può far rilevare la sua estraneità al giudizio (cosiddetto difetto di legittimazione passiva) in qualsiasi momento del processo, anche in appello o in Cassazione. Non ci sono termini di scadenza per quella che è una normale difesa della parte.

Quando l’attore, infatti, cita un soggetto in causa deve fare attenzione a chiamare solo chi è tenuto a rispondere del diritto rivendicato innanzi al giudice e non altre persone del tutto estranee. Il convenuto, pertanto, può sempre far rilevare questo errore commesso dall’attore. Anzi, detto errore può essere rilevato anche dal giudice, senza bisogno di una esplicita segnalazione della parte interessata.

 

È quanto ha appena ricordato la Cassazione con una sentenza di poche ore fa [1], in linea con il cambio di interpretazione inaugurato quest’anno dalle Sezioni Unite (sentenza allegata a fine articolo [2]). La Corte – detto in termini tecnici – ha specificato che l’eccezione di difetto di legittimazione passiva può essere sollevata dal convenuto in ogni stato e grado, senza limiti di decadenza. Questo perché non si tratta di un’eccezione in senso stretto, ma di una semplice difesa.

Inoltre la mancanza di titolarità, attiva o passiva, del rapporto controverso è rilevabile di ufficio dal giudice se risultante dagli atti di causa.

 

Quest’anno la Suprema Corte ha ritenuto di dover chiarire un principio fondamentale nell’ambito del contraddittorio processuale: le contestazioni del convenuto circa la titolarità del rapporto controverso hanno natura di mere difese, proponibili in ogni fase del giudizio. Anche l’eventuale contumacia o tardiva costituzione non può assumere alcun valore di ammissione né può alterare la ripartizione degli oneri probatori. Restano ovviamente ferme le eventuali preclusioni maturate per la prova dei fatti impeditivi, modificativi od estintivi della titolarità del diritto non rilevabili dagli atti [3].

 

Per chi non mastica il linguaggio forense, tutto questo si traduce nel seguente modo: chiunque sia stato citato in un giudizio e ritenga di non essere lui il soggetto contro il quale andava avviata l’azione, può farlo notare al giudice in qualsiasi momento del processo, anche se in precedenza non lo ha fatto. Benché, infatti, il rito civile sia caratterizzato da “preclusioni” per le difese (scadute determinate fasi della causa, alcune attività non sono più possibili), la contestazione in commento non ha “scadenze”.

 

Pertanto si può benissimo contestare l’errore dell’attore nell’aver citato in causa la persona sbagliata e lo si può fare benissimo, anche per la prima volta, in appello o in Cassazione. Se, tuttavia, il convenuto vuol esibire delle prove a dimostrazione della propria estraneità alla causa dovrà rispettare i termini processuali per il deposito dei documenti o la richiesta di escussione di testimoni: per queste attività, infatti, restano ferme le preclusioni.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza24 febbraio – 21 giugno 2016, n. 12729
Presidente Chiarini – Relatore Graziosi

Svolgimento del processo

1. Con sentenza del 3 marzo 2007 il Tribunale di Forlì accoglieva domanda di risarcimento di danni derivati da un sinistro stradale del 19 dicembre 1998 proposta da B.P. (cittadina romena residente in Italia) nei confronti di Fondiaria SAI S.p.A. quale rappresentante del F.G.V.S., danni che l’attrice avrebbe riportato in quanto trasportata su un’auto di cui le era ignoto il conducente, auto che era non identificabile, essendone risultati falsi la targa, la carta di circolazione, la carta verde e i documenti assicurativi.
Avendo Fondiaria SAI S.p.A. proposto appello contro tale sentenza, la Corte d’appello di Bologna, con sentenza del 12 marzo-18 aprile 2013) lo respingeva, ritenendo tra l’altro tardiva una eccezione proposta dall’appellante nella conclusionale di secondo grado, relativa al proprio difetto di legittimazione passiva per essere stato il sinistro causato da un veicolo con targa straniera rubata, il quale peraltro – secondo l’appellante – non sarebbe stato veicolo sconosciuto, bensì veicolo abitualmente stazionante nel territorio dello Stato che gli aveva rilasciato la targa, la Francia, per cui l’azione avrebbe

Mostra tutto

[1] Cass. sent. n. 12729/2016.

[2] Cass. S.U. sent. n. 2951/2016.

[3] Del resto la titolarità della posizione soggettiva, attiva o passiva, vantata in giudizio è un elemento costitutivo della domanda ed attiene al merito della decisione, sicché spetta all’attore allegarla e provarla, salvo il riconoscimento, o lo svolgimento di difese incompatibili con la negazione, da parte del convenuto.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti